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Yankee go home! PDF Stampa E-mail
Scritto da gliocchidellaguerra.it   
Venerdì 22 Marzo 2019 00:16


Altro che Venezuela!

Lo scontro fra Germania di Angela Merkel e gli Stati Uniti di Donald Trump è sempre più intenso. E la pietra dello scandalo è ancora una volta Richard Grenell, l’ambasciatore ultra trumpiano inviato dalla Casa Bianca a Berlino per rappresentare gli Usa, ma soprattutto per infliggere anche un vero e proprio colpo all’immagine della Cancelliera tedesca.

Lo scopo sembra averlo raggiunto, visto cosa sta accadendo in questi giorni nella capitale tedesca. Con il vicepresidente del Bundestag, Wolfgang Kubicki, che ha chiesto addirittura di considerare l’ambasciatore Usa “persona non grata”. Parole di fuoco che, unite alle risposte di Frau Merkel nei confronti delle frasi di Grenell sui rapporti fra Germania e Cina, dimostrano che lo scontro fra le due potenze è sempre pi elevato. E il fatto che sia stato evocata per la prima volta l’espulsione del diplomatico americano da parte di un altissimo esponente della politica tedesca, è un segnale molto inquietante sul futuro (ma anche sul presente) delle relazioni fra l’amministrazione Trump e il governo Merkel.

Kubicki ha utilizzato termini che vanno ben al di là sei semplici canoni della diplomazia: “Chi, da diplomatico americano, si comporta come commissario di una potenza d’occupazione deve sapere che la nostra tolleranza conosce anche dei limiti”. E a Focus Online ha dichiarato: “Noi siamo un Paese sovrano e non dobbiamo dare l’impressione che gli ambasciatori di altri Paesi possano determinare la nostra politica interna”. Mentre Carsten Schneider, esponente del Spd, ha definito Grenell “un caso di avaria diplomatica totale”.

Lo scontro di queste ore è dovuto alle ultime esternazioni dell’ambasciatore americano, che ha accusato il governo tedesco di non perseguire gli stessi obiettivi finanziari dell’Alleanza atlantica. L’obiettivo Nato per il 2% del Pil da destinare alle spese per la difesa, è ben lontano dal piano proposto dal ministro delle Finanze Olaf Scholz. “I membri dell’Alleanza avevano concordato di avvicinarsi al 2% entro il 2024 e non di allontanarsene”, ha detto Grenell, aggiungendo: “Che il governo federale pensi invece di ridurre il suo contributo, già di per sé inaccettabile, all’efficienza operativa militare è un segnale preoccupante”. E il motivo è che nel bilancio previsto dal ministro, la quota di prodotto interno lordo per la difesa aumenta in questi prossimi anni solo per arrivare all’1,37% per poi ridursi all’1,25% entro il 2023.

 

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