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Scritto da corriere.it   
Lunedì 14 Settembre 2009 10:37
 

Washington fa l'occhiolino a Teheran ma Tel Aviv s'ingelosisce

                           Gli Stati Uniti hanno accettato l'offerta di dialogo dell'Iran alla comunità internazionale. L'Amministrazione americana è pronta a negoziati senza condizioni con Teheran, nonostante l'insistenza dei dirigenti sciiti di non voler trattare sul futuro del loro programma nucleare. Lo ha detto il portavoce del Dipartimento di Stato, Philip Crowley, esprimendo la delusione di Washington per l'esclusione del dossier atomico, ma anche sottolineando che la proposta iraniana rappresenta un'opportunità che sarebbe sbagliato non cogliere: “Vogliamo verificare la loro apertura e capire se sono pronti a impegnarsi veramente”, ha spiegato Crowley. Lanciata mercoledì scorso, con una lettera di cinque pagine dal titolo “Cooperazione, Pace e Giustizia”, la proposta di Teheran prevede trattative “complessive e costruttive” con gli Stati Uniti e i Paesi (Cina, Russia, Gran Bretagna, Germania e Francia) che in questi anni, nel cosiddetto format “5 più 1”, hanno tenuto aperto il dialogo con il regime sciita senza la partecipazione americana, bloccata dall'Amministrazione Bush, tranne un singolo incontro sul finire del suo mandato. L'annuncio di Washington è stato commentato positivamente dal ministro degli Esteri dell'Iran, Manouchehr Mottaki, che ha lasciato perfino intravedere un piccolo spiraglio anche sul vero tema della discordia: “Se le condizioni saranno mature — ha detto — c'è anche una possibilità che parleremo del dossier nucleare”. L'Amministrazione non si farà comunque problemi a sollevare il tema: “Forse non è quello di cui vorrebbero parlare, ma posso assicurare che noi lo porteremo al tavolo delle discussioni”, ha detto ieri il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs, al seguito del presidente a Minneapolis. “Gli iraniani — ha aggiunto — hanno verso la comunità internazionale la responsabilità di abbandonare il loro programma di armi balistiche nucleari: questo è il nostro obiettivo e su questo si concentrerà la nostra attenzione”. Gibbs ha spiegato che l'apertura offre una opportunità agli Usa e ai partner di “tenere sotto pressione” Teheran. Non è chiaro dove e quando gli eventuali incontri avranno luogo. Secondo il New York Times, il più probabile rappresentante del governo di Washington sarà il sotto-segretario di Stato per gli Affari Politici, William Burns, che ha guidato la partita diplomatica con Teheran. Parlando venerdì a New York, l'ambasciatrice americana all'Onu Susan Rice aveva detto che gli Usa “non vogliono imporre scadenze artificiali” all'Iran. La decisione di accettare il dialogo diretto esporrà sicuramente la Casa Bianca sia alle critiche dei conservatori, che accusano il presidente di debolezza e ingenuità, sia a quelle dei gruppi per i diritti umani, che considerano l'apertura una legittimazione di un regime autoritario. Ma accettando quantomeno di vedere la proposta, Obama spera di allentare la pressione interna ad abbandonare l'approccio diplomatico e insistere subito per un nuovo round di sanzioni internazionali. Pochi giorni fa, a Vienna, è stato proprio l'inviato americano all'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, Glyn Davies, a dire che Teheran sarebbe vicina a possedere o già in possesso di uranio a basso arricchimento, sufficiente, se ulteriormente arricchito, a fabbricare una o due bombe atomiche. A conferma di un appoggio di fondo dell'Amministrazione, la disponibilità al dialogo degli Usa non si ferma all'Iran. Crowley ha infatti detto che Washington è pronta a “colloqui diretti” anche con la Corea del Nord sul suo programma nucleare, nel quadro già esistente dei negoziati a sei, con Corea del Sud, Cina, Russia e Giappone.