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Condoleezza Rice: nel '44 vi abbiamo “aiutato".... PDF Stampa E-mail
Scritto da Federico Dal Cortivo   
Lunedì 24 Maggio 2004 01:00

Condoleeza Rice ribadisce la favola: gli USA sono in Iraq per portare la democrazia, non per rapinare il petrolio eurasiatico. E' lo stesso impeto ideale che li spinse a "liberarci" nel 1944...

Il delirio di onnipotenza che sembra accompagnare gli americani quando si parla di politica estera, sembra non fare difetto alla signora Rice, consigliere di Bush per la Sicurezza Nazionale. In una recente intervista ("Il Corriere della Sera" del 18/5/04) ha voluto ancora una volta rimarcare il perché gli USA si trovano oggi in Iraq, ovvero non per il petrolio, non per l’importanza geopolitica della regione, non per aiutare Israele, non per destabilizzare l’intera regione, ma «semplicemente per garantire la sicurezza, la libertà e la democrazia» al popolo iracheno… il quale evidentemente non chiedeva di meglio «che essere liberato a suon di bombe e cannonate». E per meglio rendere l’idea, la Rice scomoda la storia, quella della seconda guerra mondiale, dove gli USA «non abbandonarono al loro destino (?) il nostro continente e con lo sbarco in Normandia -tra poco scade il 60° anniversario- riportarono la libertà …» (peccato che dimentichi di dire che in America fino al 1954 ed oltre, vigeva la segregazione razziale, la Gran Bretagna era la maggior potenza coloniale dell’epoca e l’Unione Sovietica, loro principale alleato non era certamente un “paradiso in terra”…).
Allora, come anche oggi in Iraq, gli Stati Uniti si arrogano il diritto di decidere le sorti degli altri popoli in nome di una loro presunta superiorità morale, che gli consentirebbe di ergersi, si badi bene solo quando i loro interessi sono in pericolo, a difensori dei diritti altrui… Anche nel 1944 le armate anglo-americane sbarcarono sul nostro continente (prima in Italia nel 1943) per “tutelare i loro interessi”, semplicemente… messi in pericolo da Germania ed Italia. La scusa della democrazia, della libertà regge ancora perché e su di essa si sono costruite le fortune di quei partiti e partitini che reggo le sorti degli Stati Europei, in primis l’Italia.
In Iraq si sta consumando la stessa scena già vista sessanta anni fa, e con la stessa spocchia di allora, la Rice si erge a giudice del mondo: i buoni da una parte (loro, gli anglo-americani) ed i cattivi dall’altra (gli iracheni e gli arabi in genere… in questo caso). I bombardamenti a tappeto, le stragi di civili, gli embarghi, questi sono i metodi comunemente usati per ricondurre alla “libertà” i popoli, ma sono solo dettagli trascurabili…
Almeno un tempo, in cui le guerre erano fatte da gente più seria e meno ipocrita, non ci si nascondeva dietro falsi moralismi per giustificare un’invasione: la si faceva e basta. Ma nell’immaginario collettivo americano, tutto intriso di Bibbia e messianiche azioni, non vi è posto per la guerra, nella sua eccezione classica, tradizionale, ovvero la continuazione della politica con altri mezzi, come amava dire Von Clausewitz, la guerra è guerra di religione o meglio di redenzione, il “Bene contro Satana”, che in ogni fase della storia americana è stato impersonificato dall’avversario di turno: gli indiani, Hitler, Ho Chi Min, Gheddafi, Chavez, Saddam, ecc. ecc.
Ora la “democrazia” sta per essere imposta anche agli iracheni che non ne vogliono proprio sapere, tanto più che la cosa gli viene propinata con la forza delle armi e delle torture. La Rice fa solo un breve cenno alle torture dei prigionieri iracheni, glissando abilmente sul fatto che, da quello che comincia ad emergere, esse erano già state premeditate e pianificate a tavolino da esperti del Pentagono agli ordini di Rumsfeld.

Vi sarà forse una commissione d’inchiesta, statunitense ovviamente, e gli autori delle torture forse saranno puniti, ma resta il fatto che la cosa non è stata casuale (anche in passato gli americani e gli inglesi si sono m

 

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