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Banche vs Islanda PDF Stampa E-mail
Scritto da corriere.it   
Lunedì 09 Ottobre 2017 00:17


Una storia infinita

In tempo di crisi, si sa, occorre trovare una via di uscita. E se l’exit strategy è ritirare tutti gli investimenti in una banca poco prima che questa fallisca, l’operazione è certamente tempestiva ed efficace, finanziariamente da applausi. Il problema, però, è che a farla sarebbe stato, durante la crisi del 2008, non un semplice risparmiatore ma l’attuale primo ministro islandese Bjarni Benediktsson, già dimissionario perché suo padre avrebbe abusato della sua influenza per proteggere un pedofilo. A svelarlo è il Guardian secondo cui l’allora parlamentare (membro della commissione Economia e Fisco) avrebbe venduto circa 1,1 milioni di euro di quote di un fondo gestito dalla banca Glitnir. Analoghe operazioni avrebbero fatto anche suoi familiari, ovviamente prima che la banca in questione venisse commissariata dal governo e successivamente — insieme ad altre due istituzioni finanziarie islandesi, Kaupthing e Landsbanki — fallisse, dando vita a una delle maggiori crisi economiche dell’isola più a nord dell’Europa, con uno strascico di debiti non pagati pari a 11 volte il Pil del Paese che portarono al crollo della Borsa del 97% e alla svalutazione della corona svedese che vide dimezzarsi il suo valore.
Lo scandalo è scoppiato a pochi giorni di distanza dalle elezioni politiche del prossimo 28 ottobre, anticipate proprio per la crisi di governo. E che vedranno Benediktsson — già coinvolto nella vicenda dei Panama Papers oltre a quella del padre che ha determinato la crisi politica — e il suo Partito (conservatore) dell’Indipendenza ovviamente in prima fila. Una patata bollente, il Glitnirgate, che il premier sta cercando di maneggiare operando sulla difensiva: al Guardian ha spiegato che il suo investimento nella banca non è mai stato di entità rilevante. Maggiore, forse, quello dei suoi familiari. Ma anche per questa obiezione il premier ha una spiegazione: il crollo di Lehman Brothers era parso alla sua famiglia un chiaro invito a disinvestire. dai documenti visionati dal Guardian, però, emergerebbe una mail che dimostrerebbe come Benediktsson fosse al corrente del progetto di commissariamento dell’istituto bancario che poi avrebbe portato numerosi risparmiatori sul lastrico. La difesa del premier? Tutto è stato già verificato dalle autorità giudiziarie e nessun processo è stato mai instaurato nei suoi confronti. Il giudice più severo, però, si chiama urna. E a Reykjavík deve ancora pronunciarsi.

 

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