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Usa in spiegamento PDF Stampa E-mail
Scritto da Paolo Mauri x gliocchidellaguerra.it   
Giovedì 16 Maggio 2019 00:43


Cosa ci fanno quegli S-300 ?

Agli inizi di maggio è comparso un Tweet di un appassionato di armi e Forze Armate, un cosiddetto spotter ovvero qualcuno che scova online e non solo i movimenti di truppe e armamenti in giro per il mondo, di una foto satellitare, catturata da Google Earth, che mostra una batteria di S-300 in posizione operativa.
La foto satellitare non è stata presa sulla Crimea, la Siria o l’Iran, bensì sugli Stati Uniti e, come scrive l’autore del post, è la ripresa di un poligono americano, probabilmente in zona semi-desertica come si può osservare dalla immagini.
Il Tweet, nonostante sia stato cancellato quasi subito dall’utente, ha fatto in tempo a girare sul web ripreso da al-Masdar News e da Rt Russia, ed ha destato molto scalpore soprattutto in quel di Mosca.
Ma cosa ci fa una batteria di S-300, i missili da difesa aerea di fabbricazione russa, in un poligono negli Stati Uniti? Prima di fare alcune considerazioni in questo senso andiamo a vedere cosa ha catturato il passaggio del satellite.
Cosa si vede nell’immagine satellitare?
La fotografia evidenzia due semirimorchi Tel (Transporter Erector Launcher) del tipo 5P85 e due complessi del sistema radar di controllo del fuoco 30N6 “Tomb Stone” che ha una portata di 300 chilometri e può rilevare 100 bersagli ingaggiandone contemporaneamente sei. Entrambe le dotazioni fanno parte del sistema S-300 nella versione Pmu, la stessa in dotazione a Ucraina.
Purtroppo l’immagine satellitare non fornisce altri dati che avrebbero aiutato sia ad identificare esattamente la versione di S-300, sia l’esatta localizzazione geografica, che risulta, come già detto, essere una zona quasi desertica degli Stati Uniti come ce ne sono tante in Nevada, Arizona o California, tutte sedi di importanti poligoni Usa.


Una traccia che porta in Ucraina
Rispondiamo ora alla domanda principale: cosa ci fanno gli S-300 negli Stati Uniti? Le batterie di S-300 sono in dotazione a Paesi che ora gravitano nell’orbita americana, tra cui appunto l’Ucraina, ed è proprio a Kiev che conduce la pista che spiega il dispiegamento dei missili antiaerei russi nel poligono Usa.
Lo scorso dicembre, infatti, sempre un attento spotter, aveva notato che un velivolo cargo battente bandiera ucraina, un Il-76, aveva scaricato nella base dell’Ang (Air National Guard) di Salt Lake City, in Utah, dei componenti radar non meglio specificati. Curiosamente quel volo, identificato via transponder per un Boeing 737 della Dniproavia, era parecchio al di fuori delle rotte percorse dalla compagnia ucraina: nessun 737 sarebbe in grado di raggiungere il continente americano senza scalo, come apparso dalla sua traccia radar, e soprattutto la Dniproavia non ha rotte da e per gli Stati Uniti.
Interpellata la Ang da parte di The War Zone in merito alla presenza dell’Ilyushin Il-76 nella parte militare dell’aeroporto internazionale di Salt Lake City, il portavoce ha riferito che il 151esimo stormo stava “provvedendo a fornire assistenza per lo scarico di assetti radar procurati da contratto con la Hill Air Force Base”, base situata 25 miglia a nord rispetto all’aeroporto in cui è atterrato il cargo ucraino.
Le fotografie che sono circolate online che riprendono lo scarico dell’Ilyushin non sono abbastanza nitide e ingrandite per poter con certezza confermare che la componentistica radar scaricata fosse quella di un S-300, ma alla luce di quanto scoperto recentemente e soprattutto vista la provenienza, il fatto che lo siano diventa più di un mero sospetto.


Perché gli Usa hanno schierato gli S-300 in un poligono?
Gli S-300, soprattutto nelle versioni Pmu e Pt, sono ben conosciuti dagli Stati Uniti e dalle forze della Nato: prima ancora che l’Ucraina venisse attratta nell’orbita americana, una batteria di questi missili era stata venduta alla Grecia ai tempi della crisi di Cipro, negli anni ’90, ma risaliva alle prime versioni.
Gli Stati Uniti hanno anche potuto mettere le mani sul sistema S-300 grazie alla Bulgaria che è diventata partner della Nato, ma anch’essa non è dotata del più moderno S-300Pmu-1, molto simile al Pmu-2 che è stato venduto alla Cina, all’Azerbaijan, all’Algeria e all’Iran.
Ed è proprio pensando all’Iran che ci spieghiamo la presenza di una batteria di S-300 in posizione operativa, quindi con i canister dei missili ed i radar i posizione eretta come evidenziato dalla ripresa satellitare recentemente messa in circolazione.
Non è un’ipotesi peregrina quella che vedrebbe i sistemi missilistici, operati da personale ucraino, essere stati coinvolti in esercitazioni contro i vari velivoli dell’Usaf come F-35 ed F-22 – ma anche F-15 ed F-16 – per testarne l’efficacia, e quindi per individuare tutte le debite contromisure da porre in essere in caso di attacco a Teheran, al riparo da occhi e orecchie indiscrete all’interno di un poligono.
Non solo. Anche il Venezuela, ultimo teatro di crisi che sta vedendo contrapporsi sempre più spigolosamente la Russia e gli Stati Uniti, ha in dotazione gli S-300 nella loro versione V da esportazione, che prende il nome di Antey 2500, e pertanto non è nemmeno da escludere che le esercitazioni condotte siano state fatte anche con l’obiettivo di eliminare la minaccia dei missili antiaerei di Caracas.

 

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