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LA SOLDATESSA ENGLAND NON SI PENTE. IN FONDO "NON HO FATTO NULLA DI MALE,ANZI MI DIVERTIVO". PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Lunedì 17 Maggio 2004 01:00

Era ''divertente'' umiliare i prigionieri e scattare foto mentre venivano torturati. "

Washington, 16 mag. - (Adnkronos) - A dichiararlo, secondo quanto si legge sul ''The New York Times'', e' stata Lynndie England, la soldatessa americana fotografata mentre seviziava i detenuti iracheni del carcere di Abu Ghraib. ''Credevamo che fosse divertente e quindi scattavamo delle foto'', ha detto la soldatessa lo scorso 5 maggio descrivendo la pratica delle torture come una routine, a volte un diversivo, ma mai un ordine imposto dall'alto. La England, 21 anni ed in attesa di un bambino da un commilitone, ha ammesso di aver stretto una cinghia al collo di un detenuto e di averlo costretto a strisciare per terra, o a correre con altri, per ''circa 4 - 6 ore'', aggiungendo che un altro militare, per intimorire i detenuti incappucciati, lanciava sulle loro teste un pallone da football, mentre un altro dava loro calci fino a ferirli a sangue, per poi ''cucire loro di persona le ferite, se erano serie''. Alla domanda se abbia mai abusato fisicamente dei prigionieri, la England, in stato di liberta' vigilata, risponde: ''Si, ho camminato su alcuni detenuti, li spingevo o li strattonavo, ma non ho fatto nulla di estremo''. La soldatessa, che deve rispondere di quattro capi di imputazione - tra cui aggressioni e maltrattamenti reiterati contro detenuti iracheni - ha anche raccontato come il sergente Ivan Frederick scagliasse violenti pugni contro i detenuti o ''facesse altre cose normali, come gettarsi sopra di loro o spingerli''.

 
Inferno Nassiriya, italiani in fuga PDF Stampa E-mail
Scritto da Tgcom.it   
Lunedì 17 Maggio 2004 01:00

Nassiriya,evacuata la base italiana, venti feriti,marines arrivano in aiuto

La base Libeccio è stata evacuata: i militari italiani - che nell' arco di due ore hanno avuto20 feriti, uno dei quali, molto grave -, hanno momentaneamente abbandonato la postazione. Da ormai due giorni il contingente italiano è sotto l'assedio dei guerriglieri iracheni. Nel pomeriggio sotto il fuoco era finita anche il governatore Barbara Contini, rimasta illesa. Intanto il contingente Usa ha inviato a Nassiriya i propri marines.

Per tutto il giorno si è combattuto per le strade di Nassiriya. Le pattuglie italiane sono state ripetutamente prese di mira dai guerriglieri che si muovono in piccoli gruppi e si nascondono sui tetti degli edifici, mettendo a repentaglio la vita degli abitanti. Scontri particolarmente duri si sono verificati nei pressi di Animal House - quella che era la base dei carabinieri distrutta dall'attentato del 12 novembre e dove sarebbero asserragliati decine di miliziani - e della Base Libeccio.

Ad Animal House, dopo un'aspra battaglia, i militari sono riusciti a rimuovere le barricate erette dai guerriglieri per impedire il passaggio su uno dei tre ponti. Per difendere, invece, la Base Libeccio, che, dopo aver ospitato i carabineri, è ora una centrale operativa della polizia locale e rappresenta un punto strategico importantissimo per il controllo dei ponti sull'Eufrate, sono rimasti feriti almeno otto militari, colpiti dalle schegge dei colpi di mortaio. Uno di questi e' in prognosi riservata, mentre gli altri non sarebbero in condizioni gravi. E in serata, dopo che erano riprese i cannoneggiamenti e le esplosioni, il comando italiano ha deciso di evacuare momentaneamente la base Libeccio. Negli scontri in citta' ha riportato ferite lievi anche un altro militare, mentre tre soldati sono rimasti contusi durante le manovre a bordo dei mezzi militari sotto il fuoco nemico.

Arrivano i marines americani
Un contingente di marines statunitensi è diretto a Nassiriya, dove si affiancherà alle truppe italiane. Lo riferisce l'emittente satellitare Al Arabiyah, precisando che i militari americani di rinforzo avrebbero già raggiunto i dintorni del capoluogo della provincia di Dhi Qar.

 
Forniva armi a gangster e minorenni, ora a polizia irachena PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Lunedì 17 Maggio 2004 01:00

Una azienda d'armi, piu' volte nei guai negli Usa per il suo business con noti gangster, fornira' armi alla polizia irachena.

La Kiesler Police Supply e' finita alla ribalta della cronaca in passato per avere fornito armi alla setta di David Koresh (al centro del massacro di Waco), per avere acquistato vecchie armi dalla polizia per rivenderle a gangster di Chicago e per avere venduto via Internet armi finite a minorenni. Ciononostante ha vinto l'appalto da 35 milioni di dollari.
 
Ucciso il presidente del consiglio iracheno PDF Stampa E-mail
Scritto da AGI   
Lunedì 17 Maggio 2004 01:00

L'instabilità endemica della zona crea disagio all'amministrazione Bush ma aumenta al contempo i dividendi delle oligarchie petrolifere

Ucciso a Baghdad il capo del consiglio di governo nominato dall'amministrazione statunitense. Abdul Zahra Othman Mohammad, conosciuto anche come Izzedin Salim, e' stato
investito dall'esplosione di un'autobomba mentre aspettava di entrare nella 'Zona Verde' attraverso l'ingresso principale. Ne ha dato notizia il viceministro degli Esteri iracheno
 
Né onore né gloria per Matteo Vanzan da parte di chi lo ha mandato a morire PDF Stampa E-mail
Scritto da AGI   
Lunedì 17 Maggio 2004 01:00

Il giovane caporale non ha retto ad una crisi cardiaca sopravvenuta dopo l'emorragia. Il padre: era partito per una missione di pace.

 
IL GOVERNO ITALIANO MEDITA LA FUGA DALL'IRAQ. LA CHIAMA "STRATEGIA D'USCITA" PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Lunedì 17 Maggio 2004 01:00

Berlusconi vedrà mercoledì Bush a Washington e il giorno dopo parlerà di Iraq alla Camera, e alla vigilia di questi due appuntamenti la maggioranza di centrodestra si presenta sempre più divisa sull'atteggiamento da tenere e soprattutto sulla durata della missione dei militari italiani a Nassiriya.

Tanto che Follini si sente in dovere di lanciare un monito agli alleati: "Non è questo il momento per dividersi".

E' evidente, come si capiva anche dalle parole del vicepremier Fini, che "si sta delineando una strategia di uscita", cioè che la voglia di tutti è quella di trovare davvero il modo di tirarsi fuori da una situazione che appare ogni giorno più critica. Certo non subito, come dice anche il ministro degli Esteri Frattini evocando il pericolo di una guerra civile tra iracheni di opposte fazioni se la coalizione se ne dovesse andare subito. Ma quel limite del 30 giugno, quando l'autorità dovrebbe passare a un governo iracheno, è visto da molti nel centrodestra come la data per poter ritirare i soldati senza dare l'impressione di una ritirata.

Questa è, per esempio, la posizione della Lega, che ieri è stata espressa dal vicepresidente del Senato Calderoli, piuttosto polemico con il presidente del consiglio, a cui ha presentato senza troppi giri di parole una richiesta precisa. "Sarebbe gradita - ha detto infatti Calderoli - una spiegazione da parte di Berlusconi circa la sua affermazione sul fatto che il nostro contingente resterà comunque anche dopo il 30 giugno, una linea nella quale non mi riconosco". Meno drastico è il giudizio di un altro leghista, Fiorello Provera, presidente della commissione Esteri del Senato. "Noi siamo d'accordo con Brahimi e con la soluzione di un governo iracheno provvisorio. Poi sarà necessaria una nuova risoluzione delle Nazioni unite. Entro il 30 non si può abbandonare l'Iraq e venire via".

 
Niente torture … siamo inglesi (!) PDF Stampa E-mail
Scritto da Stefano Vernole   
Lunedì 17 Maggio 2004 01:00

Colti con le mani nella marmellata, stavolta gli statunitensi hanno subito ammesso le loro nefandezze in Iraq, pur cercando di ridimensionarle e sottolineando come in una “democrazia” in fondo i colpevoli siano puniti …

Solo dopo una settimana, invece, le prime ammissioni cominciano ad arrivare anche da parte britannica, malgrado un ex ufficiale inglese avesse messo in dubbio la veridicità delle foto e addirittura lo stesso carnefice del massacro di Derry – il generale Jackson – cercasse di difendere la “professionalità” delle truppe di Sua Maestà.

Le stesse foto pubblicate dal “Daily Mirror” e scoperte poi come false, testimoniavano solo in minima parte delle trentaquattro (34) inchieste aperte dalla polizia militare britannica sulle violenze e gli abusi commessi dalle truppe inglesi in Iraq.

Amnesty International, infatti, ha denunciato come da circa un anno il governo di Tony Blair – l’ex bombardatore della Serbia – fosse al corrente delle pratiche di torture e sevizie compiute dai soldati britannici nelle carceri irachene.

L’esperienza di queste pratiche coloniali – d’altronde – agli inglesi non manca di certo, visto il recente passato imperiale e l’allenamento che hanno coltivato nell’ultima colonia dell’Europa contemporanea: l’Irlanda del Nord(1).

Proprio in questi giorni ricorre l’anniversario del martirio di Bobby Sands – une delle pagine più vergognose nella storia della Gran Bretagna dopo il 1945 – sottolineata dal tentativo dell’ambasciata britannica a Teheran di convincere il governo iraniano a rimuovere la targa della strada a lui dedicata.

Per chi avesse la memoria corta e credesse che determinate pratiche rappresentino per gli inglesi un’eccezione – tanti “liberal” italiani considerano infatti la Gran Bretagna un pò come la culla della democrazia – sarà ora il caso di ricordare alcune testimonianze e denunce perpetrate nei confronti degli aguzzini di Sua Maestà britannica in Irlanda del Nord.

I militanti repubblicani così descrivono le torture e i maltrattamenti da loro subiti:

“Si trattava sostanzialmente di cinque tecniche: incappucciamento, search position, continua esposizione ad un forte rumore meccanico, niente cibo né sonno, brutalità fisiche” … Durante i miei sette giorni da desaparacido non mi sfilarono mai il mio cappuccio dalla testa, fui picchiato decine di volte, non ricordo di aver dormito. Naturalmente oltre alle Special techniques vi erano anche i classici interrogatori di terzo grado durante i quali il pestaggi

 
12 CARABINIERI, 6 MILITARI DELL'ESERCITO, 3 CIVILI PDF Stampa E-mail
Scritto da lastampa.it   
Lunedì 17 Maggio 2004 01:00

Iraq: 21 le vittime italiane dall'inizio delle operazioni militari

ROMA. Sono 21 le vittime italiane in Iraq, dall'inizio della guerra nel marzo 2003. Diciannove militari hanno perso la vita nell'attentato del 12 novembre scorso alla base Animal House di Nasiriyah. Tra essi anche due civili. Fabrizio Quattrocchi, dipendente di una società di sicurezza
privata con sede all'estero, è stato assassinato dalla guerriglia il 14 aprile dopo essere stato preso in ostaggio. Matteo Vanzan, caporale del Primo Reggimento Lagunari «Serenissima» di Venezia, è morto questa notte per le ferite riportate in un attacco dei miliziani di al Sadr.

I dodici carabinieri:

Enzo Fregosi; Andrea Filippa; Giovanni Cavallaro; Domenico
Intravaia; Alfio Ragazzi; Massimiliano Bruno; Alfonso Trincone;
Daniele Ghione; Giuseppe Coletta; Orazio Maiorana; Ivan Ghitti;
Filippo Merlino.

I militari dell'esercito:

Silvio Olla; Emanuele Ferraro; Alessandro Carrisi; Massimo
Ficuciello; Pietro Petrucci; Matteo Vanzan.

I civili:

Stefano Rolla; Marco Beci. Inoltre in Iraq è stato rapito e ucciso anche Fabrizio Quattrocchi, una guardia privata.

 
PROPAGANDA DI GUERRA CONTRO UN "PAESE CANAGLIA" PDF Stampa E-mail
Scritto da Rinascita   
Domenica 16 Maggio 2004 01:00

Nel Sudan "l'Islam mette in croce i cristiani". Parola di Antonio Socci.

Sul "Giornale" del 17 aprile è apparso un articolo di Antonio Socci intitolato "L'Islam mette in croce i cristiani". Se i Tedeschi avevano l'abitudine di tagliare le mani ai bambini belgi, i musulmani del Sudan hanno invece una particolare predilezione per la crocifissione, alla quale spesso e volentieri condannano i cristiani nel sud del paese. La velina è sempre la stessa, sicché in articoli precedenti si è potuto leggere che in Sudan "i bambini vengono utilizzati come servi e le donne sfruttate sessualmente" (Antonio Gaspari, Sudan: l'Islam fa pulizia etnica). A quanto pare, la propaganda di guerra contro il Sudan è ripresa dopo che il Sudan è stato incluso da Bush nella lista dei "paesi canaglia"; ma è da più d'una decina d'anni che il Sudan preoccupa gli Stati Uniti, cioè da quando il governo di Khartum decise di rivendicare l'indipendenza del paese. Indipendenza sul piano politico e diplomatico (scelta di
instaurare stretti rapporti con Teheran), alimentare (autosufficienza della produzione cerealicola), industriale (collaborazione con la Germania, che fu punita dagli USA col bombardamento di una fabbrica di medicinali in territorio sudanese. Naturalmente perché vi si fabbricavano "armi di distruzione di massa").
Già all'inizio del '93 alcuni ambienti clericali (i missionari comboniani in primis) ispirarono una campagna stampa che mirava apresentare le regioni meridionali del Sudan come il teatro di una spietata repressione contro i negri cristiani, se non di un vero e proprio genocidio. La stessa visita di Giovanni Paolo II a Khartum venne concepita come un mezzo per mettere in difficoltà il governo sudanese; ma la manovra si ritorse contro coloro che l'avevano concepita, perché risultò chiaro a tutti che i cristiani sudanesi non avevano seri motivi per lagnarsi delle loro condizioni. (Le chiese cristiane in Sudan sono aperte e frequentate, la TV sudanese trasmette la messa cattolica e lezioni di catechismo ecc. ecc.).
Fallito il pretesto della "repressione anticristiana", la campagna entrò in una nuova fase. Si cominciò a parlare di complicità delle autorità di Khartum in non meglio precisate "attività terroristiche", sicché il governo di Washington dichiarò di ritenere il Sudan meritevole di essere inserito nella lista dei paesi che fomentano il terrorismo internazionale.
Se ne ebbe l'eco sui principali organi di stampa del partito americano in Italia: sul "Giornale" uscì un articolo di Lucio Lami intitolato "Raffreddare il Sudan". A distanza di dieci anni, la musica riprende e, per salvare lo Zio Tom, viene invocato lo Zio Sam (il quale, d'altronde, per interposta Arabia Saudita rifornisce di armi le bande secessioniste nel sud del paese africano).Ma i suonatori devono essere molto scalcinati, se ricorrono agli stessi argomenti (pulizia etnica, crocifissioni ecc.) già usati a suo tempo per giustificare l'aggressione contro la Serbia. O, forse, contano sulla perenne recettività degli sprovveduti e sulla necessità degli occidentalisti di disporre di "argomenti" per la loro propaganda. Claudio Mutti
 
«Foto false», si dimette il direttore del Mirror PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Domenica 16 Maggio 2004 01:00

Piers Morgan chiede scusa per lo scandalo creato «in buona fede»

Dopo giorni di polemiche, l'ammissione: «Siamo stato vittime di un terribile inganno». I militari: «Era una totale assurdità»
LONDRA - Si è dimesso Piers Morgan, il direttore del quotidiano «Daily Mirror» finito sotto accusa per avere pubblicato fotografie di presunte torture di soldati britannici a detenuti iracheni ritenute false dal governo di Londra. Ne ha dato notizia una fonte ufficiale. Il tabloid si è anche scusato ufficialmente per aver pubblicato delle foto che mostravano soldati britannici mentre compivano abusi su prigionieri iracheni, succesivamente rivelatasi false.
PRESSIONI - La decisione di Morgan non è stata spontanea: il giornalista ha ceduto alle forti pressioni arrivate dal consiglio di amministrazione del Trinity Mirror, la società editrice del quotidiano. Il direttore anche oggi ha difeso il suo scoop, ma il comunicato con cui ne sono state annunciate le dimissioni è un'implicita ammissione che si è trattato di un grosso errore. «Il Daily Mirror - si legge in una dichiarazione resa pubblica dalla sede del quotidiano londinese - ha pubblicato in perfetta buona fede delle immagini che sembravano rapprentare soldati britannici nell'atto di torturare prigionieri iracheni. Tuttavia - prosegue la nota
 
BUSH: RIMARREMO IN IRAQ ANCHE OLTRE IL 30 GIUGNO PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Domenica 16 Maggio 2004 01:00

Le truppe statunitense rimarranno in Iraq anche dopo il 30 giugno per garantire la sicurezza di quel Paese: lo ha detto oggi il presidente americano George W. Bush, non accennando minimamente all'ipotesi affacciata da Colin Powell sul fatto che la Coalizione possa andarsene qualora ci fosse una richiesta in tal senso del nuovo governo provvisorio iracheno.

Questa tesi e' stata pero' successivamente confermata dal portavoce della Casa Bianca, Scott McClellan: ''Se un governo iracheno sovrano non ci volesse in Iraq noin resteremmo''.

''Il 30 giurno - ha spiegato Bush nel tradizionale messaggio radiofonico del sabato alla nazione - il nuovo governo provvisorio assumera' l'autorita' sovrana. L'America manterra' il suo impegno nei confronti della sicurezza e della dignita' nazionale del popolo iracheno. La missione vitale delle nostre truppe che contribuiscono ad assicurare la sicurezza proseguira' il primo luglio e oltre'', fino a quando gli iracheni stessi ''saranno in grado di garantire la sicurezza da soli''.
15/05/2004 17:26
 
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