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Conflitti
Emergency: Il colore dei soldi PDF Stampa E-mail
Scritto da Paolo Zanetto   
Venerdì 16 Aprile 2004 01:00

Solidarietà rossa e politically scorrect.

"Pecunia non olet", dicevano i latini. Ma ne è passato di tempo da allora, e oggi ci sono soldi e soldi. Ci sono i denari sporchi di sangue, quelli degli imperialisti, dei governi guerrafondai, delle persone malvagie. E ci sono quelli delle persone perbene, delle anime belle, di chi sa elevarsi sopra al popolo rozzo sulle ali della solidarietà. Ad annusare i soldi ci pensano alcuni specialisti: sono i nuovi giudici della morale, e il loro giudizio non ammette appello. Gino Strada, il chirurgo con una passione per l'Afghanistan, ha fondato l'associazione Emergency con lo scopo di aiutare i poveracci che ne hanno bisogno. Il governo italiano gli ha offerto quattro miliardi per le sue attività umanitarie: Emergency li ha rifiutati. "Non accettiamo contributi da parte di un governo che ha deciso di prendere parte al conflitto in corso" ha spiegato il grande Gino ai pochi che non l'avessero capito. Sono soldi che puzzano, e non vanno bene.

Per fortuna di Strada e dei poveracci di tutto il mondo esistono anche soldi profumati. In ogni libreria si può acquistare il best seller della fronda di Emergency, il regalo definitivo per un Natale politicamente corretto: "Afghanistan, anno zero". L'ha scritto Giulietto Chiesa, inviato di guerra de La Stampa, uno che il suo mestiere lo conosce bene, dato che per anni ha fatto l'inviato a Mosca de L'Unità. Il libro è brillantemente illustrato da un altro amico "emergente", il vignettista Vauro, famigerato per le sue vignette talmente caustiche da essere interpretate dagli ignoranti che non votano Rifondazione solo come stupide. Emergency in questi giorni ha lanciato appelli contro la guerra in Afghanistan, teoricamente in favore del popolo afgano: quasi nessuno ha raccolto queste parole, con l'eccezione di alcuni Social Forum orfani della perdita di Luca Casarini, l'ex antiglobalizzatore oggi leader politico di un partito del 15 per cento virtuale (molto virtuale).

Tra i pochi che hanno saputo apprezzare lo spirito elevato dell'appello di Gino Strada c'è un signore milanese, Massimo Moratti, che l'ha fatto sottoscrivere ai giocatori della sua squadra di calcio. Il signor Moratti, come noto, fa il petroliere, mestiere capitalista e imperialista se ce n'è uno. Ma la moglie del signor Moratti, la celebre Milly, è un simbolo delle anime belle meneghine, una che conduce tutte le battaglie ambientaliste e politically correct dall'alto della sua frequentata terrazza con vista Duomo. Per andare a prendere un aperitivo con i suoi amici Gino Strada non deve fare molta strada, dato che la nuova sede della sua associazione, gentilmente offerta da quei volgari borghesi che governano il Comune di Milano, è in via Bagutta, tra Piazza San Babila e Via Montenapoleone. Molto chic, non c'è dubbio: il posto giusto dove intrattenere gli amici. Come il trio Jovanotti - Pelù - Ligabue, che per Emergency ha registrato la canzone "Il mio nome è mai più". Era dedicata all'intervento in Kosovo, ma è sempre d'attualità. Il testo? "Voglio i nomi di chi ha mentito, di chi ha parlato di una guerra giusta". Semplice ed efficace, specie per i teenager.

In occasione del lancio del disco Gino Strada aveva compilato un dettagliato elenco dei conflitti dimenticati, che si apriva - in rigoroso ordine alfabetico - con la tragedia dell'Afghanistan: "Le donne non hanno il diritto di essere curate, e negli ospedali si muore nell'indifferenza della comunità internazionale". A Strada va riconosciuto un primato: dopo l'11 settembre è stato il primo, almeno in Italia, a scagliarsi contro qualunque intervento della "comunità internazionale". Per correttezza è anche giusto ricordare che l'associazione Emergency ha aperto da anni due ospedali in Afghanistan, e che l'attività di Gino Strada aiuta migliaia di persone in tutto il mondo. In discussione non è il chirurgo delle zone di guerra, ma il giudice della moralità di noi altri. In altre parole: saremmo stati liet

 
Disinformazione all'italiana PDF Stampa E-mail
Scritto da Noreporter.org   
Giovedì 15 Aprile 2004 01:00

Il terrorismo che fa "scomodo"

Vi segnalo un curioso caso di disinformazione all'italiana.
Accendo il Televideo della Rai verso le 10:00 del 10 marzo 2004. Nella sezione "Esteri", leggo che ad Istanbul si è fatto esplodere un kamikaze, presumibilmente appartenente ad un gruppo fondamentalista islamico. La deflagrazione ha causato la morte di 10 persone ed il ferimento di altre 30. Il palazzo colpito ospitava la riunione di una loggia massonica turca, che doveva prendere una importante decisione riguardo l'ingresso del proprio paese nella UE.
Ho avvertito subito alcuni amici che si interessano di politica intrenazionale, per controllare se tg e quotidiani ne avrebbero parlato. I risultati sono scoraggianti: il 10 marzo nessun telegiornale ne parla. Il giorno seguente riscontriamo articoli solo su "Libero", "Il Patto" e "Rinascita"; il giornale di Feltri pubblica un lungo pezzo con una precisazione interessante. Già nei precedenti attentati alle sinagoghe ed al consolato inglese un gruppo islamico, legato ad Al Quaeda, aveva indicato nei massoni il vero nemico della Turchia, in quanto setta ebraica infiltrata nei posti di comando dello stato.
Tutto ciò conferma quanto scrive Maurizio Blondet da molto tempo a proposito di sefarditi, Giovani Turchi ed Ataturk. Aggiungo che il 9 marzo il ministro turco dell'economia era giunto a Bruxelles per illustrarela compatibilità del bilancio statale con i parametri di Maastricht
 
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