Bush vs Putin Stampa
Scritto da repubblica.it   
Mercoledì 15 Settembre 2004 01:00

Bush, che pure si considera difensore del cristianesimo, sembra aver dimenticato la parabola biblica della pagliuzza nell’occhio altrui e della trave nel proprio. Il presidente statunitense continua infatti a dirsi preoccupato per la democrazia russa. Ma non è lo stesso presidente eletto con i brogli elettorali della Florida? Non è a capo di un paese governato da un’oligarchia di miliardari che fanno solo i propri sporchi interessi alle spalle dei popoli del mondo?

WASHINGTON - George W. Bush è preoccupato per il futuro della democrazia in Russia. Dopo Colin Powell, anche il presidente Usa ha puntato il dito contro la revisione istituzionale anticipata da Vladimir Putin sulla scia della recente strage di civili nella scuola di Beslan in Ossezia del Nord.

Bush ha ipotizzato che le decisioni del Cremlino possano indebolire la democrazia del Paese. "Mentre i governi combattono i nemici della democrazia", ha sottolineato il presidente americano, "debbono però appoggiarne i principi".

Il presidente Usa ha avuto commenti critici sulla centralizzazione del potere prevista dal presidente russo che non solo vuole creare un'agenzia nazionale anti-terrorismo, come si progetta di fare negli Usa, ma intende anche sospendere le elezioni dirette dei governatori. Per Bush, che ha reiterato di essere "fianco a fianco" con Putin nella lotta contro il terrorismo, "le grandi democrazie hanno un equilibrio di poteri" tra governi centrali e locali. Di qui la preoccupazione che i provvedimenti annunciati "possano minare la democrazia in Russia", facendo venire meno l'equilibrio.

In precedenza, il portavoce di Bush Scott McClellan, pur insistendo sul fatto che gli Stati Uniti appoggiano la Russia nella lotta contro il terrorismo, aveva espresso inquietudini per la sorte della democrazia in Russia, come aveva già indicato ieri il segretario di Stato americano Colin Powell. Oggi il ministro degli Esteri di Mosca, Serghiei Lavrov, ha respinto le critiche di Powell, sostenendo che Washington non ha il diritto di imporre il suo modello di democrazia a nessuno.