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Conflitti
Niente torture … siamo inglesi (!) PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano Vernole   
Lunedì 17 Maggio 2004 01:00

Colti con le mani nella marmellata, stavolta gli statunitensi hanno subito ammesso le loro nefandezze in Iraq, pur cercando di ridimensionarle e sottolineando come in una “democrazia” in fondo i colpevoli siano puniti …

Solo dopo una settimana, invece, le prime ammissioni cominciano ad arrivare anche da parte britannica, malgrado un ex ufficiale inglese avesse messo in dubbio la veridicità delle foto e addirittura lo stesso carnefice del massacro di Derry – il generale Jackson – cercasse di difendere la “professionalità” delle truppe di Sua Maestà.

Le stesse foto pubblicate dal “Daily Mirror” e scoperte poi come false, testimoniavano solo in minima parte delle trentaquattro (34) inchieste aperte dalla polizia militare britannica sulle violenze e gli abusi commessi dalle truppe inglesi in Iraq.

Amnesty International, infatti, ha denunciato come da circa un anno il governo di Tony Blair – l’ex bombardatore della Serbia – fosse al corrente delle pratiche di torture e sevizie compiute dai soldati britannici nelle carceri irachene.

L’esperienza di queste pratiche coloniali – d’altronde – agli inglesi non manca di certo, visto il recente passato imperiale e l’allenamento che hanno coltivato nell’ultima colonia dell’Europa contemporanea: l’Irlanda del Nord(1).

Proprio in questi giorni ricorre l’anniversario del martirio di Bobby Sands – une delle pagine più vergognose nella storia della Gran Bretagna dopo il 1945 – sottolineata dal tentativo dell’ambasciata britannica a Teheran di convincere il governo iraniano a rimuovere la targa della strada a lui dedicata.

Per chi avesse la memoria corta e credesse che determinate pratiche rappresentino per gli inglesi un’eccezione – tanti “liberal” italiani considerano infatti la Gran Bretagna un pò come la culla della democrazia – sarà ora il caso di ricordare alcune testimonianze e denunce perpetrate nei confronti degli aguzzini di Sua Maestà britannica in Irlanda del Nord.

I militanti repubblicani così descrivono le torture e i maltrattamenti da loro subiti:

“Si trattava sostanzialmente di cinque tecniche: incappucciamento, search position, continua esposizione ad un forte rumore meccanico, niente cibo né sonno, brutalità fisiche” … Durante i miei sette giorni da desaparacido non mi sfilarono mai il mio cappuccio dalla testa, fui picchiato decine di volte, non ricordo di aver dormito. Naturalmente oltre alle Special techniques vi erano anche i classici interrogatori di terzo grado durante i quali il pestaggi

 
12 CARABINIERI, 6 MILITARI DELL'ESERCITO, 3 CIVILI PDF Stampa E-mail
Scritto da lastampa.it   
Lunedì 17 Maggio 2004 01:00

Iraq: 21 le vittime italiane dall'inizio delle operazioni militari

ROMA. Sono 21 le vittime italiane in Iraq, dall'inizio della guerra nel marzo 2003. Diciannove militari hanno perso la vita nell'attentato del 12 novembre scorso alla base Animal House di Nasiriyah. Tra essi anche due civili. Fabrizio Quattrocchi, dipendente di una società di sicurezza
privata con sede all'estero, è stato assassinato dalla guerriglia il 14 aprile dopo essere stato preso in ostaggio. Matteo Vanzan, caporale del Primo Reggimento Lagunari «Serenissima» di Venezia, è morto questa notte per le ferite riportate in un attacco dei miliziani di al Sadr.

I dodici carabinieri:

Enzo Fregosi; Andrea Filippa; Giovanni Cavallaro; Domenico
Intravaia; Alfio Ragazzi; Massimiliano Bruno; Alfonso Trincone;
Daniele Ghione; Giuseppe Coletta; Orazio Maiorana; Ivan Ghitti;
Filippo Merlino.

I militari dell'esercito:

Silvio Olla; Emanuele Ferraro; Alessandro Carrisi; Massimo
Ficuciello; Pietro Petrucci; Matteo Vanzan.

I civili:

Stefano Rolla; Marco Beci. Inoltre in Iraq è stato rapito e ucciso anche Fabrizio Quattrocchi, una guardia privata.

 
PROPAGANDA DI GUERRA CONTRO UN "PAESE CANAGLIA" PDF Stampa E-mail
Scritto da Rinascita   
Domenica 16 Maggio 2004 01:00

Nel Sudan "l'Islam mette in croce i cristiani". Parola di Antonio Socci.

Sul "Giornale" del 17 aprile è apparso un articolo di Antonio Socci intitolato "L'Islam mette in croce i cristiani". Se i Tedeschi avevano l'abitudine di tagliare le mani ai bambini belgi, i musulmani del Sudan hanno invece una particolare predilezione per la crocifissione, alla quale spesso e volentieri condannano i cristiani nel sud del paese. La velina è sempre la stessa, sicché in articoli precedenti si è potuto leggere che in Sudan "i bambini vengono utilizzati come servi e le donne sfruttate sessualmente" (Antonio Gaspari, Sudan: l'Islam fa pulizia etnica). A quanto pare, la propaganda di guerra contro il Sudan è ripresa dopo che il Sudan è stato incluso da Bush nella lista dei "paesi canaglia"; ma è da più d'una decina d'anni che il Sudan preoccupa gli Stati Uniti, cioè da quando il governo di Khartum decise di rivendicare l'indipendenza del paese. Indipendenza sul piano politico e diplomatico (scelta di
instaurare stretti rapporti con Teheran), alimentare (autosufficienza della produzione cerealicola), industriale (collaborazione con la Germania, che fu punita dagli USA col bombardamento di una fabbrica di medicinali in territorio sudanese. Naturalmente perché vi si fabbricavano "armi di distruzione di massa").
Già all'inizio del '93 alcuni ambienti clericali (i missionari comboniani in primis) ispirarono una campagna stampa che mirava apresentare le regioni meridionali del Sudan come il teatro di una spietata repressione contro i negri cristiani, se non di un vero e proprio genocidio. La stessa visita di Giovanni Paolo II a Khartum venne concepita come un mezzo per mettere in difficoltà il governo sudanese; ma la manovra si ritorse contro coloro che l'avevano concepita, perché risultò chiaro a tutti che i cristiani sudanesi non avevano seri motivi per lagnarsi delle loro condizioni. (Le chiese cristiane in Sudan sono aperte e frequentate, la TV sudanese trasmette la messa cattolica e lezioni di catechismo ecc. ecc.).
Fallito il pretesto della "repressione anticristiana", la campagna entrò in una nuova fase. Si cominciò a parlare di complicità delle autorità di Khartum in non meglio precisate "attività terroristiche", sicché il governo di Washington dichiarò di ritenere il Sudan meritevole di essere inserito nella lista dei paesi che fomentano il terrorismo internazionale.
Se ne ebbe l'eco sui principali organi di stampa del partito americano in Italia: sul "Giornale" uscì un articolo di Lucio Lami intitolato "Raffreddare il Sudan". A distanza di dieci anni, la musica riprende e, per salvare lo Zio Tom, viene invocato lo Zio Sam (il quale, d'altronde, per interposta Arabia Saudita rifornisce di armi le bande secessioniste nel sud del paese africano).Ma i suonatori devono essere molto scalcinati, se ricorrono agli stessi argomenti (pulizia etnica, crocifissioni ecc.) già usati a suo tempo per giustificare l'aggressione contro la Serbia. O, forse, contano sulla perenne recettività degli sprovveduti e sulla necessità degli occidentalisti di disporre di "argomenti" per la loro propaganda. Claudio Mutti
 
«Foto false», si dimette il direttore del Mirror PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Domenica 16 Maggio 2004 01:00

Piers Morgan chiede scusa per lo scandalo creato «in buona fede»

Dopo giorni di polemiche, l'ammissione: «Siamo stato vittime di un terribile inganno». I militari: «Era una totale assurdità»
LONDRA - Si è dimesso Piers Morgan, il direttore del quotidiano «Daily Mirror» finito sotto accusa per avere pubblicato fotografie di presunte torture di soldati britannici a detenuti iracheni ritenute false dal governo di Londra. Ne ha dato notizia una fonte ufficiale. Il tabloid si è anche scusato ufficialmente per aver pubblicato delle foto che mostravano soldati britannici mentre compivano abusi su prigionieri iracheni, succesivamente rivelatasi false.
PRESSIONI - La decisione di Morgan non è stata spontanea: il giornalista ha ceduto alle forti pressioni arrivate dal consiglio di amministrazione del Trinity Mirror, la società editrice del quotidiano. Il direttore anche oggi ha difeso il suo scoop, ma il comunicato con cui ne sono state annunciate le dimissioni è un'implicita ammissione che si è trattato di un grosso errore. «Il Daily Mirror - si legge in una dichiarazione resa pubblica dalla sede del quotidiano londinese - ha pubblicato in perfetta buona fede delle immagini che sembravano rapprentare soldati britannici nell'atto di torturare prigionieri iracheni. Tuttavia - prosegue la nota
 
BUSH: RIMARREMO IN IRAQ ANCHE OLTRE IL 30 GIUGNO PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Domenica 16 Maggio 2004 01:00

Le truppe statunitense rimarranno in Iraq anche dopo il 30 giugno per garantire la sicurezza di quel Paese: lo ha detto oggi il presidente americano George W. Bush, non accennando minimamente all'ipotesi affacciata da Colin Powell sul fatto che la Coalizione possa andarsene qualora ci fosse una richiesta in tal senso del nuovo governo provvisorio iracheno.

Questa tesi e' stata pero' successivamente confermata dal portavoce della Casa Bianca, Scott McClellan: ''Se un governo iracheno sovrano non ci volesse in Iraq noin resteremmo''.

''Il 30 giurno - ha spiegato Bush nel tradizionale messaggio radiofonico del sabato alla nazione - il nuovo governo provvisorio assumera' l'autorita' sovrana. L'America manterra' il suo impegno nei confronti della sicurezza e della dignita' nazionale del popolo iracheno. La missione vitale delle nostre truppe che contribuiscono ad assicurare la sicurezza proseguira' il primo luglio e oltre'', fino a quando gli iracheni stessi ''saranno in grado di garantire la sicurezza da soli''.
15/05/2004 17:26
 
E' guerra santa a Nassiriya PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Sabato 15 Maggio 2004 01:00

Le truppe italiane si ritirano. I "nostri ragazzi" battono in ritirata. Bremer,proconsole imperiale americano,parla di "disimpegno". Come a Saigon,se ne vanno offesi perchè i popolo sottomessi non gradiscono la loro democrazia. Strana gente questi "popoli oppressi

Truppe italiane a Nassiriya

Miliziani dell'esercito del Mahdi, guidato dall'imam ribelle Moqtada Al Sadr, sono entrati a Nassiriya. Proclamata la Jihad, la guerra santa. I nostri soldati si ritirano

Secondo la tv satellitare Al Jazeera, un gruppo di miliziani dell'Esercito del Mahdi, guidato dall'imam ribelle Moqtada Sadr sarebbero entrati a Nassiriya assumendo il controllo di alcuni centri delle forze di polizia locale.

Il capo della sezione di Nassiriya del movimento di Moqtada el Sadr ha decretato oggi la Jihad, la guerra santa. In un'informazione data come urgente dalla rete satellitare al Jazeera, il militante del movimento ha annunciato che la città è una zona interdetta alle forze di occupazione.

Secondo la tv satellitare Al Jazeera i reparti italiani a Nassiriya si sarebbero ritirati dalle loro posizioni dinanzi all'ingresso in città di miliziani dell'Esercito del Mahdi, guidato dall'imam ribelle Moqtada Al Sadr, che hanno occupato alcune stazioni di polizia e vengono segnalati anche su alcuni ponti. L'inviato della tv riferisce anche di elicotteri americani che avrebbero sorvolato la città.

"Ci sono uomini armati a Nassiriya, all'altezza di uno dei tre ponti della città. Non è ancora chiaro che intenzioni abbiano. I militari italiani stanno controllando la situazione". Solo queste, al momento, le informazioni che arrivano dal comando del contingente italiano in Iraq.

Intanto, a Najaf la situazione si complica:un consigliere dell'ayatollah sciita Sistani ha chiesto alle forze americane e alle milizie di Moqtada Sadr di lasciare la città santa di Najaf, dove sono in corso violenti scontri tra le tombe dell'antico cimitero. Ma Al Sadr non pare avere l'intenzione di ritirare i suoi uomini. Anzi, gli stretti collaboratori del leader radicale hanno chiesto agli sciiti di Bagdad di raggiungere Najaf per portare aiuto alle milizie impegnate contro i militari Usa. L'ufficio in città di Moqtada al Sadr ha preso fuoco. Lo stabile è nelle vicinanze del santuario dell'Imam Ali, uno dei luoghi più sacri per i musulmani sciiti. Abitanti della città hanno riferito che uomini armati dell'esercito di Al Sadr hanno chiuso tutte le strade che portano al santuario, vietando l'accesso a chiunque.

 
Kerry in testa ai sondaggi in Usa PDF Stampa E-mail
Scritto da AGI   
Sabato 15 Maggio 2004 01:00

Attualmente lo sfidante sembrerebbe in grado di strappare a Bush la Casa Bianca. Forse da tempo i poteri che contano hanno deciso di cambiare cavallo

L'intensificarsi dei combattimenti sul campo in Iraq e lo scandalo delle torture inflitte dai soldati americani ai prigionieri iracheni potrebbero costare carissimi a George W. Bush, in calo verticale di popolarità a detta dell'ultimo sondaggio in ordine di tempo, realizzato per conto del network televisivo 'Cnn' e della rivista 'Time' fra mercoledì e ieri, all'apice della crisi esplosa sulle sevizie ai detenuti nel carcere di Abu Ghraib, presso Baghdad. Se infatti il presidente americano con un'aggressiva offensiva mediatica e propagandistica era riuscito a rintuzzare la sfida del candidato democratico in pectore nella corsa alla Casa Bianca di novembre, John Forbes Kerry, adesso è quest'ultimo ad averlo scavalcato, per la prima volta dalla rimonta del rivale: il 51 per cento degli interpellati, se si votasse oggi, sceglierebbe proprio Kerry, a fronte del 46 per cento che ancora opterebbero per Bush. Soprattutto, però, l'attuale inquilino della Casa Bianca sembra aver smarrito la strada della fiducia popolare: ben il 59 per cento del campione ha espresso perplessità, preoccupazioni, "dubbi e riserve" sul suo conto, e in particolare sulla sua capacità di guidare gli Stati Uniti; in febbraio la pensava così non più del 55 per cento. Cinque punti percentuali in meno per il sostegno alla guerra in Iraq: dal 53 per cento di favorevoli del mese scorso si e' scesi adesso al 48, secondo i quali l'invasione dell'Iraq resta pur sempre la cosa giusta che si doveva compiere; addirittura il 56 per cento degli interpellati ribattono tuttavia che i costi in termini di vite di propri connazionali non giustificano assolutamente gli eventuali risultati positivi del conflitto.

 
Israele vuole estendere zona cuscinetto tra Gaza ed egitto PDF Stampa E-mail
Scritto da lastampa.it   
Venerdì 14 Maggio 2004 01:00

PER FARLO POTREBBE ABBATTERE DECINE, FORSE CENTINAIA DI CASE - Aumentano gli israeliani favorevoli al ritiro dalla Striscia

 
«Nick morto per i peccati di Bush» PDF Stampa E-mail
Scritto da lastampa.it   
Venerdì 14 Maggio 2004 01:00

Parla il padre del soldato decapitato in Iraq

Michael Berg, un pacifista, ha addossato l'intera responsabilità della morte del figlio all'amministrazione americana. «Mio figlio è morto per i
peccati di Bush e di Rumsfeld. L'amministrazione ha provocato tutto questo», ha detto Berg alla radio della Pennsylvania KYW-AM. Alla vigilia del funerale del figlio.

La salma di Nick Berg è tornata ieri in patria e il padre della vittima ha criticato l'amministrazione per la guerra in Iraq e le misure restrittive anti-terrorismo varate dopo l'11 settembre

. Il padre dell'ostaggio ucciso ha criticato il Patriot Act come «un colpo di stato» e ha aggiunto: «Questa non è la stessa America in cui sono cresciuto io».

La famiglia Berg ha offerto nuovi documenti per dimostrare la tesi che Nick era stato preso in custodia da militari americani e non dalla
polizia irachena dopo il fermo nella notte tra il 24 e 25 marzo
a Baghdad.
 
Paura e propaganda:gli Usa liberano alcuni ostaggi ma non cambia la politica di potenza in Medio-Oriente PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Venerdì 14 Maggio 2004 01:00

All'indomani della visita di Rumsfeld nella prigione degli orrori, sono stati liberati decine di reclusi. Un marine ucciso nell'ovest dell'Iraq.

I militari americani hanno cominciato questa mattina a liberare centinaia di prigionieri rinchiusi nella famigerata prigione di Abu Ghraib, il "carcere degli orrori" alle porte di Bagdad, al centro dello scandalo sugli abusi e le torture ai detenuti.
Un primo gruppo di 315 reclusi ha lasciato stamane il penitenziario dove ieri, nel corso della sua visita a sorpresa in Iraq, si era recato lo stesso capo del Pentagono, il segretario alla Difesa Usa, Donald Rumsfeld.

Un primo bus ha lasciato il carcere in direzione di una base militare a ovest Bagdad dove sono attesi da diversi leader tribali. Dopo i prigionieri liberati oggi, ci sarà una seconda serie di rilasci il prossimo 21 maggio.

La liberazione dei detenuti era stata chiesta dalla Croce Rossa Internazionale che lo scorso ottobre aveva presentato alle autorità americane e inglesi un rapporto in cui, citando fonti stesse delle forze alleate, sottolineava come una percentuale dal 70% al 90% delle persone arrestare in Iraq era stata arrestata per "errore" e senza alcun motivo.

LE NUOVE FOTO DIVIDONO GLI USA
Un detenuto iracheno costretto a sodomizzarsi con una banana, prigioniere forzate a mostrare i seni, soldatesse americane sorridenti accanto a cadaveri di carcerati.
Mentre la Casa Bianca continua a chiedersi se e quando rendere pubbliche le foto degli orrori del carcere di Abu Ghraib, i senatori ed i deputati Usa non sembrano ancora essersi ripresi dal trauma delle immagini, presentate per tre ore in due sale sicure di Capitol Hill (una per ciascun ramo del parlamento).

Le foto, su dischetto digitale, sono state proiettate su schermi installati nelle due sale, per pochi secondi ciascuna (erano oltre 1800), insieme ad alcuni brevi filmati.
Una delle scene che hanno piu' colpito i parlamentari e' stata quella di un detenuto iracheno costretto a sbattere la faccia, piu' volte e violentemente, contro le inferriate della porta di una cella, tirato da un corda legata alla vita.
Alcuni parlamentari hanno detto di essere entrati nella sala convinti che fosse necessario rendere pubbliche le foto ma di essere usciti con la convinzione opposta: sono immagini troppo violente per essere rese pubbliche.

Ma la decisione finale spetta alla Casa Bianca che appare divisa su cosa fare. Ma molti giudicano inevitabile la pubblicazione delle immagini che finirebbero in ogni caso, nelle prossime settimane, per giungere ai media americani.
 
Iraq: gli Usa lasciano ? PDF Stampa E-mail
Scritto da AGI   
Venerdì 14 Maggio 2004 01:00

Gli uomini di Sadr prendono il controllo del municipio di Nassiriya. Il governatore iracheno, l'americano Bremer, annuncia: "se non siamo bene accetti potremmo lasciare l'Iraq"

Gli uomini dell'esercito Mehdi hanno preso il controllo del municipio di Nassiriya e di alcune stazioni di polizia. Lo ha confermato all'Agenzia Italia il caporedattore del servizio esteri di al Jazira, l'emittente che per prima ha dato la notizia. L'occupazione è avvenuta senza l'uso della violenza, mentre per strada alcuni manifestanti chiamavano alla guerra santa contro le forze di occupazione. Secondo al Jazira, il rappresentante locale di Sadr ha proclamato Nassiriya "citta' santa proibita agli occupanti". Intanto il capo dell'amministrazione civile americana in Iraq, Paul Bremer, ha ventilato l'ipotesi di un ritiro degli Stati Uniti dal Paese: "Non restiamo dove non sono benvenuti". I militari americani hanno cominciato il rilascio di centinaia di prigionieri rinchiusi nella famigerata prigione di Abu Ghraib, il carcere alle porte di Baghdad che e' stato al centro dello scandalo sugli abusi e le umiliazioni ai detenuti. Un primo gruppo di 315 prigionieri ha lasciato stamane il complesso detentivo. Si torna a combattere a Najaf, la città santa sciita nell'Iraq centro-meridionale. I blindati americani si sono spinti fino all'interno dell'antico cimitero cittadino, dove sono da giorni asserragliati molti uomini dell'Esercito Mehdi fedeli a Sadr.

 
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