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Cosa rischiano i mercati PDF Stampa E-mail
Scritto da ilsole24ore   
Mercoledì 07 Febbraio 2018 00:19


se i tassi Usa salgono più del previsto

Crollo del mercato obbligazionario e impennata dell’inflazione. Questi, secondo il 36% dei grandi gestori che hanno partecipato all’ultimo sondaggio di BofA Merrill Lynch, sono i maggiori fattori di rischio che i mercati si troveranno ad affrontare nei prossimi mesi. Per anni economisti e banchieri centrali ci hanno ripetuto come un mantra che la minaccia per l’economia era la deflazione (prezzi in calo). Perché quindi i mercati finanziari hanno reagito così male al balzo dei salari (+2,9%) dei lavoratori americani pubblicato venerdì scorso? La crescita dei salari è il segnale di un’inflazione “buona” perché significa che migliora il loro potere d’acquisto e ciò in prospettiva ha ripercussioni positive sui consumi. Perché quindi gli investitori sono tanto spaventati dalla prospettiva di un aumento dei prezzi al consumo?
Lo scenario dell’inflazione
In realtà l’inflazione in se non è un problema. È un problema una sua crescita superiore alle attese. Gli investitori hanno messo in conto che la “normalizzazione” delle politiche monetarie delle banche centrali, cioè la riduzione degli stimoli monetari (Qe) e il rialzo del costo del denaro, debba avvenire in maniera estremamente graduale. Perché graduale è prevista che sia la ripresa dell’economia. Ma che succede se questo scenario cambia? E cioè se la crescita dell’economia e la risalita dell’inflazione sono superiori alle attese magari grazie alla spinta dello stimolo della riforma fiscale americana? La Fed certamente non può stare a guardare.
Rialzo dei tassi più rapido del previsto?
Il nervosismo che si è visto nell’ultimo mese sui titoli di Stato Usa lascia intendere che una parte del mercato stia ora mettendo in conto un rialzo dei tassi di interesse più rapido del previsto. Per questo i bond soffrono. Le domande che ora gli investitori si fanno sono: quanto è reale questa prospettiva? Quanto ancora potranno salire i tassi sul mercato dei bond? Quali conseguenze ci potranno essere sull’economia? C’è il rischio di un effetto contagio su altri mercati a partire dalla Borsa?
Il fardello globale del debito
Per dare una risposta alle prime due domande bisognerà vedere se i prossimi dati macroeconomici confermeranno il trend in corso e come la banca centrale americana, da pochi giorni guidata dal nuovo presidente Jerome Powell, deciderà di agire. Se ci sarà un effetto contagio dipenderà molto da quanto i tassi saliranno e se ciò potrà mettere a rischio la sostenibilità del debito di famiglie imprese e Stati sovrani. Anni di politiche monetarie ultraespansive hanno reso incredibilmente conveniente ricorrere al debito. Il risultato è che, a livello mondiale, il fardello è cresciuto a livelli record raggiungendo la cifra di 230mila miliardi di dollari.
C’è poi un effetto contagio che riguarda le Borse. Se i tassi del mercato obbligazionario dovessero tornare a diventare attraenti, gli investitori, che sono oggi sovraesposti sull’azionario, potrebbero decidere di tornare al reddito fisso provocando una correzione.
La variabile della crescita economica
C’è qualcosa che può impedire il concretizzarsi di questo scenario: la crescita economica. Non bisogna scordarsi infatti che l’economia globale sta attraversando la miglior fase di espansione da 10 anni a questa parte. In questo contesto è assai probabile che Stati e imprese possano permettersi di rifinanziarsi a costi più alti senza che la sostenibilità del loro debito sia messa in discussione. Se l’economia e i consumi corrono poi le aziende fanno più utili. E questo favorisce la crescita dei mercati azionari. Dal bilanciamento di questi due fattori - stretta monetaria e crescita economica - dipende ora il destino dei mercati.

 

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