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Trump sta rafforzando l'Iran PDF Stampa E-mail
Scritto da insiderover.com   
Lunedì 02 Dicembre 2019 00:44


Sempre più player strategico

L’Iran vuole negoziare un accordo che metta fine alla guerra quasi ventennale in Afghanistan, facilitando il dialogo tra tutte le parti coinvolte nel conflitto. Con questo obiettivo, il 26 novembre scorso, il ministro degli Affari Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha incontrato a Teheran una delegazione di talebani, guidati dal mullah Abdul Ghani Baradar, personalità di spicco del movimento talebano. Unica condizione posta da Zarif per i negoziati di pace: la partecipazione di tutti gli attori in gioco, incluso il presidente afghano, Ashraf Ghani.

Usa, governo e talebani
Finora, i talebani si erano rifiutati di negoziare con il governo afghano, definito un “pupazzo degli Stati Uniti“. A peggiorare la situazione, nel marzo scorso Kabul era stato escluso dai negoziati di pace in corso tra talebani e Stati Uniti, in seguito alle pesanti dichiarazioni nei confronti del rappresentante speciale di Washington per la riconciliazione in Afghanistan, Zalman Khalilzad, accusato di atteggiarsi a “viceré americano desideroso di guidare un governo ad interim” nel Paese asiatico.
Nell’ultimo periodo, tuttavia, qualcosa è cambiato. La scorsa settimana, i talebani hanno accettato di rilasciare due professori universitari – l’americano Kevin King e l’australiano Timothy Weeks -, in ostaggio dal 2016, in cambio della liberazione di tre funzionari di alto livello, appartenenti alla rete Haqqani – gruppo di militanti islamisti molto vicino ai talebani -, da parte del governo afghano. Considerato finora una “linea rossa” invalicabile, il recente scambio di prigionieri segna un cambio di postura tra le due parti, aprendo, forse, la strada a negoziati di pace diretti tra il governo e i talebani.
Se non altro, un segnale di disgelo verso la risoluzione del conflitto afghano, i cui negoziati si erano arrestati nel settembre scorso, quando, in seguito all’uccisione di un funzionario statunitense a Kabul in un attacco terroristico, gli Stati Uniti avevano dichiarato conclusi i colloqui di pace con la controparte talebana.

Il ruolo dell’Iran
Alla luce di un contesto mutato, dunque, l’Iran intende giocare un ruolo di primo piano come mediatore nei negoziati di pace. Il governo iraniano aveva già incontrato una delegazione dei talebani nel settembre scorso, all’indomani dell’interruzione dei colloqui di pace con gli Stati Uniti.
Da sempre nemico dei talebani, Teheran sembra aver ormai capito che riconoscere l’importanza del gruppo nel conflitto afghano è un passo necessario per garantire al Paese un futuro pacifico, ritagliandosi, al tempo stesso, una sfera di influenza nel territorio.
Sotterrando l’ascia di guerra e mettendo la stabilità dell’Afghanistan al centro della sua strategia, dunque – come sottolinea l’analista Mahan Abedin -, Teheran è riuscito a rafforzare le relazioni politiche con i talebani. Si tratta di un avvicinamento in corso da tempo: già nel dicembre 2018, il segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale dell’Iran, Ali Shamkhani, aveva confermato l’inizio delle negoziazioni con i talebani, in coordinamento con il governo di Kabul, al fine di affrontare “l’insicurezza dilagante” nel Paese. Un mese dopo, il ministro degli Esteri iraniano dichiarava pubblicamente che i talebani avrebbero dovuto assumere un ruolo in qualsiasi futuro politico dell’Afghanistan.

Iran e Stati Uniti
A differenza di quanto si potrebbe pensare, nel caso dell’Afghanistan, la strategia di Stati Uniti e Iran non è poi così differente. Seppur mossi da interessi diversi, Washington e Teheran sono entrambi interessati a negoziare la stabilità nel Paese, anche a costo di includere un gruppo estremista nelle trattative di pace. Se da un lato Teheran continua a desiderare che gli Stati Uniti abbandonino l’Afghanistan, dall’altro non ha alcun interesse a rendere l’Afghanistan – così vicino geograficamente – un teatro di conflitti e attriti con gli Stati Uniti.
L’interesse iraniano per l’Afghanistan non coinvolge soltanto la sua politica estera, bensì anche quella interna. Negli anni, il perdurare dell’instabilità nel Paese ha causato lo sfollamento di circa 2 milioni di afghani verso l’Iran, un numero che ha messo a dura prova le risorse e i servizi pubblici di numerose città. Senza considerare, infine, che i due Paesi condividono profondi legami culturali, linguistici – il farsi, la lingua nazionale iraniana, è ampiamente parlata in Afghanistan nella variante locale Dari o in altri dialetti – e religiosi – circa il 15 percento della popolazione afghana è sciita -.
Teheran ha tutto l’interesse a rafforzare la sua presenza nel Paese confinante, anche per impedire che l’Arabia Saudita possa esercitarvi, come già fatto in passato, la sua influenza, creando un proprio proxy sul confine orientale iraniano.

 

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