Ricerca

Dossier Ricerca

Partner

orion

Centro Studi Polaris

polaris

 

rivista polaris

Agenda

<<  Ottobre 2019  >>
 Lu  Ma  Me  Gi  Ve  Sa  Do 
   1  2  3  4  5  6
  7  8  910111213
14151617181920
21222324252627
28293031   

NOEVENTS

Altri Mondi

casapound
Comunità solidarista Popoli
L'uomo libero
vivamafarka
foro753
2 punto 11
movimento augusto
zetazeroalfa
la testa di ferro
novopress italia
Circolo Futurista Casalbertone
librad

Sondaggi

Ti piace il nuovo noreporter?
 
Dedicato agli sciuscià PDF Stampa E-mail
Scritto da gliocchidellaguerra.it   
Mercoledì 10 Aprile 2019 00:26


Ovvero a tutti i germanofobi che sognano di essere la nuova Gladio

Tra la Germania di Angela Merkel e gli Stati Uniti di Donald Trump lo scontro è ormai una costante. E il divario fra i due Stati appare sempre più difficile da colmare. Perché è chiaro che ci troviamo di fronte alla sfida di due potenze che seguono una linea strategica del tutto conflittuale.
Troppe le divergenze sui punti chiave. E a questo punto lo scontro appare inevitabile almeno fino alle prossime elezioni europee, dal momento che per la Cancelliera e il presidente significheranno un passaggio importantissimo per capire se sarà confermata o ribaltata la leadership dell’asse franco-tedesco in Europa.
A Trump non è mai piaciuta la politica della Germania. Il surplus commerciale tedesco rappresenta un vero e proprio problema per l’amministrazione americana. E la minaccia dei dazi alle auto americane è servita agli Stati Uniti proprio come monito nei confronti di Berlino. Ma il commercio è solo uno dei tanti punti in cui l’agenda tedesca e americana collidono. E in questi mesi, al problema industriale, si sono aggiunti anche gas e difesa. Problemi atavici che per solo adesso, con l’arrivo di Trump alla Casa Bianca, sono esplosi in tutto il loro vigore.

Per gli Stati Uniti il concetto è chiaro: se la Germania vuole continuare ad avere la protezione Usa non deve più alimentare l’asse energetico con la Russia. Asse che ha trasformato il Paese europeo nell’hub del gas russo nel Vecchio Continente in particolare attraverso il Nord Stream e il suo progetto di raddoppio. Secondo Washington, quel raddoppio, il cosiddetto Nord Stream 2, rappresenta una vera e propria sfida geopolitica, che consegnerebbe le chiavi del mercato del gas europeo alla Russia. Ma la politica tedesca non la pensa certamente come quella statunitense, e lo conferma l’assoluta coerenza delle linee guida di tutti i governi della Germania sulla politica di apertura e sostegno al gas russo.

La conferma è arrivata anche in questi giorni, quando il ministro dell’Energia russo, Aleksander Novak, ha incontrato il ministro tedesco per l’Economia e l’Energia, Peter Altmaier, per discutere proprio di contratti nel settore energetico e sulla realizzazione del Nord Stream 2. Come confermato dal ministero russo: “I ministri hanno avuto una conversazione costruttiva e hanno discusso diverse questioni relative alla cooperazione bilaterale in materia di energia, tra cui la realizzazione del progetto del Nord Stream 2 e la cooperazione le società dei due Paesi sul Gnl e l’energia elettrica”. L’importanza della pipeline è enorme: trasporterà 55 miliardi di metri cubi di gas russo in Germania e da lì in Europa. E, scavalcando i Paesi del Gruppo di Visegrad per preferire i fondali del Baltico, di fatto rappresenterebbe la blindatura di un asse diretto fra Mosca e Berlino.
Proprio per questo motivo, le critiche dagli Stati Uniti non sono mancate. La Germania ha sfidato gli Usa su tre fronti: produzione industriale, budget per la difesa sotto alla soglia del 2% e gas. E lo ha ribadito anche il vice presidente Usa Mike Pence in una conferenza tenuta all’Atlantic Council per i 70 anni della Nato.

Come ha sottolineato il quotidiano tedesco Die Welt, Pence ha dedicato “ben due minuti” in tutto il discorso a criticare esclusivamente la Germania. E a Washington, l’idea che la nazione più ricca dell’Europa spenda in proporzione pochissimo per la difesa, è un fatto che non può essere accettato.
Il discorso di Pence è stato chiaro: per la Casa Bianca, Berlino trae un vantaggio dalla protezione degli Stati Uniti, ma la Germania “ancora si rifiuta di investire il necessario 2% del Pil per la nostra difesa comune”. Inoltre, per Washington è assolutamente doveroso che la Germania si svincoli dal gas russo riflettendo sul fatto che “per la prima economia d’Europa è inaccettabile continuare a ignorare il pericolo di un’aggressione russa”. Parole che sono state forzatamente altisonanti. Nessuno sospetta un’aggressione russa verso ovest e verso il confine tedesco. Ma il segnale lanciato da Oltreoceano è chiaro: la Germania è nel mirino. E Merkel e Trump rischiano ora di scatenare una vera e propria sfida fra potenze che coinvolgerà, inevitabilmente, tutto il mondo. E l’Italia non è detto sia esclusa.

 

Noreporter
- Tutti i nomi, i loghi e i marchi registrati citati o riportati appartengono ai rispettivi proprietari. È possibile diffondere liberamente i contenuti di questo sito .Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto la licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs-NonCommercial 1.0 che ne esclude l'utilizzo per fini commerciali.I testi dei vari autori citati sono riconducibili alla loro proprietà secondo la legacy vigente a livello nazionale sui diritti d'autore.