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Trump's dream PDF Stampa E-mail
Scritto da ilsole24ore   
Mercoledì 14 Febbraio 2018 00:18


In che consiste il progetto mastodontico del parrucchino della Casa Bianca

Un piano da 1.500, forse 1.700 miliardi che decolli grazie a un'iniezione di fondi federali per 200 miliardi. Donald Trump ha tenuto ieri a battesimo la sua strategia per risanare e ammodernare le infrastrutture americane, cimentandosi con un'emergenza denunciata da molti presidenti e numerosi politici di entrambi i partiti ma finora rivelatasi difficile da risolvere.
La proposta «creerà il più grande e audace investimento infrastrutturale nella storia degli Stati Uniti», ha rivendicato Trump durante un incontro alla Casa Bianca con le autorità locali, da governatori a sindaci, e prima di una serie di viaggi nel cuore del Paese per promuovere i futuri progetti. Non è mancato un collegamento con America First: «Dopo aver speso stupidamente settemila miliardi in Medio Oriente, è ora di investire nel nostro Paese». Né' una stoccata a partner-rivali economici, accusati di impoverire l'America con politiche commerciali ingiuste: ha minacciato in settimana di rilanciare una «imposta reciproca» sull'import.
I costi a carico di Stati e città
Il tema del giorno è rimasto il piano infrastrutturale, 55 pagine di “principi legislativi”. Con alcune sorprese: ipotesi di privatizzare infrastrutture federali come gli aeroporti della capitale Ronald Reagan e Dulles International per massimizzarne il valore. I capisaldi della strategia sono però all’insegna di nuova spesa, sotto forma di incentivi, e snellimenti burocratici. Prevedono che siano anzitutto stati e municipalità a mobilitare risorse, coprendo fino all'80% dei costi: dei 200 miliardi federali, metà sono “grants” (contributi a fondo perduto) che premiano chi raccoglierà proprie entrate per ponti o ferrovie, aeroporti o acquedotti. I vincitori riceveranno, appunto, fino al 20% del valore complessivo. Trump ha promesso di sveltire, a uno o due anni, procedure di approvazione in media vicine ai cinque anni.
Percorso accidentato
La formula, soprattutto quella finanziaria, è sicuramente ambiziosa e fa discutere esperti e politici: ribalta la matematica delle grandi opere americane, tradizionalmente finanziate al 50-80% da fondi federali. E assicura che il piano non avrà vita facile. Per diventare legge dovrà passare per undici commissioni e al Congresso serpeggiano le divisioni. L'opposizione democratica ha una sua strategia da mille miliardi interamente finanziata da fondi federali. Puntare su fondi locali, denunciano, svena stati e municipalità già alle strette. Appare loro improbabile che le imprese si facciano carico, con partnership pubblico-privato, di infrastrutture nelle aree povere. Le preoccupazioni tra i conservatori sono di segno opposto: eccessiva spesa che moltiplichi sprechi e debito federale, gia' peggiorato dagli sgravi della riforma fiscale e da un accordo biennale sul budget che aumenta spesa militare e sociale.
Un bilancio in deficit per quasi mille miliardi
La Casa Bianca, in preventiva risposta alle obiezioni, ha destinato fondi specifici alle aree rurali - 50 miliardi - e a progetti “trasformativi” per l'economia - 20 miliardi - quali l'alta velocità. Altri 30 serviranno a terminare progetti in corso e all'edilizia federale. Per chi lamenta i deficit, li ha minimizzati aggiungendo che spetterà al Congresso tagliare altrove e di non essere contraria a raccogliere fondi con l'aumento di almeno una tassa, sulla benzina. Questo approccio - niente paura di deficit e semmai risparmi su voci sociali - è parso evidente nella sua nuova proposta di budget per il 2019: 4.400 miliardi di spesa e un passivo annuale da 984 miliardi che in un decennio aggiungerà al debito 7.100 miliardi. Chiede 21 miliardi iniziali per le infrastrutture e 23 per il muro contro il Messico ma drastici tagli alla sanità e alla cultura. Sul Congresso preme nei fatti perché già corregga l'intesa parlamentare sul budget appena firmata, cancellando aumenti non militari. Posizioni che rischiano di mantenere caldo il clima politico e complicare ancora la partita infrastrutturale: Trump era stato ripetutamente costretto dai dissensi a rinviare il piano, inizialmente atteso lo scorso giugno.

 

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