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Scritto da huffingtonpost.it   
Giovedì 13 Febbraio 2020 00:38


Intorno alla Cancelleria tedesca

Europeisti contro atlantisti

Angela Merkel si dice “rammaricata” per le dimissioni di Annegret Kramp-Karrenbauer dalla leadership della Cdu. Pare che il passo indietro della (ex) ‘delfina’ sia stata una sorpresa anche per la stessa Cancelliera, almeno nei tempi e modi. Non nella sostanza. Perché le dimissioni di Akk dalla leadership del partito squarciano il velo su quanto si sapeva già: dopo Merkel, il partito dei cristiano-democratici, perno della stabilità politica in Germania anche in tempi di GrosseKoalition, è affacciato sul vuoto. Per le elezioni dell’anno prossimo non c’è un candidato o una candidata in grado di eguagliare Merkel, Cancelliera da 15 anni. Nemmeno Akk. Da oggi si allungano ombre sulla stabilità politica in Germania e sulla stessa Unione Europea, finora guidata dal ruolo forte di Berlino e Parigi.

Tutto da rifare, a due anni dall’elezione di Akk alla guida del partito nel 2018 e ad un anno dalle elezioni politiche 2021. Merkel si rammarica, ma rispetta anche la scelta di Kramp-Karrenbauer, invitandola a mantenere la carica di ministro della Difesa, che ha assunto dopo che Ursula von der Leyen è stata eletta presidente della Commissione europea. Ma ora la Cdu è spaccata come mai prima, colpita nell’orgoglio la settimana scorsa dall’accordo dei suoi stessi quadri locali con l’ultradestra dell’Afd in Turingia, vero e proprio scandalo di proporzioni storiche in Germania che non poteva lasciare indenne la dirigenza nazionale.
E infatti, ecco Akk che si tira indietro. Certo, lei dice che non è stato il caso Turingia a farle maturare le dimissioni: “Questa decisione la stavo maturando e stava crescendo dentro di me da tempo”. Ma è altrettanto chiaro che quanto accaduto in quel ‘land’ mostra le debolezze di una parte del partito verso la nuova destra xenofoba. Non è affare che si possa rattoppare con le dimissioni del presidente eletto con i voti dell’Afd, il liberale Thomas Kemmerich, chieste e ottenute da Merkel.
Qui il problema è molto più grande e ora allunga un’ombra sulla stabilità politica della Germania, storica guida ‘forte’ dell’Unione europea. Il tutto in un momento in cui la stessa Ue è particolarmente debole: ‘graffiata’ dall’addio del Regno Unito, schiacciata dalle guerre commerciali di Trump, presa di mira dall’attivismo diplomatico (e bellico, in Libia) di Erdogan e Putin, vittima del fatto di non essere maturata come vera Unione di Stati.

Tornando alla Cdu, di pretendenti ce ne sono diversi per la leadership che verrà decisa quest’estate. Gira il nome di Friedrich Merz, ricco avvocato, vecchio rivale della Merkel, liberal e filo-Atlantico. C’è Armin Laschet, attuale presidente del Nord-Reno Westphalia, che pure sarebbe un cambio notevole rispetto alla gestione Merkel anche solo per il fatto che lui è cattolico osservante, lei di educazione luterana. C’è l’attuale ministro della Salute Jens Spahn, classe ‘80, il più giovane entrato in Parlamento, perse la sfida con Akk due anni fa. E gira anche il nome del governatore della Baviera e capo della Csu Markus Soeder. Le donne scarseggiano. C’è chi fa il nome di Julia Klöckner, 48 anni, ministro del Cibo e Agricoltura.
La questione di genere non è secondaria nel gran caos che regna nella Cdu e più in generale nella scena politica tedesca. Perché, a quanto si apprende da fonti tedesche, è ‘donna’ la paura che cova nel partito della Cancelliera. Non solo perché i cristiano-democratici potrebbero trovarsi ad affrontare il futuro senza una leadership carismatica al femminile dopo aver avuto Merkel per 15 anni. Ma soprattutto perché gli verrebbe a mancare la ‘regina di cuori’ proprio in un momento storico in cui la ‘leader donna’ riscuote molto successo tra gli elettori.
Infatti il timore che è arrivato anche nelle stanze degli interlocutori europei è quello di perdere il voto femminile, che potrebbe trovarsi più attratto dall’offerta dei Verdi, partito in ascesa in Germania, guidato dall’europarlamentare Ska Keller, i sondaggi lo danno a soli 4-5 punti di svantaggio dalla Cdu (25 contro 21 per cento), prima dello scandalo Turingia. Figurarsi ora.

Il punto è che nessuno può festeggiare il crollo dei cristiano-democratici. Tranne l’Afd, che infatti esulta: hanno ottenuto di menare scompiglio nel partito della Cancelliera, risultato storico dagli anni del nazismo. Quanto agli altri partiti, tutti devono porsi il problema delle alleanze. Vecchie e nuove.
I Verdi, per dire, avevano cominciato a lavorare in direzione di un futuro accordo con la Cdu per il governo federale, sostituendo così la Spd nella GrosseKoalition. Ma se la Cdu non regge, manca il perno di tutta la costruzione. E allora magari si tratterà di esplorare alleanze con la Die Linke, che in Turingia è la più furiosa, avendo conquistato il 31 per cento dei seggi. Tutto è aperto.
“Il governo è di nuovo paralizzato, non credo che tutto ciò durerà a lungo, presto ci saranno elezioni anticipate”, è la previsione dell’ex leader socialista Sigman Gabriel. Il ministro degli Esteri, il socialdemocratico Heiko Maas, chiede garanzie che chi guiderà la Cdu abbia un “atteggiamento limpido come il cristallo nei confronti degli estremisti di destra: dobbiamo distanziarci dall’Afd a tutti i livelli”.
Perentorio l’ex ministro Wolfgang Schauble che con la sua solita schiettezza ammette: “Se continuiamo così, il nostro candidato alla Cancelleria non diventerà Cancelliere”.
A meno che non decida di correre ancora lei: Angela Merkel, dopo tre lustri di cancellierato. Scelta complicata, per una donna di 65 anni che l’estate scorsa ha avuto anche dei cali fisici dovuti al caldo e allo stress. Ma nessuna legge glielo impedirebbe.

 

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