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Così voglio la Siria PDF Stampa E-mail
Scritto da lastampa.it   
Giovedì 05 Luglio 2018 00:05


Il piano Trump per la spartizione (e il controllo del petrolio tramite i curdi)

La Siria sarà al centro del colloqui nel vertice fra Donald Trump e Vladimir Putin a Helsinki il 15 luglio. Secondo il Frederic Hof, ex consigliere del Dipartimento di Stato per la transizione in Siria, citato dalla Nezavisimaia Gazeta, il presidente americano sarebbe pronto a ritirare le truppe americane dal Nord-Est della Siria, dove stazionano oltre 2000 militari, e in cambio otterrebbe il ritiro dei consiglieri iraniani e delle milizie sciite libanesi e irachene dal Sud-Ovest, vicino al confine con Israele.
Fascia di sicurezza di 80 km 
Il possibile accordo, con la creazione di una zona cuscinetto profonda 80 chilometri, senza “presenza iraniana”, è stato anticipato anche da media israeliani come Haaretz e Jerusalem Post, ed è stato discusso dal premier Benjamin Netanyahu con Putin e Trump nei suoi incontri bilaterali con i leader delle due potenze. Mosca avrebbe garantito a Netanyahu che non interferirà con eventuali raid israeliani su postazioni militari iraniane, in caso di mancato rispetto degli accordi.
Assad avanza nel Sud-Ovest, 270 mila sfollati 
L’evoluzione sul terreno è altrettanto rapida. Le truppe di Bashar al-Assad hanno conquistato quasi tutta la provincia di Daraa, nel Sud-Ovest, e sono ora a soli tre chilometri dal posto di frontiera di Nasib, il più importante con la Giordania, dove passa l’autostrada Damasco-Amman. I ribelli dell’Esercito libero siriano si sono arresi in massa, mentre i jihadisti vicini ad Al-Qaeda si sono sostati nella parte occidentale della provincia e in quella di Quneitra, a ridosso del Golan. Le operazioni e i raid hanno causato però oltre 270 mila sfollati, ammassati alla frontiera.
Le mosse dello Ypg 
Per questo Israele, oltre ad aver inviato rinforzi nel Golan, ha chiesto garanzie a Washington e Mosca. Ma l’evoluzione diplomatica e militare ha messo in allarme anche i curdi dello Ypg, che costituiscono gran parte delle Forze democratiche siriane e sono sostenuti dagli Stati Uniti. Una delegazione è arrivata a Damasco nelle scorse settimane e ha concluso con il regime una bozza di accordo per una eventuale “riconciliazione”.
I punti della “riconciliazione” 
Il pre-accordo con prevede che le Forze democratiche siriane (80 per cento curdi) siano integrate nelle forze armate regolari. Ai combattenti saranno riconosciuti gli anni passati nelle file delle Sdf, come se avessero fatto il militare, e quindi la maggior parte potranno tornare a casa. I simboli del Pkk/Ypg, come i ritratti di Abdullah Ocalan, saranno rimossi. I posti di frontiera di Tal Kojar e Simalka, a confine con l’Iraq, e Al-Darbasiyah e Ras Al-Ayn, alla frontiera turca, passeranno sotto controllo dell’esercito. Ai curdi sarà concesso l’uso del curdo come seconda lingua ufficiale e nelle scuole. Al ministero del petrolio siederà un rappresentante curdo.
Garanzie nei confronti della Turchia 
Fonti vicine al governo di Damasco sostengono che l’accordo sarà applicato in parte già nei prossimi giorni, con pattuglie congiunte fra Ypg ed esercito regolare nella città di Hasakah, dove è sempre rimasto presente un contingente dell’esercito regolare. Il pre-accordo serve ai curdi dello Ypg come garanzia in caso di ritiro americano, ma anche come mezzo di pressione nei confronti di Washington, in modo da avere protezione anche dagli Stati Uniti nei futuri equilibri in Siria, specie nei confronti delle minacciate operazioni da parte della Turchia.

 

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