Dalla padella nella brace Stampa
Scritto da Claudio Mutti   
Mercoledì 22 Dicembre 2004 01:00

Quindici anni fa una congiura oligarchica in Romania metteva fine al regime e alla vita di Ceaucescu. Dal comunismo al liberal/comunismo, il Paese è retrocesso in un inferno socioculturale. La versione di un protagonista di quei drammatici eventi

All'epoca in cui era ambasciatore a Tunisi, l'ex vice primo ministro romeno Gelu Voican Voiculescu rievocò per noi le giornate del dicembre 1989, che culminarono con la fucilazione di Ceausescu e di sua moglie Elena, al termine di un processo sommario organizzato dallo stesso Voican Voiculescu.

La biografia dell'ex vice primo ministro è tutta particolare. Originario di una famiglia che ha dato alla Romania il principe Mihai Sturdza, ministro degli Esteri nel governo nazional-legionario, Gelu Voican Voiculescu si scontra ben presto con il regime nazionalcomunista. A diciotto anni, nel 1959, è espulso dall'Istituto di Ricerche Petrolifere della Facoltà di Geologia in quanto "esponente della reazione interna in contatto con la reazione esterna"; è accusato di portare un crocefisso al collo, di non partecipare ai corsi di dottrina marxista-leninista, di praticare un genere di pittura decadente, di essere incline al misticismo, di nutrire disprezzo nei confronti dell'educazione comunista e così via. "Questi capi d'imputazione furono sufficienti perché venissi espulso dall'università, con grandissimo scandalo, allorché si fece un'epurazione su vasta scala nel mondo studentesco. Il regime di Gheorghiu Dej doveva far fronte a un epifenomeno della rivolta d'Ungheria, manifestatosi da noi con un ritardo di due o tre anni rispetto al 1956. Si cercò di reprimere ogni tentativo di contestazione che potesse verificarsi nelle file studentesche, perch‚ si sapeva che gli studenti rappresentavano un'avanguardia. Ebbene, con queste misure la gioventù fu costretta al silenzio. Nella seduta che decretò la mia espulsione ebbi l'improntitudine di affrontare le autorità accademiche, strappando un applauso ai presenti, sicché‚ nella prosecuzione pomeridiana della seduta, fu ammesso in sala soltanto il personale di servizio".

Viene considerato "un pericoloso agitatore nei ranghi della gioventù" e la Securitate nel 1965 intesta un fascicolo a suo nome. Nel 1969 i servizi segreti lo ritengono implicato nelle manifestazioni studentesche del Natale precedente.. Nel 1970 viene arrestato e messo sotto inchiesta per tradimento dal Consiglio della Sicurezza dello Stato.

"Fui accusato -racconta- di divulgazione di segreti di Stato, spionaggio economico, espatrio clandestino. In realtà, trovandomi in Ungheria, avevo cercato di andare in Austria. Ma la frontiera romena non la avevo passata illegalmente. Venni perciò assolto per mancanza di prove; le accuse concernenti la sicurezza dello Stato non rimasero in piedi. Nel corso di una perquisizione, avevano trovato quello che definivano materiale interessante: grafici astrologici, simboli alchemici ecc.; tutto ciò venne lungamente sottoposto a inutili tentativi di interpretazione, perché si pensava che fosse un codice segreto..." Rimesso in libertà tre mesi più tardi, nel 1977 è sospettato di aver avuto a che fare con gli scioperi dei minatori della Valle del Jiu, ma viene assolto per mancanza di prove. Tuttavia viene sottoposto a un più stretto controllo: durante una sua assenza, viene applicato un microfono all'interno di una parete di casa sua. Nuovo arresto nel 1985: è accusato di aver diffuso testi fotocopiati di contenuto anticomunista.