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Conflitti
Powell conferma: Usa seguono il piano di Sharon PDF Stampa E-mail
Scritto da agenzia EFE   
Mercoledì 28 Aprile 2004 01:00

Il segretario di stato Usa, Colin Powell, in una conferenza stampa tenuta insieme al ministro degli esteri del Qatar, Hamad bin Jasem al Thani, ha ribadito che Washington appoggia il piano israeliano di ritiro parziale dei territori occupati.

Il segretario di stato Usa, Colin Powell, in una conferenza stampa tenuta insieme al ministro degli esteri del Qatar, Hamad bin Jasem al Thani, ha ribadito che Washington appoggia il piano israeliano di ritiro parziale dei

territori occupati. Powell ha aggiunto che "il presidente Bush non si è allontanato di un palmo dalla sua concezione di due stati, Israele e Palestina, che dovranno vivere in pace all'interno di frontiere sicure nell'anno 2005".

Il segretario di stato ha soggiunto che "la Casa Bianca non ha rilasciato un

assegno in bianco a Israele". Tuttavia il giorno 14 il presidente Bush aveva appoggiato il piano stilato dal primo ministro israeliano Sharon per l'evacuazione di Gaza e di parte della Cisgiordania. Questo piano prevede l'annessione di alcuni territori palestinesi che hanno al loro interno degli insediamenti ebraici. Bush si è detto anche favorevole ad impedire il ritorno in Israele dei cittadini di origine palestinese che ne siano fuoriusciti ed ha approvato la costruzione del muro di separazione. Con queste prospettive i toni ottimistici di Powell sembrano come minimo impropri.

 
Iraq: la pesante mano del padrone PDF Stampa E-mail
Scritto da ASCA   
Mercoledì 28 Aprile 2004 01:00

Durissimi scontri tra le truppe Usa e i miliziani iracheni che si battono contro le truppe straniere in Iraq.

''Quarantatre miliziani appartenenti alle forze anti-coalizione sono stati uccisi grazie anche all'uso di un Ac-130 che ci ha consentito di ditruggere le postazioni anti-aeree'', ha spiegato il portavoce dell'esercito Usa. Gli scontri sono avvenuti nella citta meridionale di Kufa a circa 10 km dalla citta' santa di Najaf roccaforte del leader sciita Motqada Sadr. ''Si tratta di una provocazione Usa, ma la linea rossa non e' stata ancora superata. Se le truppe Usa entrano a Najaf, un luogo santo dei musulmani sunniti e sciiti, noi siamo ben organizzati e coordinati per combatterli'', ha spiegato Qais al-Khazaali, rappresentante delle milizie sciite che difendono Motqada Sadr.

 
Romania, ucciso studente italiano PDF Stampa E-mail
Scritto da Ansa   
Mercoledì 28 Aprile 2004 01:00

Si trovava nell'est europa nell'ambito del progetto "Erasmus"

Uno studente universitario leccese di 23 anni, Daniele Caiaffa, e' stato ucciso a coltellate in Romania per aver reagito ai pesanti apprezzamenti rivolti da un gruppo di romeni a due ragazze italiane che erano con lui. Il giovane si trovava in una localita' in provincia di Timisoara per un viaggio nell'ambito del progetto 'Erasmus' organizzato dall' Universita' di Lecce, dove era iscritto alla facolta' di Giurisprudenza.

 
Siria, Damasco sotto attacco PDF Stampa E-mail
Scritto da tgcom.it   
Mercoledì 28 Aprile 2004 01:00

Damasco è stata teatro di un "attacco terroristico". Nella zona delle ambasciate si sono udite varie esplosioni nel giro di pochi minuti, provocate da un lanciarazzi.

Nel mirino la zona della ambasciate dove è stato distrutto un palazzo un tempo dell'Onu. Dopo l'attacco è seguita una sparatoria tra terroristi e agenti nella quale, secondo il governo siriano, sono morti due attentatori, un poliziotto e una passante.

Dapprima si era ipotizzato che le esplosioni fossero state provocate da autobombe. Invece, "Un gruppo di quattro persone ha piazzato una carica sotto una vettura in sosta, martedì a inizio di serata. La carica è esplosa, provocando danni a un edificio disabitato a Mazzeh (nella zona ovest della capitale)", ha detto un responsabile del ministero dell'Interno siriano, citato dall'agenzia ufficiale Sana. "E' seguito uno scontro tra le forze dell'ordine e il gruppo terroristico, cheè fuggito a bordo di una seconda vettura, lanciando bombe a mano contro le forze di sicurezza", ha aggiunto la fonte. Due dei quattro assalitori sono morti e due sono rimasti feriti in modo grave. Un poliziottoè stato ucciso nell'adempimento del dovere - ha proseguito il responsabile del ministero - edè morta anche una donna trovatasi sul posto.

L'attacco a ex-palazzo Onu
Gliuomini armatiavrebbero fatto esplodere un dispositivo nella sedeche tempo fa era delleNazioni unite a Damasco incendiando l'edificio.

Secondo quanto riferito dalle autorità siriane, le forze di sicurezza dopo essersi scontrate con il gruppo armato nella zona residenziale della città, hanno preso il controllo della situazione.La tv Al Arabiya aveva detto in precedenza che le esplosioni erano state sentite da un zona che ospita edifici appartenenti a Canada, Gran Bretagna e Iran.

La tv israeliana ha riferito di cinque scoppi e ha detto che anche l'ambasciata saudita era tra gli obiettivi.

 
15000 Mercenari in Iraq PDF Stampa E-mail
Scritto da Islamonline.net   
Mercoledì 28 Aprile 2004 01:00

I mercenari sono la seconda più grande forza in Iraq, superando anche il più grosso alleato degli Stati Uniti la Gran Bretagna.

Circa 15.000 uomini appartenenti ad imprese private militari sono all'opera in Iraq, secondo la stima di Peter Singer, autore di "I guerrieri della corporazione: La salita dell'industria privatizzata militare". La resistenza irachena si trova a combattere contro gruppi di ex-militari armati con fucili M4 appartenenti alla forza di "appalto" privata, molti dei quali sono affittati dall'autorità di occupazione americana. E' quanto affermato da Peter Singer, che aggiunge: tra le compagnie la Erinys è incaricata di sorvegliare i campi petroliferi, mentre la Northrop Grumman con le collegate Vinnell, MPRI e Nour USA si occupano dell'addestramento e dell'equipaggiamento del nuovo esercito iracheno. Claude Salhani, editore dell'United Press International (UPI), spiega che il termine appaltatore civile non è nient'altro che una parola che sta per

 
Fabrizio Quattrocchi: La questione non è più politica ma esistenziale PDF Stampa E-mail
Scritto da gabrieleadinolfi.it   
Lunedì 26 Aprile 2004 01:00

Quel che sostengo scontenterà molti, forse tutti, ma tant’è. Prendendo spunto dall’uccisione di Fabrizio Quattrocchi affermo che il modo di porsi nei confronti delle tragedie atlantiche e di quelle fondamentaliste da oltre una anno è in genere assai pue

Da una parte troviamo i soliti “difensori dell’Occidente” – gli stessi che trent’anni fa avrebbero fatto le guardie bianche alla Scala di Milano quando gli studenti l’attaccarono a colpi di uova marce - dall’altra quelli che, nel nome della libertà dei popoli, sono pronti a gioire delle tragedie umane se queste riguardano gli occidentali, dunque i colpevoli “oggettivamente”.
Quanto stupidi e pericolosi siano i primi non val neppure la pena di riaffermarlo. In quanto ai secondi, a quelli che sostengono incondizionatamente la guerra degli oppressi, ho vari appunti da muovere loro. Innanzitutto mi ricordano i marxisti di qualche decennio fa, quelli per i quali i proletari avevano sempre ragione e i borghesi sempre torto.
Il che può anche essere parzialmente vero e rispondere ad una realtà strutturale, ma non è “sistematicamente” vero. Se è lecito non mettere sullo stesso piano le atrocità dei forti (in questo caso gli atlantici) con quelle dei deboli (nella fattispecie gli iracheni) neppure è lecito non vedere ogni atto ANCHE nel suo contesto specifico.
.
Inoltre, preda di questo sentimento di tifo accecante, essi non riescono a discernere tra i ribelli quelli che sono funzionali proprio al terrore atlantico e li sostengono sempre, indiscriminatamente. Da cui scaturisce l’idealizzazione di ogni sorta di lotta armata e di gruppo terroristico che poi è esattamente quello che la dialettica del terrore/spettacolo vuole
In questa morsa speculare (occidentalisti da una parte e tifosi di ogni distruzione all’estremo opposto) la realtà, la verità nuda, il buon senso stesso finiscono con l’essere sacrificati recando seco l’equilibrio mentale, valoriale ed affettivo di chi accetta questo schema duale.
.
Prova ne è proprio la tragedia di Quattrocchi. Per alcuni essa è la prova della barbarie di banditi senza scrupoli, la comprova di un ineluttabile “scontro di civiltà”. Per altri invece l’esecuzione sarebbe giustificata perché gli uccisori hanno prima subito da noi ogni sorta di vessazione, e poi perché Quattrocchi era in missione (servizi segreti mormorano alcuni) e pertanto rappresentava l’Occidente invasore, affamatore ed assassino.
Siamo di fronte a distorsioni quando non a veri e propri deliri.
Che l’Iraq sia stato aggredito, mutilato, violentato, non ci piove. Che gli atlantici, dunque gli occidentali, abbiano torto, lo negano solo i diretti interessati o chi è in palese mala fede.
Va aggiunto che la situazione si è incancrenita ed è sprofondata in un clima di guerra civile, di guerra religiosa, d’inasprimento delle tensioni, ch
 
Israele: l' ex-ministro trafficante PDF Stampa E-mail
Scritto da Der Spiegel   
Lunedì 26 Aprile 2004 01:00

L’ex-Ministro dell’Energia di Israele, Gonen Segev, è stato colto in flagranti cercando di contrabbandare droga.

La polizia olandese ha arrestato l’uomo all’aeroporto internazionale di Amsterdam.

Secondo la radio israeliana, Gonen Segev avrebbe cercato di portare con se in Isreale circa 25 000 pillole ecstasy ricoperte di cioccolato. Quando la polizia olandese presso l’aeroporto di Schiphol voleva perquisirlo, Gonen Segev avrebbe presentato un passaporto diplomatico scaduto e riportante una data falsificata. In seguito ad un ammonimento, avrebbe rinchiuso la valigia contente le droghe in uno scomparto di sicurezza presso l’aeroporto e si sarebbe imbarcato per Israele.

In seguito, la polizia olandese ha aperto lo scomparto trovando la droga. Al suo arrivo in Israele, l’ex-Ministro fu arrestato. Gli avvocati di Segev sostengono che egli avrebbe avuto il plico in dono da un amico e avrebbe creduto si trattasse di dolci.

 
Sudafricani in Iraq. Il profumo dei soldi PDF Stampa E-mail
Scritto da S.Sartori   
Lunedì 26 Aprile 2004 01:00

Più di millecinquecento soldati privati sudafricani sarebbero in Iraq al soldo di diverse agenzie che si autodefiniscono "per la sicurezza".

Ne abbiamo parlato con Henrie Boshoff,un analista di problemi militari dell'Institute for Security Studies in Sudafrica.

21 aprile 2004 - Francois Strydom, sudafricano, è stato ucciso a gennaio da una bomba, scoppiata davanti al suo hotel a Baghdad in Iraq. Con lui c'erano altri sudafricani tra cui Deon Gouws, rimasto gravemente ferito. Che cosa faceva questo gruppo di sudafricani a Baghdad? Erano in Iraq per conto di un'agenzia internazionale, la Erinys, che si occupa formalmente di proteggere siti petroliferi.
Erinys ha filiali in tutto il mondo e una anche in
 
Iraq, agli Usa saltano i nervi PDF Stampa E-mail
Scritto da rai.it   
Lunedì 26 Aprile 2004 01:00

Denuncia delle Ong presenti: "cecchini americani sui tetti delle case".

Avrebbero messo da parte le tattiche imparate nei corsi di
addestramento. Alcune notizie che trapelano dalle organizzazioni non governative operanti in Iraq parlano di utilizzo di armi e azioni 'non convenzionali' da parte dell'esercito Usa, piegato dalla guerriglia
urbana che quotidianamente mette in ginocchio con continue perdite la 'macchina da guerra' di Washington caduta nel 'pantano polveroso' di un Paese che non e' piu' in grado di gestire.

Il coordinamento per l'emergenza dell'Ncci, organismo che coordina 90 organizzazioni non governative di tutto il mondo operanti in Iraq (tra cui le italiane Un Ponte per.., Ics, Intersos e Terre des Hommes), denuncia "la violazione delle convenzioni internazionali che regolano i conflitti armati, in particolare i tentativi di ostacolare la protezione e il soccorso dei feriti".

Fa rabbrividire l'elenco delle violazioni: "operazioni militari a danno
dei civili iracheni, occupazione da parte delle forze della coalizione
del principale ospedale universitario di Najaf e dell'ospedale generale
di Falluja (sono stati sfollati i pazienti e l'ospedale è stato 

Osama Bin Mossad? PDF Stampa E-mail
Scritto da Otto   
Lunedì 26 Aprile 2004 01:00

“È forse permesso loro uccidere i nostri bambini, le nostre donne ed i nostri anziani ed i nostri giovani in Afghanistan, in Iraq, in Palestina ed in Kashmir ed è invece vietato a noi uccidere loro?"

Dice Allah gloria a Lui l’Altissimo: E a chi vi attacca rispondete nello stesso modo. Fermatevi davanti a noi e liberate i nostri prigionieri e uscite dalle nostre terre e noi ci fermeremo. I popoli alleati dell’America devono fare pressioni sui propri governi affinché si ritirino subito dall’alleanza con gli americani contro il terrorismo (l’Islam)”.

Questo è un passo, molto probabilmente (volutamente) il meno reso noto e approfondito, della lettera che Al Qaeda avrebbe inviato per rivendicare gli attentati di Madrid dell’11 marzo 2004.

Considerando storicamente acclarato il fatto che da sempre “l’Occidente” in Medio Oriente abbia perseguito i propri pro a scapito della popolazione autoctona (partendo dai bombardamenti con gas chimici fatti ad inizio ‘900 dagli inglesi in Palestina, passando dalla creazione ex novo di uno stato in mezzo a quelle terre, Israele, tacendo, e quindi appoggiando, la politica di genocidio perseguita da quello stato, arrivando fino ai giorni nostri con le ridicole missioni umanitarie, le missioni di TERRORISMO UMANITARIO come le abbiamo definite noi), oggi non possiamo che riflettere su questa frase: “Fermatevi davanti a noi e liberate i nostri prigionieri e uscite dalle nostre terre e noi ci fermeremo”. Sembra essere una richiesta sensata. Sono morti innocenti, donne e bambini, da una parte e dall’altra; per fermare questa carneficina sembrerebbe bastare poco. Siamo poi realisti e sappiamo che gli interessi economici e geopolitici in gioco in Medio Oriente sono altissimi per tutti, riguardano tutto il mondo, e sappiamo che chi dovrebbe fare il passo indietro non lo farà. E sappiamo anche che chi fa queste richieste, Bin Laden, è stato (e probabilmente lo è tuttora) un delfino di quegli interessi apolidi che hanno la propria base operativa negli USA. Il suo scopo, crediamo, sia solo nominalmente quello di liberare il “suo” popolo, quando in realtà è ben altro, e molto probabilmente collima con quello di coloro che chiama invasori.

Dubbi, appunto. Sospetti sull’identità di chi ha compiuto stragi quali quelle delle Twin Towers e di Madrid. E se additare e seguire la pista islamica fosse un’abile strategia per crearsi ad hoc un nemico, alimentando quella “Guerra al Terrorismo” utile a giustificare le operazioni belliche mondialiste (non più legittimate dalla fine della Guerra Fredda con l’URSS) e perseguire gli interessi occidentali? E se l’Islam fosse un nemico inventato per distrarre l’opinione pubblica dal vero nemico dell’Uomo, il Mondialismo? E se davvero Al Qaeda fosse sinonimo di Sistema, servizi segreti e di qualcosa (citando Giulietto Ch

 
Intervista ad Ahmed Sheikh (Al Jazeera) PDF Stampa E-mail
Scritto da S.Morandi   
Sabato 24 Aprile 2004 01:00

Time magazine ha messo i fondatori di Al Jazira nell’ambita lista delle personalità più influenti dell’anno ma, dalle nostre parti, l’emittente araba lanciata nel 1996 dall’emiro di un piccolo stato petrolifero, il Qatar, è guardata con sospetto.

Si accusa Al Jazira di essere di parte o, peggio, di prestare la propria potente voce, che ormai raggiunge ogni angolo del pianeta, agli oscuri interessi del terrorismo globale.

Come reagisce l’emittente a queste accuse? Per saperlo abbiamo contattato il direttore Ahmed Sheikh, originario di Nablus in Palestina, che da qualche mese è alla guida del canale satellitare.

In Italia la vostra decisione di mandare in onda l'assassinio del leader di Hamas, Abdalaziz Al Rantisi, e di oscurare l'esecuzione dell'ostaggio italiano ha suscitato molte polemiche. Siete stati accusati di difendere gli assassini …
L’uccisione di Rantisi è stata l’assassinio politico del leader di un movimento di resistenza, Hamas, che lotta per la libertà del proprio paese. Quattrocchi era un uomo comune che lavorava per una compagnia di sicurezza. E’ stato catturato dai suoi rapitori, tenuto in ostaggio e poi ucciso a sangue freddo. Al Rantisi era una figura pubblica, un leader politico, un combattente e non un privato cittadino. Come si possono confondere le due cose? Nel primo caso è diritto e dovere di un giornalista mostrare la cronaca degli eventi, nel secondo caso si tratta di un privato che ha diritto alla sua privacy, e per questo abbiamo deciso di non mandare in onda il suo omicidio, nel rispetto dei sentimenti della sua famiglia e della dignità della persona. Il fatto di non comprendere questa differenza è incredibilmente poco professionale, così come le domande che mi sono state rivolte in questi giorni dai giornalisti italiani. Non credo di essermi mai imbattuto in una tale mancanza di professionalità…

La decisione è stata motivata quindi solo da considerazioni umanitarie…
Era una visione orribile che avrebbe profondamente ferito i sentimenti della sua famiglia e dell’opinione pubblica. Sono stato davvero stupito del fatto che alcuni giornali come Repubblica e Corriere della Sera, invece di ringraziarci per il nostro tatto, abbiano cominciato ad attaccarci come se volessimo in qualche modo coprire gli assassini dell'ostaggio. E' un'insinuazione odiosa che considero indegna di un professionista dell'informazione. Quello che è stato scritto è davvero falso. Non abbiamo mai pensato di proteggere la reputazione dei rapitori: questa è una calunnia inaccettabile. Abbiamo semplicemente pensato che sarebbe stato orribile per i familiari assistere a una scena del genere.

Nel secondo caso l'accusa è semplicemente ridicola. Avremmo mostrato l'omicidio di Rantisi per rovinare l’immagine di Israele? E’ ridicolo. Da queste parti nessuno s’illude su Israele: è uno Stato terrorista che utilizza l'omicidio politico normalmente, e che non si fa scrupolo di uccidere civili innocenti. Se Repubblica o il Corriere della Sera sono pro-Israele e vogliono difendere a ogni costo l'immagine di questo paese è una loro scelta, ma non possono pensare di interferire con le nostre decisioni su ciò che mandiamo o non mandiamo in onda. Semplicemente non sono affari loro. Noi siamo indipendenti, siamo liberi e decidiamo liberamente.

Time magazine ha messo i fondatori di Al Jazira fra le persone più influenti del mondo. Che ne pensa?
Ovviamente siamo molto gratificati dal fatto che una rivista internazionale dell'importanza di Time Maga

 
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