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Investire nel vino PDF Stampa E-mail
Scritto da repubblica.it   
Martedì 17 Aprile 2018 00:27


è cosa proficua e giusta

Un'altra annata positiva per il settore del vino. Secondo il rapporto dell'Area Studi di Mediobanca il 2017 si è chiuso ancora in crescita  (+6,5%), per l'ottavo anno di fila, mettendo in evidenza il miglior incremento annuale degli ultimi anni. L'indagine si è concentrata sulle 155 società italiane con un fatturato superiore ai 25 milioni di euro.
IL BOOM IN BORSA
Investire nel vino quotato in Borsa continua a essere un ottimo affare: la capitalizzazione dei titoli che compongono l’indice mondiale di Borsa del vino è aumentata del 12,2% tra marzo 2017 e marzo 2018. Ma se si amplia l’orizzonte temporale di riferimento, i numeri sono di gran lunga migliori: dal gennaio 2001 l’indice di Borsa mondiale del settore vinicolo in versione total return (comprensivo dei dividendi distribuiti) è cresciuto del 719,6%, meglio delle Borse mondiali (+148%); la migliore performance in termini relativi (ossia al netto delle dinamiche delle Borse nazionali) è stata realizzata dalle società del Nord America (+744,6%), dell’Australia (+163,5%) e della Francia (+100%), mentre in altri Paesi le società vinicole hanno reso meno della Borsa nazionale: Cile -40,1% e Cina -73,4%. Le italiane quotate restano due. Se le non quotate scegliessero la Borsa vedrebbero il proprio equity valorizzato in media il 70% in più.
IL TRAINO DELL'EXPORT
Anche nel 2017 l’export ha rappresentato il volano delle vendite (+7,7% sul 2016), in un quadro in cui anche il mercato domestico ha fornito un contributo decisivo (+5,2%). Gli “spumanti” (+9,9% sul 2016) crescono di più dei “vini non spumanti” (+5,6%) e anche sul fronte dell’occupazione il mondo del vino registra un aumento, con un +1,8% rispetto al 2016.
Positive anche le previsioni per il 2018. In linea con il segno più dei principali indicatori, le aspettative di vendite per l'anno in corso restano positive: il 93% delle società esaminate prevede di non subire un calo delle vendite nell’anno in corso, mentre solo il 7% attende una flessione dei ricavi. Il 17,4% ritiene addirittura che le crescita sarà superiore al 10%.
I TOP PLAYER
I tre maggiori produttori per fatturato nel 2017 sono stati il gruppo Cantine Riunite-GIV (594 milioni di euro, +5,1% sul 2016), Caviro (315 milioni, +3,9%) e Antinori (221 milioni, +0,4% sul 2016).
Seguono Zonin, che ha realizzato una crescita del 4,2% portandosi a 201 milioni, e la Fratelli Martini a € 194 milioni (+13,3%). Sette società hanno realizzato nel 2017 un aumento dei ricavi superiore al 10%: La Marca (+30,7%), Farnese (+28%), Ruffino (+15,5%), Enoitalia (+14,5%), Contri (+14,1%), Fratelli Martini (+13,3%) e Mezzacorona (+13,1%).
Alcune delle società esaminate hanno una quota di fatturato estero quasi totalitaria, come Botter al 96%, Ruffino al 93,3%, F.lli Martini con l’89,9%, Mondodelvino (85,4%), Zonin con l’85,1%, La Marca e Schenk entrambe all’82,7%, Farnese con l’81,9% e la cooperativa Cavit (80%). Solo otto gruppi hanno una quota di export inferiore al 50% delle vendite.
I MERCATI
Per quanto riguarda i mercati esteri, nel 2017 l’area più dinamica è stata quella asiatica (+21,1% le vendite sul 2016), dove si realizza però solo il 4,2% dell’export. Cresce anche il Sud America (+20,1%), pur rappresentando appena l’1,4% del fatturato estero delle vinicole italiane. I Paesi UE rappresentano il principale mercato di sbocco e concentrano il 53,4% dell’export, con una crescita dell’8,6% rispetto al 2016. Africa, Medio Oriente e Paesi Europei non UE hanno rappresentato il 9,1% del totale (crescita del 5,8%) e il Nord America è cresciuto del 5,7% per una quota pari al 31,9%. Nel complesso, le esportazioni italiane di vino sono cresciute nel 2017 del 7,7% sul 2016.

 

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