Non era un Federasta Stampa
Scritto da Corriere del Mezzogiorno   
Venerdì 17 Dicembre 2004 01:00

Checché ne dica Gianandrea Antonellis che parla persino di “supposta” (!) collaborazione con i regimi degli anni Trenta. Cosa s’inventerebbero per annacquare le idee e per inquadrare il pensiero non conforme dietro la restaurazione post/borghese...

La figura del discusso filosofo Julius Evola è stata in questi ultimi tempi riportata alla ribalta grazie ad una serie di discussioni e polemiche scaturite nel trentennale della sua scomparsa. Ma, va notato, non in “occasione” della ricorrenza, che anzi è stata palesemente dimenticata (tranne che dalla rivista “Margini” di Salerno): ciò significa che l’insegnamento del “maestro” Evola (considerato, naturalmente, “cattivo” da chi non ne condivide l’impostazione tradizionalista) suscita un interesse che va ben al di là della commemorazione d’ufficio.

Attualmente sono tre le case editrici che si occupano del filosofo: le Mediterranee, che hanno riedito i principali lavori di carattere filosofico ed ideologico; le edizioni di Ar, che stanno pubblicando tutti gli scritti apparsi su varie riviste e quotidiani (recentemente sono usciti quelli de Il Borghese, Totalità, La Destra, Corriere Padano, Meridiano d’Italia, La rivolta ideale e La Stampa); infine Controcorrente, che già aveva pubblicato Ultimi scritti (attualmente in stampa la terza edizione) e che ora edita i testi della Fondazione Julius Evola.

I quaderni della Fondazione finora usciti sono saggi monografici dedicati rispettivamente al federalismo (a cura di Giovanni Perez), allo stato organico (Alessandro Bàrbera) ed all’apolitia (Riccardo Paradisi), temi particolarmente attuali ai nostri giorni. Infatti da un lato è sempre più palese il distacco dei giovani (e non solo) dalla vita politica attiva, valutato generalmente come segno di una più vasta sfiducia nelle istituzioni democratiche; dall’altro il federalismo sembra diventato l’obiettivo di tutti i partiti politici, una svolta necessaria per dare credibilità ad un mondo politico (o meglio partitico) percepito come irrimediabilmente invecchiato.

Evola federalista? Parrà strano a chi lo ritiene (erroneamente) un teorico del totalitarismo, vista la sua (supposta) collaborazione con i regimi dittatoriali degli anni Trenta, ma il filosofo può essere considerato un precursore dell’idea federalista, laddove essa venga percepita nel suo significato originario (e non nell’uso strumentale fatto dai politici odierni, siano essi i leghisti o i loro avversari). I suoi scritti in proposito (presentati da Giovanni Perez in una scelta antologica che va dal 1926 al 1953) si riferiscono all’idea naturaliter federalista che sottendeva la cultura politica europea prima dell’avvento dei nazionalismi: l’impero romano prima e poi i suoi eredi, il Sacro Romano Impero e l’impero asburgico, trovandosi ad amministrare genti di diverse etnie e culture non potevano non tenere conto delle profonde differenze esistenti tra gli amministrati. Di qui l’attenzione alle singole comunità esistenti sui vasti territori sotto la tutela dell’aquila (a una o a due teste): si pensi soltanto alla posizione degli Ebrei, che a Praga beneficiavano di un proprio quartiere, di un proprio Municipio e di amministrazione separata (situazione che era percepita come un privilegio e non certo come una discriminazione).

In tempi di rinata protesta giovanile paiono molto attuali anche le considerazioni evoliane sul ’68 (coeve alla conte