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Amelica Latina PDF Stampa E-mail
Scritto da insideover.com   
Martedì 22 Dicembre 2020 00:23

La Cina in espansione nel cortile di casa degli americani

Gli Stati Uniti stanno al Mar Cinese Meridionale come la Cina sta all’America Latina. Questa equazione, che a prima vista può sembrare fin troppo semplicistica, racchiude in realtà due dinamiche pressoché parallele. Washington e Pechino, ovvero i due attori più importanti sullo scacchiere globale, stanno cercando di invadere l’uno il “cortile di casa” dell’altro per accrescere i rispettivi pesi specifici in campo internazionale. Se l’obiettivo del governo americano coincide con il contenimento della Cina in Asia, i cinesi puntano a penetrare nella regione latinoamericana per stabilirsi a pochi passi dal cuore dell’impero statunitense.
Negli ultimi mesi abbiamo potuto constatare come Xi Jinping sia stato ben felice di estendere la Via della Seta sanitaria fino ai Caraibi. Numerosi Paesi della regione hanno infatti ricevuto mascherine protettive, medicinali e, in generale, altri strumenti utili a contenere la pandemia di Covid-19. Il supporto medico – se così possiamo definirlo – è soltanto la punta dell’iceberg, visto che la Cina, ben prima dell’emergenza sanitaria, aveva aperto con l’America Latina un interessante canale commerciale, che comprendeva al suo interno anche varie attività di carattere militare.
Il motivo è semplice: il Dragone intende traslare su scala globale gli obiettivi nazionali di sviluppo e benessere. Per creare uno Stato tanto prospero quanto sicuro, il gigante asiatico deve tuttavia costruire un’economia solida e diversificata. Da qui l’importanza cinese di creare relazioni win-win (di mutuo beneficio) con quanti più partner possibili (meglio ancora se vecchi alleati americani attirati dalla dimensione cinese).

Obiettivo America Latina
Da anni lasciata a se stessa, con l’influenza Usa ridotta al lumicino dopo la presidenza Donald Trump, l’America Latina è tornata a far gola alla Cina. Lo evidenzia alla perfezione il dettagliatissimo report apparso sul think tank CSIS e firmato dall’analista Evan Ellis. Si evince che, accanto al commercio, l’impegno militare rappresenta una fondamentale parte delle crescenti interazioni tra la Repubblica Popolare e la regione latinoamericana. Certo, le attività commerciali cinesi in America Latina eclissano quelle militari, tanto in termini di risorse coinvolte quanto per l’attenzione mediatica data dal governo a questa tematica
Eppure non bisognerebbe mai dimenticare che la Cina – legittimamente dal proprio punto di vista – sta concentrando la massima attenzione non solo sulle merci, ma anche sul controllo dei principali hub di trasporto, delle rotte e delle infrastrutture attraverso le quali far transitare i prodotti da lei esportati/importati. Guai, inoltre, a dimenticarsi delle suddette relazioni militari, con numerosi governi locali pronti a ricevere armi o assistenza da Pechino. Il Dragone sogna di accrescere l’influenza nel cortile di casa degli Stati Uniti per far sentire il fiato sul collo ai rivali americani. E, al tempo stesso, ambisce ad oliare ulteriormente i suoi sofisticati meccanismi commerciali.

Armi (e non solo)
La Cina non si limita soltanto a vendere armi ai suoi partner latinoamericani. Pechino può contare anche su altre interazioni militari, come ad esempio la condivisione della tecnologia o l’addestramento delle forze armate locali. Affari del genere aiutano l’esercito cinese a testare la qualità dei propri sistemi militari in una vasta gamma di contesti globali. Ma anche ad instaurare relazioni a lungo termine con gli eserciti latinoamericani, potenzialmente utili in caso di ipotetici scontri con i rivali statunitensi. Al tempo stesso, occasioni del genere consentono al Dragone di raccogliere informazioni in vista di eventuali operazioni da svolgere nella regione. Nel giro di pochi anni l’esercito cinese potrebbe esser chiamato a proteggere o evacuare le proprie aziende, come accaduto del resto in Libia nel 2011 o nello Yemen nel 2015.
I partner più stretti della Cina sono il Venezuela, Cuba e, in precedenza, Ecuador, Bolivia e Argentina. Caracas, ad esempio, nel 2010 acquistò jet leggeri K-8 cinesi, aerei da trasporto militare Y-8, radar per la difesa aerea JY-27A e altri veicoli terrestri militari e navali (senza considerare l’addestramento professionale delle forze armate). Sotto l’ombrello americano troviamo invece Cile e Colombia, a cui si aggiungono i “neutrali” Paraguay, Nicaragua, Guatemala, Honduras, Belize, Haiti, Saint Kitts e Nevis, Saint Vincent e Grenadine e St. Lucia. È in un risiko del genere che Pechino cerca di piantare quante più “bandierine” possibili per coltivare il proprio soft power in un terreno quanto mai fertile.

 

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