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BUSH: RIMARREMO IN IRAQ ANCHE OLTRE IL 30 GIUGNO PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Domenica 16 Maggio 2004 01:00

Le truppe statunitense rimarranno in Iraq anche dopo il 30 giugno per garantire la sicurezza di quel Paese: lo ha detto oggi il presidente americano George W. Bush, non accennando minimamente all'ipotesi affacciata da Colin Powell sul fatto che la Coalizione possa andarsene qualora ci fosse una richiesta in tal senso del nuovo governo provvisorio iracheno.

Questa tesi e' stata pero' successivamente confermata dal portavoce della Casa Bianca, Scott McClellan: ''Se un governo iracheno sovrano non ci volesse in Iraq noin resteremmo''.

''Il 30 giurno - ha spiegato Bush nel tradizionale messaggio radiofonico del sabato alla nazione - il nuovo governo provvisorio assumera' l'autorita' sovrana. L'America manterra' il suo impegno nei confronti della sicurezza e della dignita' nazionale del popolo iracheno. La missione vitale delle nostre truppe che contribuiscono ad assicurare la sicurezza proseguira' il primo luglio e oltre'', fino a quando gli iracheni stessi ''saranno in grado di garantire la sicurezza da soli''.
15/05/2004 17:26
 
E' guerra santa a Nassiriya PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Sabato 15 Maggio 2004 01:00

Le truppe italiane si ritirano. I "nostri ragazzi" battono in ritirata. Bremer,proconsole imperiale americano,parla di "disimpegno". Come a Saigon,se ne vanno offesi perchè i popolo sottomessi non gradiscono la loro democrazia. Strana gente questi "popoli oppressi

Truppe italiane a Nassiriya

Miliziani dell'esercito del Mahdi, guidato dall'imam ribelle Moqtada Al Sadr, sono entrati a Nassiriya. Proclamata la Jihad, la guerra santa. I nostri soldati si ritirano

Secondo la tv satellitare Al Jazeera, un gruppo di miliziani dell'Esercito del Mahdi, guidato dall'imam ribelle Moqtada Sadr sarebbero entrati a Nassiriya assumendo il controllo di alcuni centri delle forze di polizia locale.

Il capo della sezione di Nassiriya del movimento di Moqtada el Sadr ha decretato oggi la Jihad, la guerra santa. In un'informazione data come urgente dalla rete satellitare al Jazeera, il militante del movimento ha annunciato che la città è una zona interdetta alle forze di occupazione.

Secondo la tv satellitare Al Jazeera i reparti italiani a Nassiriya si sarebbero ritirati dalle loro posizioni dinanzi all'ingresso in città di miliziani dell'Esercito del Mahdi, guidato dall'imam ribelle Moqtada Al Sadr, che hanno occupato alcune stazioni di polizia e vengono segnalati anche su alcuni ponti. L'inviato della tv riferisce anche di elicotteri americani che avrebbero sorvolato la città.

"Ci sono uomini armati a Nassiriya, all'altezza di uno dei tre ponti della città. Non è ancora chiaro che intenzioni abbiano. I militari italiani stanno controllando la situazione". Solo queste, al momento, le informazioni che arrivano dal comando del contingente italiano in Iraq.

Intanto, a Najaf la situazione si complica:un consigliere dell'ayatollah sciita Sistani ha chiesto alle forze americane e alle milizie di Moqtada Sadr di lasciare la città santa di Najaf, dove sono in corso violenti scontri tra le tombe dell'antico cimitero. Ma Al Sadr non pare avere l'intenzione di ritirare i suoi uomini. Anzi, gli stretti collaboratori del leader radicale hanno chiesto agli sciiti di Bagdad di raggiungere Najaf per portare aiuto alle milizie impegnate contro i militari Usa. L'ufficio in città di Moqtada al Sadr ha preso fuoco. Lo stabile è nelle vicinanze del santuario dell'Imam Ali, uno dei luoghi più sacri per i musulmani sciiti. Abitanti della città hanno riferito che uomini armati dell'esercito di Al Sadr hanno chiuso tutte le strade che portano al santuario, vietando l'accesso a chiunque.

 
Kerry in testa ai sondaggi in Usa PDF Stampa E-mail
Scritto da AGI   
Sabato 15 Maggio 2004 01:00

Attualmente lo sfidante sembrerebbe in grado di strappare a Bush la Casa Bianca. Forse da tempo i poteri che contano hanno deciso di cambiare cavallo

L'intensificarsi dei combattimenti sul campo in Iraq e lo scandalo delle torture inflitte dai soldati americani ai prigionieri iracheni potrebbero costare carissimi a George W. Bush, in calo verticale di popolarità a detta dell'ultimo sondaggio in ordine di tempo, realizzato per conto del network televisivo 'Cnn' e della rivista 'Time' fra mercoledì e ieri, all'apice della crisi esplosa sulle sevizie ai detenuti nel carcere di Abu Ghraib, presso Baghdad. Se infatti il presidente americano con un'aggressiva offensiva mediatica e propagandistica era riuscito a rintuzzare la sfida del candidato democratico in pectore nella corsa alla Casa Bianca di novembre, John Forbes Kerry, adesso è quest'ultimo ad averlo scavalcato, per la prima volta dalla rimonta del rivale: il 51 per cento degli interpellati, se si votasse oggi, sceglierebbe proprio Kerry, a fronte del 46 per cento che ancora opterebbero per Bush. Soprattutto, però, l'attuale inquilino della Casa Bianca sembra aver smarrito la strada della fiducia popolare: ben il 59 per cento del campione ha espresso perplessità, preoccupazioni, "dubbi e riserve" sul suo conto, e in particolare sulla sua capacità di guidare gli Stati Uniti; in febbraio la pensava così non più del 55 per cento. Cinque punti percentuali in meno per il sostegno alla guerra in Iraq: dal 53 per cento di favorevoli del mese scorso si e' scesi adesso al 48, secondo i quali l'invasione dell'Iraq resta pur sempre la cosa giusta che si doveva compiere; addirittura il 56 per cento degli interpellati ribattono tuttavia che i costi in termini di vite di propri connazionali non giustificano assolutamente gli eventuali risultati positivi del conflitto.

 
Israele vuole estendere zona cuscinetto tra Gaza ed egitto PDF Stampa E-mail
Scritto da lastampa.it   
Venerdì 14 Maggio 2004 01:00

PER FARLO POTREBBE ABBATTERE DECINE, FORSE CENTINAIA DI CASE - Aumentano gli israeliani favorevoli al ritiro dalla Striscia

 
«Nick morto per i peccati di Bush» PDF Stampa E-mail
Scritto da lastampa.it   
Venerdì 14 Maggio 2004 01:00

Parla il padre del soldato decapitato in Iraq

Michael Berg, un pacifista, ha addossato l'intera responsabilità della morte del figlio all'amministrazione americana. «Mio figlio è morto per i
peccati di Bush e di Rumsfeld. L'amministrazione ha provocato tutto questo», ha detto Berg alla radio della Pennsylvania KYW-AM. Alla vigilia del funerale del figlio.

La salma di Nick Berg è tornata ieri in patria e il padre della vittima ha criticato l'amministrazione per la guerra in Iraq e le misure restrittive anti-terrorismo varate dopo l'11 settembre

. Il padre dell'ostaggio ucciso ha criticato il Patriot Act come «un colpo di stato» e ha aggiunto: «Questa non è la stessa America in cui sono cresciuto io».

La famiglia Berg ha offerto nuovi documenti per dimostrare la tesi che Nick era stato preso in custodia da militari americani e non dalla
polizia irachena dopo il fermo nella notte tra il 24 e 25 marzo
a Baghdad.
 
Paura e propaganda:gli Usa liberano alcuni ostaggi ma non cambia la politica di potenza in Medio-Oriente PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Venerdì 14 Maggio 2004 01:00

All'indomani della visita di Rumsfeld nella prigione degli orrori, sono stati liberati decine di reclusi. Un marine ucciso nell'ovest dell'Iraq.

I militari americani hanno cominciato questa mattina a liberare centinaia di prigionieri rinchiusi nella famigerata prigione di Abu Ghraib, il "carcere degli orrori" alle porte di Bagdad, al centro dello scandalo sugli abusi e le torture ai detenuti.
Un primo gruppo di 315 reclusi ha lasciato stamane il penitenziario dove ieri, nel corso della sua visita a sorpresa in Iraq, si era recato lo stesso capo del Pentagono, il segretario alla Difesa Usa, Donald Rumsfeld.

Un primo bus ha lasciato il carcere in direzione di una base militare a ovest Bagdad dove sono attesi da diversi leader tribali. Dopo i prigionieri liberati oggi, ci sarà una seconda serie di rilasci il prossimo 21 maggio.

La liberazione dei detenuti era stata chiesta dalla Croce Rossa Internazionale che lo scorso ottobre aveva presentato alle autorità americane e inglesi un rapporto in cui, citando fonti stesse delle forze alleate, sottolineava come una percentuale dal 70% al 90% delle persone arrestare in Iraq era stata arrestata per "errore" e senza alcun motivo.

LE NUOVE FOTO DIVIDONO GLI USA
Un detenuto iracheno costretto a sodomizzarsi con una banana, prigioniere forzate a mostrare i seni, soldatesse americane sorridenti accanto a cadaveri di carcerati.
Mentre la Casa Bianca continua a chiedersi se e quando rendere pubbliche le foto degli orrori del carcere di Abu Ghraib, i senatori ed i deputati Usa non sembrano ancora essersi ripresi dal trauma delle immagini, presentate per tre ore in due sale sicure di Capitol Hill (una per ciascun ramo del parlamento).

Le foto, su dischetto digitale, sono state proiettate su schermi installati nelle due sale, per pochi secondi ciascuna (erano oltre 1800), insieme ad alcuni brevi filmati.
Una delle scene che hanno piu' colpito i parlamentari e' stata quella di un detenuto iracheno costretto a sbattere la faccia, piu' volte e violentemente, contro le inferriate della porta di una cella, tirato da un corda legata alla vita.
Alcuni parlamentari hanno detto di essere entrati nella sala convinti che fosse necessario rendere pubbliche le foto ma di essere usciti con la convinzione opposta: sono immagini troppo violente per essere rese pubbliche.

Ma la decisione finale spetta alla Casa Bianca che appare divisa su cosa fare. Ma molti giudicano inevitabile la pubblicazione delle immagini che finirebbero in ogni caso, nelle prossime settimane, per giungere ai media americani.
 
Iraq: gli Usa lasciano ? PDF Stampa E-mail
Scritto da AGI   
Venerdì 14 Maggio 2004 01:00

Gli uomini di Sadr prendono il controllo del municipio di Nassiriya. Il governatore iracheno, l'americano Bremer, annuncia: "se non siamo bene accetti potremmo lasciare l'Iraq"

Gli uomini dell'esercito Mehdi hanno preso il controllo del municipio di Nassiriya e di alcune stazioni di polizia. Lo ha confermato all'Agenzia Italia il caporedattore del servizio esteri di al Jazira, l'emittente che per prima ha dato la notizia. L'occupazione è avvenuta senza l'uso della violenza, mentre per strada alcuni manifestanti chiamavano alla guerra santa contro le forze di occupazione. Secondo al Jazira, il rappresentante locale di Sadr ha proclamato Nassiriya "citta' santa proibita agli occupanti". Intanto il capo dell'amministrazione civile americana in Iraq, Paul Bremer, ha ventilato l'ipotesi di un ritiro degli Stati Uniti dal Paese: "Non restiamo dove non sono benvenuti". I militari americani hanno cominciato il rilascio di centinaia di prigionieri rinchiusi nella famigerata prigione di Abu Ghraib, il carcere alle porte di Baghdad che e' stato al centro dello scandalo sugli abusi e le umiliazioni ai detenuti. Un primo gruppo di 315 prigionieri ha lasciato stamane il complesso detentivo. Si torna a combattere a Najaf, la città santa sciita nell'Iraq centro-meridionale. I blindati americani si sono spinti fino all'interno dell'antico cimitero cittadino, dove sono da giorni asserragliati molti uomini dell'Esercito Mehdi fedeli a Sadr.

 
Gli Usa sono fonte d'instabilità nel Medio Oriente PDF Stampa E-mail
Scritto da El Paìs - Il giornale d'Italia   
Venerdì 14 Maggio 2004 01:00

in un'intervista rilasciata al quotidiano spagnolo El Paìs, il Presidente siriano Assad spiega tutte le ragioni per le quali gli americani sono una minaccia per la tranquillità della regione

“Gli Stati Uniti sono diventati una fonte d’instabilità nella regione medio-orientale” Così il Presidente siriano Bashr el Assad al quotidiano spagnolo “El Paìs”.

“L’occupazione americana ha avuto e ha riflessi sui paesi vicini perché tutti noi ci opponiamo all’occupazione”. Economicamente “perché gli investitori fuggono dalle guerre e dalle situazioni d’instabilità”. Socialmente perché “le relazioni tra le tribù e le famiglie sono diventate più tese”.

“In Iraq c’è caos e mancanza di controllo e c’è contrabbando d’armi verso la Siria; e anche un aumento dell’estremismo e di un sentimento di odio verso gli Stati Unirti che non esisteva prima”

“Lo scorso anno abbiamo presentato al Consiglio di Sicuerezza dell’Onu un progetto per una regione libera dalle armi di distruzione di massa. Quest’iniziativa – ha spiegato Assad – non ha avuto valide pressioni da parte americana, il che costituisce una contraddizione. Perché non hanno risposto alla nostra iniziativa davanti all’Onu ? Perché non chiedono ad Israele lo smantellamento del suo armamento nucleare ? La conclusione che ne traiamo è che gli Stati Uniti non sono sinceri”.

 
Abbattute le case di undicimila palestinesi PDF Stampa E-mail
Scritto da France Presse   
Venerdì 14 Maggio 2004 01:00

Sono queste le cifre raccapriccianti fornite dalle Nazioni Unite per la sola città di Rafa. Sharon e il Likud tuttavia intendono intensificare l'operazione terra bruciata

L’esercito israeliano che ha perso 11 soldati questa settimana nella battaglia di Gaza distruggerà centinaia di abitazioni nel sud della Striscia per allargare una “Zona di sicurezza”.

Un progetto denunciato come “crimine di guerra” e “catastrofe” dai palestinesi.

Un responsabile del Consiglio di Gerusalemme ha infatti affermato a France Presse che l’esercito allargherà il settore controllato lungo la frontiera egiziana e che, perciò, delle case palestinesi “saranno distrutte”.

Nabil Abou Rudeina, il principale consigliere di Arafat, definisce questa decisione come un “crimine di guerra” che “conferma che il ritiro annunciato da Gaza non era altro che una menzogna”.

“Distruggere queste case rappresenterà una catastrofe per il nostro popolo”.

Secondo l’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati palestinesi più di 11.000 palestinesi hanno perso l’abitazione a Rafa in tre anni e mezzo. “È impossibile credere ognuno di questi edifici fosse il nascondiglio di un terrorista”.

“Le case vuote che vengono distrutte sono generalmente abbandonate da famiglie che fuggono per il timore di essere uccise dagli israeliani” “Quando la casa alla tua destra è stata dinamitata e la carica viene applicata a quella alla tua sinistra, sai che la prossima tocca a te: e le famiglie non possono restare fino all’ultimo minuto.”

 
La popolazione israeliana presa dal terrore PDF Stampa E-mail
Scritto da France Presse   
Venerdì 14 Maggio 2004 01:00

La perdita di undici soldati in una sola settimana ha spinto l'opinione pubblica israeliana su posizioni molto più moderate di quelle di Sharon. I dati forniti da quotidiani ebraici

La morte di undici soldati ha considerevolmente rafforzato il sostegno dell’opinione pubblica israeliana ad un ritiro della striscia di Gaza.

I sondaggi, resi pubblici il 14 maggio, parlano chiaro.

Alla domanda “siete favorevoli o contrari ad un ritiro unilaterale dalla striscia di Gaza” il 71% degli intervistati ha risposto di si: il 4 maggio erano il 62%. Totalmente contrario il 24% contro il 32% di dieci gironi prima. A quanto pubblicato dal quotidiano israeliano Yédiot Aharonot.

Ancor più larga la forbice per il quotidiano Maariv: 79% favorevoli e 18% contrari.

 
E io porto la Gran Bretagna davanti alla Corte internazionale PDF Stampa E-mail
Scritto da France Presse/Reuters   
Venerdì 14 Maggio 2004 01:00

Jacques Vergès,notissimo principe del foro parigino, già avvocato di Carlos e di Klaus Barbie, ha annunciato di aver intrapreso un'azione legale contro il governo di Sua Maestà per crimini di guerra

“La realtà delle torture e delle violazioni sistematiche della dignità dei prigionieri iracheni, in alcuni casi seguite da omicidi, sia da parte delle truppe degli Stati Uniti che di quelle del Regno Unito, ampiamente denunciate dai media del mondo intero, non sono più mistero per nessuno. Si tratta di una responsabilità che coinvolge l’intero comando. Nessuno è però stato arrestato in questa storia” .

A differenza dagli Stati Uniti la Gran Bretagna ha riconosciuto la Corte penale internazionale. “Noi attacchiamo la Gran Bretagna per i crimini commessi dalle truppe inglesi, così come Amnesty International e la Croce Rossa internazionale li denunciano, ma anche in quanto sono complici dei crimini commessi dagli americani”.

 
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