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Noi contro gli Usa PDF Stampa E-mail
Scritto da lastampa.it   
Venerdì 09 Marzo 2018 00:53


Per ora è questione di dazi

Tra Stati Uniti ed Europa i toni sono già da guerra commerciale. E alla vigilia del piano con cui Bruxelles intende contrastare i dazi su acciaio e alluminio annunciati da Donald Trump, il presidente americano rende ancor più rovente il clima: «La Ue è stata particolarmente dura con gli Stati Uniti. Hanno reso impossibile vendere lì alcuni nostri prodotti come le automobili. Una situazione molto ingiusta. Questo non accadrà mai più».
Intanto a dare un altro scossone alla Casa Bianca sono le dimissioni del consigliere economico del presidente Usa, Gary Cohn. L’ex banchiere di Goldman Sachs, che è stato l’architetto principale del taglio delle tasse fortemente voluto dal tycoon, guidava all’interno dello staff presidenziale l’ala globalista, quella contraria a una stretta generalizzata sulle importazioni alzando in maniera indiscriminata dazi e tariffe. Alla fine Cohn ha perso il braccio di ferro con i `falchi´ come il consigliere per le politiche commerciali di Trump, Peter Navarro.
«Gary ha fatto un lavoro superbo nel portare avanti la nostra agenda, aiutando a mettere a punto uno storico taglio delle tasse e a rimettere in moto ancora una volta l’economia americana», ha affermato il presidente Trump. Ora Cohn dovrebbe lasciare nelle prossime settimane e unisce il suo nome all’elenco di consiglieri di alto profilo dello staff di Trump che hanno di recente abbandonato la Casa Bianca, l’ultima in ordine di tempo è stata la potente direttrice della comunicazione e fedelissima del tycoon Hope Hicks.
Con l’Europa, dunque, sembra proprio si sia a un passo dallo scontro vero e proprio. E ha un bel dire il segretario al tesoro americano, Steven Mnuchin, che gli Usa non cercano il muro contro muro. Quelle di Trump sono parole che non lasciano dubbi sulle intenzioni di portare avanti una politica fortemente protezionistica, nonostante l’insistente pressing sulla Casa Bianca per scongiurare il peggio.
«A volte le guerre commerciali non sono così male», spiega Trump senza tanti giri di parole, ribadendo con forza: «Metteremo i dazi su acciaio e alluminio, non abbiamo altra scelta per proteggere i nostri lavoratori e le nostre imprese». Perché, torna a denunciare, «per decenni altri Paesi si sono avvantaggiati a discapito degli Stati Uniti, ora basta».
E pazienza se anche gran parte dell’establishment del partito repubblicano americano esprime grande preoccupazione, a partire dai leader di Camera e Senato, Paul Ryan e Mitch McConnell. La firma della stretta di Trump è ormai attesa entro la settimana.
Così Bruxelles si prepara a rispondere con misure che rappresentano una vera e propria ritorsione. Sul tavolo della Commissione Ue c’è già una lista di prodotti `made in Usa´ da colpire, per un totale di 2,8 miliardi di euro, ossia tanto quanto i preannunciati dazi Usa al 25% e 10% impatterebbero sull’acciaio e alluminio europeo. La volontà europea è di ottenere il massimo impatto non solo economico ma anche politico, a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, quando verrà rinnovata gran parte del Congresso. Così si punta a penalizzare le importazioni di iconici brand come Levi’s o Harley Davidson, passando per il Bourbon.
In particolare, secondo le indiscrezioni, i dazi Ue colpiranno tre settori: agroalimentare, acciaio e altro, ognuno per circa un terzo del valore. Pronti anche una clausola di salvaguardia, nel caso l’acciaio Usa a basso costo invada il mercato Ue, e un ricorso davanti all’Organizzazione mondiale del commercio, su cui l’Ue si sta coordinando con altri Paesi come il Canada. Le misure Ue scatteranno solo se gli Usa faranno scattare le loro.
Il centrodestra ottiene 260 deputati, seguito dal Movimento 5 Stelle che se ne aggiudica 221. La quota più consistente va al Movimento 5 Stelle, primo partito italiano grazie al 32,66% delle preferenze che equivalgono a 133 deputati; sommati agli 88 vinti con il meccanismo uninominale, il movimento fondato da Beppe Grillo raggiunge quota 221.
Per quanto riguarda il centrosinistra, il Pd ottiene il 18,7% dei voti, che equivalgono a 86 seggi del proporzionale; due seggi per Svp. Nessuno seggio arriva dalle liste alleate (+Europa, Civica popolare e Insieme). Il conteggio totale dei seggi conquistati dal centrosinistra, con i 24 collegi uninominali, è di 112 deputati.
Gli ultimi 14 seggi assegnati col sistema porporzionale vanno a Liberi e Uguali, che pur avendo perso tutti gli scontri nei collegi uninominali, recupera i propri esponenti di spicco, tra cui Laura Boldrini e Pier Luigi Bersani.
Vediamo ora com'è andata la ripartizione dei seggi al Senato. I Cinque Stelle si confermano primo partito con 112 senatori (44 all'uninominale e 68 al proporzionale). La coalizione di centrodestra raggiunge i 135 seggi così suddivisi: 37 alla Lega, 33 a Forza Italia e 7 a Fratelli d'Italia, più i 58 ottenuti all'uninominale. Il Pd ne guadagna 43 e il Svp-Patt uno, che sommati ai 13 già assicurati, portano il centrosinistra a 57. Liberi e Uguali ottiene 4 seggi.


 

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