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Scritto da repubblica.it   
Giovedì 11 Gennaio 2018 00:34


L'Italia nel mondo


Nel logo dominato dal colore rosso, c'è uno splendido sole, il grano maturo, una bella mietitrice con la gonna scarlatta e il nome: Riscossa. Gli fu dato negli anni Cinquanta, per imprimere un messaggio di rinascita dopo i patimenti della guerra. E non è mai cambiato. Margherita Mastromauro, 48 anni, general manager, è la quarta generazione nel pastificio della famiglia, nato come un piccolo laboratorio artigianale nel 1902 a Corato, in Puglia, nel cuore delle Murge. Il fondatore Leonardo, suo bisnonno, in quei tempi grami spinse i figli maschi ad emigrare in America per cercare fortuna. Quelli misero su una attività di trasporti di carbone e ghiaccio e qualche tempo dopo se ne tornarono al paese con un piccolo gruzzolo che servì per dare al laboratorio pastaio un primo assetto industriale.
La storia di oggi racconta che il pastificio Riscossa produce 600 mila quintali di pasta all'anno, ha cento addetti, un fatturato di 40 milioni di euro  esporta il 50 per cento in più di 80 paesi nel mondo: in Europa con Germania, Francia, Belgio, Russia e Ucraina, negli Stati Uniti, Canada, Messico, Centro e Sud America, e ancora Giappone, Cina, India, Sud Africa, Australia e Isole del Pacifico.
Margherita Mastromauro, in azienda a fianco del padre Leonardo, presidente, e del fratello Nunzio, responsabile dell'export, ne progetta il futuro industriale 4.0. Si sentiva tagliata per la carriera diplomatica, con la sua laurea con 110 e lode in Scienze Politiche, indirizzo economico e internazionale, all'università di Bari. Era a Roma, poi, a frequentare un master alla Luiss quando venne richiamata in Puglia con la richiesta di seguire l'attività di un altro pastificio e due mulini che la società aveva preso in affitto da un fallimento. È stato il suo esordio da imprenditrice.
"Il mio impegno negli ultimi anni - spiega - si è concentrato su dove dobbiamo andare e cosa dobbiamo fare.
La conoscenza del mercato mi consente di procedere con una certa serenità". Il logo rivisitato e modernizzato, un nuovo packaging, interventi sulla trafilazione e le ricette di fabbricazione, per la general manager sono stati i primi passaggi di una strategia di cambiamento. "Per questo ho avviato un'operazione di rebranding, con l'idea di un'azienda che vuole stare al passo con i tempi, intercettando le nuove tendenze di consumi, ma rivendendo e studiando anche il prodotto classico. In funzione inoltre di un ampliamento di gamma. Abbiamo tanta parte di clienti storici, affezionati a noi da molti anni". E soprattutto puntando sull'alta qualità. "Vogliamo restare lontani dalla competizione sul primo prezzo che fa i grossi volumi, e rendere tutto ciò che facciamo molto concorrenziale. Il nostro pacco della pasta è sempre stato rosso e rosso rimane, ci contraddistingue e in molti ci hanno copiato".
Suo padre, che sulle prime non aveva scommesso su di lei, l'aveva lasciata libera di andarsene in giro per il mondo. "Avevo la passione per le lingue e ho sempre avuto la valigia facile. Oggi in Scozia per corsi di inglese, domani negli Stati Uniti, un'altra volta in Francia, mi sarei anche laureata all'estero ma era troppo all'avanguardia, quello mio padre non lo concepiva". Nel frattempo Riscossa aveva traslocato nella prima zona industriale di Corato, in uno stabilimento moderno. Dagli anni Ottanta ci sono stati diversi momenti di crescita e dal 2000 in poi l'obiettivo è stato quello di incrementare i fatturati.
Il percorso per conquistare il ruolo che ricopre oggi, per Margherita è stato lungo e accidentato. Quando rientra nei ranghi e si dedica all'azienda, passa due anni a gestire insieme ai soci esterni gli impianti rilevati dalla società. "Più tardi ho curato la separazione da questi partner e compiuta la missione che mi avevano affidato, con risultati positivi e salvaguardando gli interessi del nostro marchio, mentre pensavo di tornare alle mie cose e preparare il concorso in diplomazia, mio padre mi ha detto: resta, ci servi qui. Infine sono entrata in Riscossa senza più andar via perché mi sono appassionata".
Dalla Luiss a Roma, a coltivare la sua passione per gli studi e collaborare con l'università, alla fabbrica di Corato: "Mi sono trovata in un contesto diverso, posso dire di aver fatto la gavetta, guidavo per 120 chilometri al giorno, ho girato ogni reparto, ho gestito situazioni con operai e sindacati. Poi ho abbandonato il resto, non riuscivo più a conciliare. In prima battuta mi ha aiutato avere la sponda di mio padre, il confronto costante con lui, ma da parte mia ci ho messo molto, anche sacrificando i miei spazi. Una full immersion che alla fine è servita, ho imparato tanto. Questo settore è competitivo e concorrenziale, i pastifici non sono facilissimi da gestire, chi si improvvisa e pensa: tanto la pasta si mangia, tanto si vende, in realtà si sbaglia perché noi lavoriamo con margini molto ridotti".
È nel comitato di presidenza di Confindustria BariBat (Barletta, Andria e Trani) e come numero uno della sezione Agroalimentare ha affrontato la vertenza con le associazioni di produttori locali sull'importazione del grano dall'estero. "Quando il prezzo del grano è calato, gli agricoltori si sono, dico giustamente, ribellati e hanno utilizzato questa emergenza per sostenere il discorso delle iliere del grano italiano. Per noi aziende pastaie pugliesi è un plus riuscire a incentivare le filiere e adoperare il grano di casa nostra. Tutti i pastifici hanno accolto con favore gli accordi di filiera, si sono attrezzati e hanno messo in commercio prodotti di grano italiano, sebbene in quantità ancora limitate. Ma la via giusta non è quella del protezionismo perché di grano nostro non ce n'è abbastanza e per alimentare le produzioni di pasta ne dobbiamo importare per forza dall'estero. È però necessario che sia materia di qualità. In gran parte la miscelazione avviene per garantire il consumatore sulle performance della pasta, è chiaro quindi che il grano importato debba avere caratteristiche di un certo tipo. Va anche detto che se all'estero porto la mia pasta fatta di grano italiano, questo non è un plus, agli stranieri basta che sia targata made in Italy".
Poi ci sono altri obiettivi. La general manager di Riscossa ha rafforzato la sua partecipazione azionaria nella società, nel segno di un impegno ancora maggiore per il successo del suo brand. "L'intenzione è quella di lavorare per far crescere l'impresa e questo possibilmente anche attraverso sinergie industriali. Lavorerò per trovare delle partnership o per realizzare nuove acquisizioni. Bisogna crescere per essere competitivi. Nella graduatoria dei pastai in Puglia ci siamo noi, Divella e Granoro, che era una costola di Riscossa. In Italia siamo tra i primi dieci, il nostro settore si è molto ridotto dal punto di vista numerico, diversi pastifici nel tempo se ne sono andati, penso ad Amato di Salerno. Prima delle ferie di Natale siamo stati inseriti nel programma di Borsa Elite, anche se per ora non se ne parla".
C'è stata per lei anche la parentesi politica. "Grazie a dio dal punto di vista finanziario l'azienda è sana. Nel 2006 vinsi il premio prestigioso Marisa Bellisario come imprenditrice del sud, ero già in Confindustria, Montezemolo mi cooptò nel Comitato Mezzogiorno. Qualcuno del Pd ha pensato di indicarmi quando c'è stato il tentativo di svolta di Veltroni, non sono mai stata una militante ma certo simpatizzavo col centro sinistra. Nel 2008 mi chiamarono per un'offerta irrinunciabile, numero due della circoscrizione Puglia per la Camera. È stata una bella esperienza, ero appassionata di politica, ma a livello locale quando avevo provato ad avvicinarmi non mi piaceva, mi sembrava di perdere tempo. Il mio ruolo di parlamentare mi ha allontanato abbastanza dall'operatività quotidiana in azienda, perché mi ci sono dedicata il più possibile. Ho seguito i temi che mi interessavano di più: due anni in commissione Ambiente, col piano casa e l'emergenza rifiuti, altrettanti in quella delle Attività produttive, nel rapporto con l'industria, la grande distribuzione, il filone dell'energia. Ora è rimasta la passione, però in senso alto; l'esperienza di partito non è stata esaltante perché il Pd era una realtà molto complessa, difficile inserirsi e anche capirne le dinamiche. Ero nella direzione nazionale del partito, ho fatto parte del gruppo di lavoro sul codice etico. Renzi l'ho conosciuto appena e comunque non ero una sua fan, non mi piaceva il messaggio della rottamazione, un concetto che mi è estraneo. Per natura non sono conflittuale, ma nemmeno disposta a cedere sulle mie idee, se ho delle convinzioni le porto avanti. Nel rapporto con gli operai che lavorano con noi, per esempio, non ci sono per forza contrapposizioni: con i premi obiettivo abbiamo garantito redditi più elevati".
Nel 2007 si è sposata con un imprenditore, sei anni fa è nata Matilde: "Il matrimonio non è mai stato un obiettivo, l'ho sempre considerato qualcosa che dovesse avvenire spontaneamente e così è stato, tanto che mi sono sposata a 38 anni. Io vivo in una famiglia tradizionale, i miei genitori sono insieme da 50 anni". Ha studiato pianoforte facendo esami ai conservatori di Bari e Monopoli. "Ora sono in una fase di nostalgia. Suono pezzi classici, quelli della mia formazione, i romantici mi piacciono di più, e comunque ultimamente mi sono dedicata al jazz di Ludovico Einaudi".
Per ora tante cose le ha dovute accantonare: leggere un libro in santa pace, andare ai concerti. "Ma è un fatto passeggero, la bambina è piccola, i programmi li lascio fare a lei". Non si dilunga dal parrucchiere, però ha un debole per le borse, quelle firmate, e per i gioielli, di cui fa un uso limitato. "Mentre tutti i miei amici vanno a sciare, io sono stata a Montegrotto, alle terme vicino Abano, a dormire nell'acqua calda e a fare passeggiate. Prediligo il mare. Anche se lavorando ne posso godere poco. Quando gli altri vanno in spiaggia a fare il bagno, io indosso il mio tailleur e mi butto in azienda. Sono stakanovista, mi lamento ma non riesco a immaginare una vita diversa. Continuo a viaggiare, anche se con la bambina ho ridotto le trasferte. La tappa di New York è fissa per le fiere, Germania, Francia. Dove è necessario vado. Amo la pastasciutta ma non mettermi ai fornelli, lo faccio da che c'è mia figlia; quando vivevo da sola cercavo di andare a mangiare dalla mamma. Da questo punto di vista sono una contadina, mi piace tutto ciò che è semplice: pane, olio e pomodoro".

 

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