Uncle Silvio Stampa
Scritto da Il Messaggero   
Sabato 30 Ottobre 2004 01:00

Tutto contento il premier esalta la bolla di sapone di Naneropoli. E tira in ballo i “padri fondatori”. Peccato per lui che noi non discendiamo dai pellegrini esaltati della May Flower e che abbiamo ben altre origini. Noi.

ROMA Una giornata tra ufficialità, emozione, cameratismo (sic !) con i partner europei e impegni di un governo in fibrillazione per Silvio Berlusconi che comincia ricevendo le delegazioni dei 25 Paesi europei, più i tre ”osservatori”, Turchia, Bulgaria e Romania, nella piazza michelangiolesca del Campidoglio, sotto la statua del Marco Aurelio. Per tutti un dono, una scultura in bronzo che rappresenta Roma all’alba. Con molti, pacche sulle spalle e scambi di battute. E, in serata, il premier non nasconde la sua soddisfazione. «Questo governo ha fatto di tutto per l’accordo e perchè la firma avvenisse a Roma», rivendica, anche se ammette che «l’accordo è stato naturalmente un compromesso. Avremmo voluto che fosse in parte anche diverso, accogliendo, per esempio, nel preambolo la menzione delle radici giudaico-cristiane dell'Europa».
Il suo intervento nell’aula di Giulio Cesare comincia con il ricordo dei due giorni decisivi per il cammino dell’Europa, 25 marzo, 1957 e 29 ottobre 2004, le «date storiche» dei due Trattati di Roma. E culmina con una promessa: «Ci impegneremo affinchè l'Italia ratifichi subito la nuova Costituzione. Ho convocato per oggi pomeriggio un Consiglio dei ministri straordinario. Noi abbiamo l'ambizione di essere il primo Paese a ratificare la nuova Carta». Sa del no che si prepara ad opporre la Lega, ma la cosa non lo preoccupa più di tanto, convinto com’è , come tiene a sottolineare, che «il processo di integrazione europea, nato con queste premesse, tra molti scetticismi e riserve si è rivelato la più proficua e duratura utopia del secondo Dopoguerra. Quell'idea, per dirla come Erasmo da Rotterdam, era ”una lungimirante e visionaria pazzia”- insiste- l’apparente follia dei nostri padri fondatori è diventata invece una meravigliosa realtà che si arricchisce, oggi, di un nuovo fondamentale capitolo».
E, tornando al lontano 1957 e a questo autunno 2004, il presidente del Consiglio ricorda che «tra queste due date corre il filo delle nostre identità, prima disperse, oppresse e calpestate in molti Paesi da un odioso totalitarismo, oggi finalmente ritrovate attorno ad un ideale comune di libertà, di democrazia, di giustizia e di prosperità». «L'Europa -prosegue- stringe i suoi vincoli sul piano delle istituzioni, è arrivata a questo traguardo attraverso successivi avanzamenti, realizzati con pazienza e tenacia, senza aver mai abbandonato il metodo del consenso: uno spazio economico senza barriere interne, la moneta unica, una politica di libertà e sicurezza, una proiezione sempre più condivisa nelle relazioni esterne e nella politica estera». Poi, un riferimento al 4 ottobre 2003 quando a Roma fu inaugurata la Conferenza intergovernativa. «Era un momento di grandi speranze, ma anche di grandi incertezze. Ci stavamo assumendo rilevanti responsabilità di fronte ai nostri cittadini. Non potevamo, non dovevamo, fallire. Dissi allora -continua il premier- che eravamo chiamati a compire più che un atto di fede, un atto di volontà. Che quella doveva essere la Conferenza della volontà europea. Oggi- sottolinea- dopo poco più di un anno, abbiamo raggiunto il nostro obiettivo, mantenendo fede agli impegni».
Infine, conclude con un invito alla responsabilità di ciascun governante. «Non ci manchino mai, nel cammino che ancora ci attende, il coraggio e la capacità di essere uniti, per realizzare il sogno di un'Europa terra di pace, di convivenza fraterna e di comprensione fra gli individui, i popoli e le religioni, al di là del mare, al di là dei confini».