Fabrizio Quattrocchi: La questione non è più politica ma esistenziale Stampa
Scritto da gabrieleadinolfi.it   
Lunedì 26 Aprile 2004 01:00

Quel che sostengo scontenterà molti, forse tutti, ma tant’è. Prendendo spunto dall’uccisione di Fabrizio Quattrocchi affermo che il modo di porsi nei confronti delle tragedie atlantiche e di quelle fondamentaliste da oltre una anno è in genere assai pue

Da una parte troviamo i soliti “difensori dell’Occidente” – gli stessi che trent’anni fa avrebbero fatto le guardie bianche alla Scala di Milano quando gli studenti l’attaccarono a colpi di uova marce - dall’altra quelli che, nel nome della libertà dei popoli, sono pronti a gioire delle tragedie umane se queste riguardano gli occidentali, dunque i colpevoli “oggettivamente”.
Quanto stupidi e pericolosi siano i primi non val neppure la pena di riaffermarlo. In quanto ai secondi, a quelli che sostengono incondizionatamente la guerra degli oppressi, ho vari appunti da muovere loro. Innanzitutto mi ricordano i marxisti di qualche decennio fa, quelli per i quali i proletari avevano sempre ragione e i borghesi sempre torto.
Il che può anche essere parzialmente vero e rispondere ad una realtà strutturale, ma non è “sistematicamente” vero. Se è lecito non mettere sullo stesso piano le atrocità dei forti (in questo caso gli atlantici) con quelle dei deboli (nella fattispecie gli iracheni) neppure è lecito non vedere ogni atto ANCHE nel suo contesto specifico.
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Inoltre, preda di questo sentimento di tifo accecante, essi non riescono a discernere tra i ribelli quelli che sono funzionali proprio al terrore atlantico e li sostengono sempre, indiscriminatamente. Da cui scaturisce l’idealizzazione di ogni sorta di lotta armata e di gruppo terroristico che poi è esattamente quello che la dialettica del terrore/spettacolo vuole
In questa morsa speculare (occidentalisti da una parte e tifosi di ogni distruzione all’estremo opposto) la realtà, la verità nuda, il buon senso stesso finiscono con l’essere sacrificati recando seco l’equilibrio mentale, valoriale ed affettivo di chi accetta questo schema duale.
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Prova ne è proprio la tragedia di Quattrocchi. Per alcuni essa è la prova della barbarie di banditi senza scrupoli, la comprova di un ineluttabile “scontro di civiltà”. Per altri invece l’esecuzione sarebbe giustificata perché gli uccisori hanno prima subito da noi ogni sorta di vessazione, e poi perché Quattrocchi era in missione (servizi segreti mormorano alcuni) e pertanto rappresentava l’Occidente invasore, affamatore ed assassino.
Siamo di fronte a distorsioni quando non a veri e propri deliri.
Che l’Iraq sia stato aggredito, mutilato, violentato, non ci piove. Che gli atlantici, dunque gli occidentali, abbiano torto, lo negano solo i diretti interessati o chi è in palese mala fede.
Va aggiunto che la situazione si è incancrenita ed è sprofondata in un clima di guerra civile, di guerra religiosa, d’inasprimento delle tensioni, ch