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Trump punta sui turchi PDF Stampa E-mail
Scritto da ilsole24ore   
Venerdì 25 Ottobre 2019 00:03


Via anche le sanzioni

«Il cessate il fuoco che abbiamo stabilito ha tenuto molto bene. I turchi hanno interrotto i combattimenti e reso il cessate il fuoco permanente. Ho dato ordine di togliere tutte le sanzioni contro la Turchia». Lo ha detto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, parlando dalla Casa Bianca sulla Siria, ammettendo che alcuni prigionieri Isis sono scappati ma ha assicurato che molti sono stati catturati di nuovo. Trump ha anche precisato che se la Turchia non onora i suoi impegni, in particolare sui diritti umani, gli Usa si riservano tuttavia il diritto di imporre sanzioni, inclusi i dazi sull'acciaio e su altri prodotti.
Il presidente siriano Bashar al Assad ha accettato in toto l'accordo tra Russia e Turchia sulla spartizione in aree di controllo e influenza tra truppe di Ankara e quelle di Mosca nel nord-est della Siria. Lo riferiscono media panarabi e siriani, citando fonti politiche a Damasco. Il presidente russo Vladimir Putin e Assad si erano sentiti nella giornata del 22 ottobre al telefono dopo che il primo aveva raggiunto con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan l'intesa in dieci punti. Assad non poteva fare altro, non ne ha la forza e gli conviene così ma è un passaggio drammatico della martoriata Siria, dal 2011 devastata da una guerra civile senza fine.
Quello che in queste ore emerge in tutta la sua brutale chiarezza è il vero vincitore della partita siriana con l’addio militare di Trump all’area: è Vladimir Putin che oggi, tramite Cremlino, minaccia i curdi: andateve o sarete spazzati via. Intanto il ministro della Difesa russa annuncia che la polizia militare russa è arrivata a Kobane, citta curdo-siriana simbolo poco tempo fa della eroica resistenza dei curdi ai terroristi dello Stato Islamico.
La Nato reagisce lentamente e in ordine sparso: la Germania propone una «security area» per la Siria, gli Stati Uniti concordano con questa idea ma non parteciperanno a simile iniziativa, dice l’ambasciatore Nato Kay Bailey Hutchison, che aggiunge: è compito degli alleati europei, è improbabile che gli americani siano coinvolti in questa iniziativa.
Eppure solo due giorni fa, il 21 ottobre, il presidente Donald Trump si diceva «completamente preparato» a un'azione militare contro la Turchia se «necessario». Lo diceva il segretario di Stato, Mike Pompeo, in un'intervista a Cnbc, sottolineando però che gli Stati Uniti «preferiscono la pace alla guerra». «Nel caso in cui un'azione militare fosse necessaria, il presidente Trump è assolutamente pronto» proclamava Pompeo.

Il ritiro dalla Siria e il tradimento dei Curdi
Come ricordava l’emittente statunitense, il presidente americano è nel mirino di critiche per la sua decisione di ritirare le truppe americane dalla zona settentrionale della Siria, abbandonando gli alleati curdi che avevano dato un contributo decisivo nella guerra contro l’Isis. Il passo indietro di Washington ha dato il via libera all’incursione della Turchia nel paese, con un bilancio quantificato da alcune Ong già a un totale di 120 vittime.
Stati Uniti e Turchia hanno successivamente sottoscritto un accordo di tregua di 150 ore, con l’obiettivo di consentire il deflusso dei civili curdi dalle zone interessate dal conflitto. In quella occasione il capo delle Forze democratiche siriane (Fds), Mazlum Kobani, ha dichiarato che gli Usa hanno ricevuto «garanzie» sul futuro da Washington.

 

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