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L'Italia vende a pezzi PDF Stampa E-mail
Scritto da Roberto Derta x ilprimatomazionale.it   
Martedì 13 Febbraio 2018 00:07


E stiano buonini i germanofobi che Berlino non c'entra

Venerdì sera i soci hanno venduto Italo, secondo compagnia di trasporto ferroviario italiana, al fondo di investimento americano in infrastrutture Gip (Global infrastructure parnters).
La cifra è importante 1,98 miliardi di euro, più 434 di debito. Gli azionisti attuali possono al massimo, dopo la cessione, re-investire parte dei proventi nella società ma solo fino al 25% massimo. Quindi il controllo sarà saldamente in mano al fondo. Gli azionisti incamerano anche 30 milioni di dividenti dell’esercizio 2017 e passa di mano il 100% delle azioni, il che significa che la quotazione in borsa di Italo, prevista per quest’anno è cancellata.
Qualche considerazione:
1. Il compratore è un fondo specializzato in gestione di infrastutture, da cui lavora per trarre ovviamente profitti. La situazione di economicità di Italo è funzione di un solo concorrente nazionale (Trenitalia, statale) e dell’aumento del traffico grazie all’alta velocità (creata dalla Stato). Sarà da vedere come si svolgerà la gestione in futuro, ma si può immaginare un classico “efficientamento”. Forse si dovrebbero preoccupare non solo i dipendenti ma anche chi usufruisce di tratte non alta velocità…..
2. Il presidente , l’onnipresente Montezemolo, e l’amministratore delegato, Cattaneo (il tagliatore di teste di Telecom dalla liquidazione d’oro), naturalmente restano al loro posto ad assicurare la “continuità”.
3. L’Italia perde un asset infrastrutturale importante per lo sviluppo nazionale. Un altro , solo l’ultimo dei tanti. Mentre è evidente che importanti società debbano essere gestite secondo criteri di efficienza ed economicità, l’esperienza pluridecennale di vendita di asset italiani agli stranieri dovrebbe ormai aver dimostrato ampiamente che la mancanza di ancoraggio nazionale per asset strategici porta prima o poi ad uno svilimento della manodopera, un trasferimento del centro decisionale all’estero ed una cesura irreversibile col tessuto nazionale.
4. La borsa perde uno dei principali collocamenti di quest’anno.
5. Coerentemente col ruolo ruolo, passato e futuro, il ministro dello Sviluppo economico Calenda (che tanto piace alla destra) e il ministro del tesoro Padoan (che si vanta di aver salvato il Monte dei Paschi, dopo averlo lasciato morire) si sono affrettati a benedire pubblicamente la cessione. Padoan lo ha fatto addirittura ieri, non richiesto, prima che il consiglio di amministrazione di Italo decidesse di accettare l’offerta di gip. Nihil novi sub sole.


 

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