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Facebook nella tempesta ma PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Giovedì 12 Aprile 2018 00:08


ora vola in borsa

 

Il fondatore di Facebook compare a Washington davanti alle commissioni commercio e giustizia. “Sappiamo che quelle informazioni sono state vendute ad altre aziende. Ma stiamo lavorando perché non accada più”. Attacco da parte di diversi senatori democratici: “Avete lasciato che i dati dei vostri utenti venissero saccheggiati”. Ma intanto il titolo vola in borsa.
LA DIFESA era prevedibile anche perché già anticipata in diverse occasioni. Mark Zuckerberg, a capo di Facebook, compare per la prima volta davanti al Senato degli Stati Uniti a causa dello scandalo Cambridge Analytica. E come predetto da molti si è assunto tutta la responsabilità di quanto accaduto sul suo social network durante le elezioni presidenziali americane di fine 2016. La sala gremita, lui in giacca e cravatta, circondato inizialmente da una stuolo di fotografi. Serio e concentrato con il suo viso da trentatreenne, ha risposto alle domande per cinque ore.  
Mark Zuckerberg al Senato Usa: "Cambridge Analytica non era l'unica ad avere i dati di 87 milioni di persone"
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Ha spiegato quel che aveva già scritto sul suo social network: “Facebook è una compagnia ottimista e idealista. Per gran parte della nostra esistenza, ci siamo concentrati sul bene che si può portare connettendo le persone (…). Ma ora è chiaro che non abbiamo fatto abbastanza per impedire che questi strumenti venissero usati anche per fare danni. Ciò vale per fake news, per le interferenze straniere nelle elezioni e i discorsi di incitamento all'odio, così come per la privacy. Non avevamo una visione abbastanza ampia della nostra responsabilità, e questo è stato un grosso errore. È stato un mio errore, e mi dispiace. Ho creato Facebook, lo gestisco e sono responsabile di ciò che vi accade”.
E’ stato chiamato a rispondere alle domande di 44 senatori sia democratici sia repubblicani. Ognuno di loro aveva cinque minuti per porre le proprie domande e ovviamente quel tempo lo hanno usato. Un’audizione del genere, trasmessa in streaming e tanto attesa, non capita tutti i giorni e i senatori americani hanno sfruttato e a volte sprecato un palcoscenico del genere. John Thune, del Sud Dakota, ha aperto le danze snocciolando i numeri degli utenti di Facebook. E chiedendo come sia possibile che i dati di 87 milioni di persone siano finiti nelle mani di Cambridge Analytica. La senatrice Dianne Feinstein, democratica ed ex sindaco di San Francisco, scende più in dettaglio: “Come mai, se eravate a conoscenza fin dal 2015 del problema, non avete fatto nulla?”.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 11 Aprile 2018 08:17
 

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