Ai ferri corti con la qualità europea Stampa
Scritto da ilsole24ore   
Mercoledì 18 Settembre 2019 00:18


Dazi contro il buon gusto

Dazi su champagne, whiskey, vini francesi e alta moda. La decisione dell’amministrazione americana di imporre delle tariffe punitive contro i beni di lusso europei potrebbe arrivare entro la fine del mese. Il tassello nuovo di questa vicenda, di cui si parla da mesi come potenziale minaccia, è il via libera arrivato venerdì scorso in sede di arbitrato alla World Trade Organization alla precisa richiesta americana di introdurre i dazi contro l’Ue, nell'ambito della annosa contesa tra Boeing e Airbus sugli aiuti di Stato che va avanti da 15 anni.
La Wto ha approvato la richiesta Usa di poter imporre i dazi punitivi contro l’Europa. Nel mirino un ampio paniere di prodotti europei esportati negli Stati Uniti per un valore di 11,2 miliardi di dollari, tra cui figurano vino, formaggi, pelletteria di lusso, trattori. Tuttavia l’importo finale dei beni tassati potrebbe essere più elevato e dipenderà dalla decisione degli arbitri della Wto: Washington infatti potrà teoricamente scegliere di applicare dazi da un elenco di beni per un totale di oltre 20 miliardi di dollari che ha identificato come potenziali obiettivi, prima di applicare le tariffe fino al limite autorizzato.
Alla Borsa di Parigi per questo motivo sono registrate in forte calo le azioni di Airbus Group (-3,2%), così come quelle delle grandi conglomerate del lusso Lvmh - primo gruppo mondiale nel lusso che nel suo portfolio di prodotti ha brand come Dom Perignon, Moet & Chandon and Hennessy e case di moda come Givenchy, Kenzo e Louis Vuitton – è arrivata a cedere oltre il 4,4 per cento. Anche l’altra conglomerata del lusso francese Hermes è in calo del 1,5 per cento. Lvmh, in particolare, è la più penalizzata perché molto esposta sul mercato americano dove nel 2018 ha venduto 12,4 miliardi di prodotti. L’amministrazione sta valutando se penalizzare i prodotti francesi da mesi in risposta alla digital tax introdotta da Parigi che ha penalizzato i big dell'hi-tech Usa come Amazon, Facebook e Google.