Mentre l'Europa gattona Stampa
Scritto da huffingtonpost.it   
Lunedì 15 Luglio 2019 00:14


Si fanno e disfano alleanze in cerca dell'equilibrio mondiale

Altro che “patto Putin-Italia”. Per il Sud dell’Europa e per “sfondare” sul fronte Nato, lo “Zar” di Mosca ha scelto il “Sultano” di Ankara. Riarmandolo alla grande.
Il processo di consegna del sistema missilistico russo di difesa antiaerea S-400 alla Turchia, iniziato stamani, continuerà nei prossimi giorni. I primi missili sono arrivati nella base di Murted Hava, 35 km a nord ovest della capitale Ankara. “La consegna del primo gruppo di equipaggiamenti del sistema S-400 alla base aerea di Murted ad Ankara è cominciata con successo”, scrive in una nota la Difesa che ha firmato il contratto per gli S-400 con la russa Rosoboronexport, sottolineando che saranno poi “le autorità competenti” a decidere “come verrà utilizzato”. Secondo i media locali, per l’installazione e la piena operatività dei missili bisognerà attendere almeno fino a ottobre.

Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha difeso la decisione, sostenendo che serve a garantire la sicurezza nazionale ed è stata presa alla luce della sovranità del Paese. L’acquisto da parte della Turchia ha suscitato una dura reazione degli Usa, che hanno minacciato di imporle sanzioni ed escluderla dal programma dei cacciabombardieri F-35, di cui Ankara vorrebbe acquisire oltre cento esemplari.
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha commentato affermando che “tutto si sta svolgendo nel pieno rispetto degli accordi e dei contratti firmati, tutti gli obblighi vengono rispettati”. L’agenzia ha anche citato una fonte diplomatica-militare russa dicendo che un altro aereo porterà altre parti per il sistema missilistico in Turchia “nel prossimo futuro”, mentre una terza consegna con 120 missili sarà spedita via mare, «probabilmente alla fine dell’estate». Non è noto quando il sistema di difesa sarà dispiegato o quando sarà operativo. “Sarà operativo in una maniera definita della autorità competenti, una volta che sarà completamente pronto”, ha detto il presidente delle industrie della difesa (Ssb) di Ankara, aggiungendo che le consegne di altre parti proseguiranno «nei prossimi giorni”.

L’allarme scatta alla Nato. “Samo preoccupati per le potenziali conseguenze della decisione della Turchia di acquisire il sistema S-400”, ha affermato un funzionario dell’Alleanza all’agenzia AFP, dopo ripetuti avvertimenti che il sistema russo è incompatibile con le armi alleate.
“Come noto – annota Pietro Batacchi, direttore di RID (Rivista Italiana Difesa) - la questione S-400 ha fatto precipitare ai minimi termini le relazioni tra Ankara e gli Usa, che hanno reagito all’indisponibilità turca a rivedere il procurement del sistema antiaereo russo bloccando il trasferimento degli F-35. La questione è politica, ma anche tecnica poiché tra S-400 ed F-35 c’è un’incompatibilità di fondo. Con il sistema antiaereo russo, infatti, il velivolo dovrebbe volare solo in maniera non stealth poiché rischierebbe altrimenti di essere abbattuto considerando che gli Americani non hanno nessuna intenzione di condividerne i codici di identificazione e temono che la caratterizzazione radar dell’F-35 possa finire ai Russi, che non aspetterebbero altro. A ciò bisogna aggiungere il fatto che l’S-400 non è integrabile nella difesa aerea Nato, di cui la Turchia fa parte”.

Dice ad HuffPost il generale Vincenzo Camporini, già Capo di Stato maggiore della Difesa: “L’acquisizione degli S-400 è un problema tecnico oltre che politico – spiega Camporini-. Gli S-400 sono un sistema della difesa aera, difesa che nella Nato è da sempre completamente integrato. L’eventuale inserimento di un sistema missilistico russo comporterebbe di per sé la compromissione di tutti i dati sensibili della difesa aera dell’Alleanza nei confronti delle forze armate russe”. “Dal punto di vista politico – rimarca ancora Camporini, che nella sua lunga e brillante carriera militare è stato anche capo di Stato maggiore dell’Aeronautica -– questa decisione segna un ulteriore passo nel processo di riavvicinamento tra Ankara e Mosca, il che, vista l’irrisolta situazione ucraina, non può essere considerato accettabile dai Paesi dell’Europa occidentale. Tutto ciò, peraltro, non è che uno degli aspetti della sostanziale rivoluzione della politica estera turca voluta da Erdogan che ha tra l’altro rinunciato alla storica vicinanza con Israele, il tutto vagheggiando un ritorno di Ankara agli splendori dei secoli passati”.

La scelta di Erdogan è soprattutto un “avvertimento politico agli Stati Uniti”, dice ad HuffPost l’ambasciatore Alessandro Minuto-Rizzo, presidente della Nato Foundation Defense College. “Un avvertimento politico – spiega Minuto-Rizzo – che nasce dalla profonda insoddisfazione dei turchi nei confronti di alcune scelte compiute da Washington: una è relativa alla ‘protezione’ offerta dagli Usa a colui che, giusto o sbagliato che sia, Ankara considera l’ispiratore del fallito colpo di stato del luglio 2016: Fethullah Gülen, di cui Erdogan ha chiesto più volte l’estradizione che non è stata concessa dalle autorità americane. L’altro ‘sgarbo’, forse ancora più grave, avvertito come tale dalla leadership turca riguarda il sostegno che gli Stati Uniti continuano ad offrire alle milizie curde in Siria, riconoscendo loro un ruolo importante acquisito sul campo nella guerra contro l’Isis. Ma per Erdogan quello curdo è un nervo scoperto, per lui si tratta di un problema di terrorismo e di minaccia alla sicurezza e all’integrità territoriale della Turchia”.
Il presidente della Nato Foundation Defense College non minimizza la portata del vulnus apertosi tra Washington e Ankara, ma si dice convinto che “gli americani minacciano, fanno la voce grossa ma non credo arriveranno sino ad un punto di rottura con i turchi. A Washington, soprattutto dalle parti del Pentagono, sanno molto bene l’importanza della Turchia sul fronte Sud”.
Secondo Nick Heras del Center for a New American Security, il sistema S-400 “cambia le regole del gioco rispetto alla strategia di difesa aerea della Turchia”. “Dal punto di vista della sicurezza nazionale, la Turchia ha bisogno di un sistema di difesa aerea efficace e di una gamma eccellente per coprire tutta l’Anatolia, e gli S-400 sono perfettamente adatti a questa necessità”, afferma all’AFP. “Non è un segreto – aggiunge - che Erdogan voglia fare della Turchia una potenza eurasiatica, il che significa trovare un equilibrio tra le relazioni con la Russia e la Cina da una parte e gli Stati Uniti dall’altra. In questo scenario, non è affatto sicuro che la Turchia rimarrà per sempre nel campo americano”.

Ma gli S-400 raccontano del consolidamento tra Mosca e Ankara, tra lo “Zar” e il “Sultano” di un patto d’acciaio. Di più, “nucleare”. La centrale nucleare di Akkuyu in Turchia meridionale, costruita dalla società energetica russa Rosatom, è “importante” per le relazioni tra Ankara e Mosca. Parola del “Sultano di Ankara”, in un messaggio sul suo profilo Twitter L’impianto nucleare, ha ricordato Erdogan, ha richiesto “un investimento di 20 miliardi di dollari ed è importante sia per il futuro della Turchia sia per le relazioni turco-russe”. La centrale nucleare di Akkuyu, la prima in Turchia, sorgerà presso Buyukeceli, nella provincia di Mersin. Costruito e gestito da Rosatom, l’impianto vede la partecipazione di partner turchi pari al 49 per cento. Nei soli lavori di costruzione, la centrale occuperà circa 10 mila lavoratori, mentre circa 3.500 verranno impiegati nel suo funzionamento. Una volta ultimata ed entrata in funzione, Akkuyu dovrebbe creare un valore aggiunto per l’economia turca compreso tra i 6 e gli 8 miliardi di dollari. Con un costo previsto di 20 miliardi di dollari, l’impianto rappresenta il maggiore investimento in un singolo progetto nella storia della Turchia.