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E la Germania resiste PDF Stampa E-mail
Scritto da wallstreeitalia.com   
Giovedì 05 Luglio 2018 00:11


Ma siamo quasi all'arrulameno del Volksturm

Complice lo schiarirsi del cielo sopra Berlino e l’intervento provvidenziale della Banca centrale cinese, le Borse europee tentano di rimbalzare nella seconda seduta del terzo trimestre, con l’indice paneuropeo che scambia in rialzo. La maggior parte dei settori e anche le principali piazze europee registrano una variazione percentuale positiva dopo i cali generalizzati di ieri. Aiuta la notizia di un accordo raggiunto dalla coalizione al governo in Germania sulla gestione dei migranti e sull’istituzione di “aree di transito” nel paese dedicate ai richiedenti asilo. Dopo diverse ore a colloquio con la Cancelliera Angela Merkel, il ministro degli Interni Seehofer – che aveva minacciato di rassegnare le dimissioni – ha deciso di rimanere al suo posto.
I mercati finanziari rimangono sempre preoccupati per l’impatto della sfida commerciale tra Usa e resto del mondo: il timore è che la disputa a colpi di dazi possa deragliare la ripresa economica coordinata che si è vista negli ultimi tempi. Il 6 luglio entreranno in vigore le tariffe Usa su 34 miliardi di dollari di prodotti importanti dalla Cina, che a sua volta risponderà con delle contromisure. L’indice MSCI della regione Asia Pacifico – extra Giappone – perde l’1,4%. Guardando alle performance nel 2018, si scopre che uno dei migliori investimenti dell’anno sarebbe stato sinora quello in future legati al petrolio.
Sui mercati valutari si segnala un improvviso ribasso dello yuan. Non si sa quanto dovuto alle iniziative della banca centrale, quanto alle tensioni commerciali o agli ultimi dati macro. Fatto sta che dopo che la PBOC ha manipolato il fixing, facendolo scendere di ben 340 pips su livelli inferiori alle attese (a 6,6497 yuan per ogni dollaro da 6,6157), lo yuan ha subito un brusco calo oltrepassando un livello tecnico chiave in area 6,70. Ormai il dollaro Usa punta all’area successiva di 6,73 yuan.
La contrazione subita nello spazio di appena 24 ore è un andamento che non si era visto nemmeno all’apice del periodo di svalutazione dello yuan nell’estate del 2015 e nemmeno nei momenti di panico di inizio 2016. A contribuire alla negatività sono gli ultimi dati macro pubblicati nella seconda economia del pianeta, con l’indice PMI che ha evidenziato un rallentamento della crescita, mentre la domanda per le esportazioni è scesa in fase di contrazione.

 

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