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Scritto da corriere.it   
Venerdì 05 Gennaio 2018 00:14


Ma il lavoro è in Vietnam

Michele Scannavini, presidente dell’Ice, lo definisce il (primo) tentativo del sistema Italia di «trasferire tecnologie e competenze». Un approccio integrato, condotto dalla nostra agenzia per la promozione del commercio all’estero, per portare il tessile tricolore dove finora ha recitato uno spartito dimesso. Non all’altezza delle sue potenzialità. Spesso offuscato dalle infinite scorciatoie della contraffazione. Scannavini ha portato una serie di aziende italiane tre giorni a Ho Chi Minh City, in Vietnam, per inaugurare due parchi tecnologici che si specializzeranno nella realizzazione di tessuti, scarpe e abbigliamento con il saper fare italiano.
Una spedizione che ha coinvolto soprattutto i produttori di macchine utensili, in cui l’Italia è leader mondiale e conserva ancora un vantaggio competitivo dettato dalla sua lunga tradizione nell’abbigliamento. Si pensi a chi realizza macchine per la calzature per le piccole imprese del Veneto e quelle di Fermo e di Cesena. A chi le produce per il distretto della pelletteria e delle calzature di Arezzo oppure per i laboratori artigianali del fiorentino. Senza contare il distretto di Castel Goffredo nel mantovano che in questi anni ha risentito una crisi profondissima dettata dalla concorrenza cinese. I retailer di mezzo mondo — spinti a cercare profitti maggiori – hanno attuato già dai primi anni Duemila una fortissima politica ribassista sulla leva del prezzo, costringendo le migliaia di imprese della filiera del tessile a tagliare i costi di produzione. Una selezione darwiniana che ha messo fuori mercato migliaia di piccoli produttori. Ora, forse con qualche anno di ritardo, l’Ice prova ad invertire la tendenza investendo in un Paese con un tasso di crescita vertiginoso, che viaggia a vele spiegato con un modello capitalistico dirigista sulla falsariga di quello cinese.
La volontà è di sensibilizzare gli operai, gli imprenditori e i distributori locali che il made in Italy presenta un valore aggiunto unico anche per evitare che la contraffazione e l’Italian sounding — di cui sono vittime le grandi marche anche sulle maggiori piattaforme di e-commerce come Alibaba — continuino a farla da padrone. Racconta Scannavini che «l’idea è creare due distretti composti interamente da aziende vietnamite aiutate dalla nostra cultura e dal nostro saper fare». Per sviluppare un modello industriale vietnamita che possa lavorare con i macchinari italiani. Le macchine tessili d’altronde sono di gran lunga la tipologia produttiva più esportata in Vietnam tra i diversi macchinari compresi in Federmacchine, la federazione dei produttori di beni strumentali. Nella produzione di calze da uomo sono state coinvolte sei aziende italiane per una linea completa di macchinari: Bellini, Fadis, Gavazzi, Lawer, Lonati e Mesdan. «A tendere porteremo anche la nostra logistica, la nostra industria del packaging e la distribuzione», spiega Scannavini puntando sull’ottimismo della volontà.

 

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