Jihadisti e schiavisti Stampa
Scritto da insideover.com   
Venerdì 19 Giugno 2020 00:10


Gli alleati delle multinazionali e della politica Wasp contro le influenze europee

Il Coronavirus non ferma il jihad in Africa, anzi, è proprio notizia dell’ultima ora il compimento di un massacro efferato da parte degli islamisti di Boko Haram nel nord est della Nigeria. Mercoledì, un commando della setta terroristica nigeriana ha dapprima occupato il villaggio di Faduma Kolomdi poi ha aperto il fuoco contro uomini, donne e bambini provocando la morte di oltre 81 persone. Un’azione agghiacciante che è stata raccontata così, da alcuni superstiti, all’emittente Cnn: ” sono arrivati con blindati e con camion pieni di armi, hanno radunato tutti gli abitanti dicendo di essere dei maestri islamici, hanno chiesto che venissero consegnate loro tutte le armi e poi hanno aperto indiscriminatamente il fuoco sui civili”. I particolari di quella che è stata la strage compiuta dall’ISWAP (Islamic State Western African Province), la fazione scissionista di Boko Haram ,sono atroci e i sopravvissuti al massacro raccontano di aver sepolto i corpi delle vittime per una notte e un giorno interno. Il portavoce dell’esercito nigeriano Sagir Musa, attraverso un tweet ha fatto sapere che un ingente numero di soldati è stato inviato nella zona per pattugliare l’area e indagare sulla strage compiuta dai terroristi. E un’ esortazione al governo centrale, affinché l’esercito sia maggiormente presente e vicino ai cittadini che vivono negli stati orientali della Repubblica Federale della Nigeria, è arrivata anche da Babagana Zulum, governatore dello Stato del Borno, che ha richiesto una maggior presenza delle forze regolari per proteggere i civili che da oltre 10 anni sono vittime della guerriglia islamista.
Dal 2009 ad oggi, ovvero da quando Boko Haram ha dato vita alla sua insurrezione, decine di migliaia di persone sono morte e gli sfollati sono oltre 3 milioni. Ora però, a causa dell’insurrezione jihadista e del numero in continuo aumento di profughi che vivono nell’indigenza più assoluta, una nuova piaga sta affermandosi in Nigeria: il traffico di esseri A maggio, l’emittente qatariota Al Jazeera ha pubblicato la storia di Miriam e Roda, due ragazze nigeriane di 17 anni, sfollate nella tendopoli di Madinatu a causa dell’offensiva degli irregolari islamici. Le ragazze hanno raccontato di essere state adescate nel campo profughi da una donna che ha promesso loro un lavoro a Enugu, nel sud del Paese, e ammaliate dalla prospettiva di un lavoro e di una nuova vita sono partite fidandosi ciecamente e completamente ignare dell’incubo a cui sarebbero andate incontro. Una volta a Enugu infatti sono divenute prigioniere di un madama che le ha tenute segregate in una casa blindata e presidiata da uomini armati dove sono state ripetutamente violentate. Dopo un mese erano entrambe incinta. Nonostante la loro condizione gli stupri e le violenze sono proseguiti e ai microfoni di Al Jazeera hanno spiegato: ”Quando siamo arrivate, nell’ edificio vivevano una decina di ragazze. Però le ragazze dopo aver partorito venivano mandate via, sostituite da altre portate lì apposta per produrre altri bambini”. Anche Mirima e Roda hanno partorito e i loro figli sono poi stati venduti. Una storia che ha fatto luce su un orrore, quello delle ”fabbriche di bambini”, diffuso sopratutto negli stati meridionali del Paese. Non ci sono dati ufficiali per mostrare quanti bambini vengano acquistati e venduti ogni anno in Nigeria, né il numero di ragazze sfruttate dai trafficanti di esseri umani, ma un report delle Nazioni Unite afferma che ” ogni anno, dalle 750.000 a 1 milione di persone, in Nigeria, sono vittime del traffico di esseri umani. Nel 75 percento dei casi il traffico avviene tra uno stato e l’altro del Paese, nel 23 percento dei casi avviene all’interno dello stesso stato, mentre solo il 2 percento del traffico è indirizzato verso l’estero”.
Nel 2019, un’ inchiesta del Dipartimento di Stato degli USA ha fatto sapere che il traffico di esseri umani e lo sfruttamento sessuale degli sfollati che vivono nelle tendopoli vicino a Maiduguri, la capitale dello Stato del Borno, è un problema molto concreto in Nigeria e Mikita Ali, capo dell’ufficio del Naptip (National Agency for the Prohibition of Trafficking in Persons), ha spiegato, sempre ai microfoni di Al Jazeera: ”Abbiamo aumentato la sorveglianza nei campi e stiamo lavorando con i responsabili delle tendopoli invitandoli ad allertarci se sospettano dei casi di traffico di esseri umani”. Alle parole del capo del Naptip hanno fatto però seguito quelle di Laan Tuba, portavoce della tendopoli di Madinatu, quella in cui vivevano Miriam e Roda, che ha spiegato che i criminali approfittano della mancanza di ogni bene e della miseria assoluta e che quindi per combattere il traffico di esseri umani, prima di tutto, occorre migliorare le condizioni di vita all’interno dei campi profughi.