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Bill Gates ci promette milioni di morti PDF Stampa E-mail
Scritto da Antonio Grizzuti   
Giovedì 03 Maggio 2018 00:25


O forse vuole solo vendere vaccini

La prossima pandemia attesa dagli epidemiologi farà almeno 30 milioni di morti». Parola di Bill Gates. Il magnate di Microsoft, ex uomo più ricco del mondo, si dedica oggi principalmente alla Bill & Melissa Gates Foundation. Che ha nel settore de vaccini uno dei suoi punti d’azione principali. Potrebbe forse esserci un nesso tra le due cose?
L’annuncio è degno del trailer di un film apocalittico. Gli Stati Uniti non sono pronti a fronteggiare la «probabilità significativa che una estesa e letale pandemia scoppi nei nostri tempi». A lanciare l’allarme è stato il secondo uomo più ricco d’America, Bill Gates che venerdì scorso, dalle colonne del Washington Post ha espresso i suoi timori riguardo alla possibilità che un patogeno finora sconosciuto provochi un’ondata inarrestabile di decessi. Un virus paragonabile per forza distruttiva a quello della «spagnola», l’influenza che nel 1918 provocò tra i 50 e i 100 milioni di morti in tutto il mondo. Secondo una simulazione effettuata dal Institute for disease modeling e citata dal fondatore di Microsoft nell’intervista, le vittime questa volta potrebbero essere 33 milioni nell’arco di sei mesi. Occorre dunque prepararsi come si deve a un’eventualità del genere. Le istituzioni però, lamenta il miliardario, rimangono sorde ai suoi disperati appelli. Ricevuto dal presidente Donald Trump, Gates ha ricevuto poco più che una pacca sulla spalla. D’altronde sono tempi duri anche per il Centro di controllo delle malattie, l’organo di controllo della sanità pubblica americana, che si trova a fronteggiare un sostanzioso taglio di fondi per via della fine dell’emergenza Ebola.
Antinfluenzale universale
Nel suo discorso di venerdì al meeting annuale della Massachusetts medical society, Gates ha annunciato lo stanziamento di 12 milioni di dollari che confluiranno in un nuovo fondo per lo studio di un vaccino universale contro l’influenza. Un’iniziativa condivisa con Larry Page, ceo di Alphabet, la capogruppo di Google. Lo stesso Page, colpito dalla frequenza di ricerche sull’influenza da parte degli utenti, decise nel gennaio del 2013 di regalare il vaccino a tutti i bambini della Bay area, la zona intorno a San Francisco che conta più di otto milioni di abitanti.
Tuttavia, secondo Gates non è sufficiente concentrarsi sullo sviluppo di vaccini sempre più potenti. «Sono un grande fan dei vaccini», ha dichiarato durante la sua relazione, «ma essi potrebbero non essere la risposta quando si tratta di offrire una risposta immediata alla rapida diffusione della pandemia». Occorre dunque, secondo il miliardario, «investire in altre tipologie di approcci, come i farmaci antivirali e le terapie con anticorpi, dispositivi che possono essere facilmente conservati oppure riprodotti velocemente su larga scala per bloccare la diffusione della pandemia o curare le persone che sono rimaste esposte al contagio».Non solo filantropia
Sono lontani dunque i tempi nei quali Gates smanettava con Paul Allen, cofondatore di Microsoft, arrivando ad assemblare i primi personal computer. L’azienda di Redmond conta oggi oltre 120.000 dipendenti (nel 2005 erano 61.000) generando ricavi per 23,3 miliardi di dollari e un utile netto di 6,5 miliardi. Pur conservando la carica di presidente onorario, da dieci anni Gates non è più amministratore delegato di Microsoft, avendo scelto di seguire a tempo pieno la fondazione di famiglia. La Bill & Melinda Gates foundation, creata nel 2000, conta circa 1.000 impiegati e si occupa di portare avanti progetti educativi, sanitari e contro la povertà. Filantropia, ma non solo. Grazie al patrimonio di 41 miliardi di dollari è considerata la più grande fondazione del mondo. D’altronde parliamo di cifre appena cinque volte inferiori rispetto a Microsoft, che rimane pur sempre la diciannovesima azienda più grande al mondo.
Ma cosa fa di preciso la Bill & Melinda Gates foundation e, cosa ancora più importante, come investe i propri soldi? Le attività della fondazione si dividono in quattro macro-aree: sviluppo globale (finanziata nel 2016 con 2,21 miliardi di dollari), salute globale (1,2 miliardi), programmi relativi agli Stati Uniti (496 milioni), politiche globali e sostegno di cause (513 milioni). L’area più ricca, quella dello sviluppo globale, gestisce il piano di eradicazione per la polio (24% del budget, pari a 530 milioni), campagne di vaccinazione (circa 400 milioni) e progetti di pianificazione familiare (circa 180 milioni). Quella della contraccezione è una vera e propria fissazione per la signora Gates, a suo dire fervente cattolica ma allo stesso fortemente convinta che il preservativo costituisca la chiave per affrancare milioni di donne dalla povertà.
Il core business vaccini
Ma torniamo ai vaccini, vero e proprio «core business» della fondazione. Lo scopo che si prefiggono Bill e Melinda, come si può leggere sul sito, è senz’altro nobilissimo: lavorare per «assicurare che gli attuali vaccini salvavita vengano introdotti in quei Paesi dove c’è più bisogno e sostenere l’innovazione necessaria a sviluppare nuovi vaccini e nuovi approcci e tecnologie di sviluppo».
Le partnership mondiali
Materialmente ciò può avvenire grazie alle partnership con alcune delle maggiori entità sovranazionali, cioè l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e l’Unicef, e il «braccio armato» della fondazione, l’Alleanza mondiale per i vaccini e l’immunizzazione (Gavi). Quest’ultima è una partnership mista tra pubblico e privato i cui quattro azionisti di riferimento sono l’Oms, l’Unicef, la Banca mondiale e, appunto, la Bill & Melinda Gates foundation. Stando a quanto riportato sul sito, tra il 2000 e il 2013 il Gavi ha assicurato l’immunizzazione di 440 milioni di bambini, portando la copertura vaccinale dal 70 all’83% e riducendo di conseguenza la mortalità infantile. Ha inoltre contribuito a inserire i vaccini nell’agenda globale sintetizzata nella «Decade dei vaccini» (2011-2020) adottata dall’Assemblea mondiale della sanità. Insomma, una potenza di fuoco senza pari in grado di influenzare a livello mondiale il pensiero sul tema dell’immunizzazione. Il Gavi si finanzia in due modi: tramite i contributi diretti da parte dei Paesi partner e dei privati e attraverso meccanismi finanziari innovativi. Dal 2000 al 2017 i governi di ventiquattro Paesi hanno versato nelle sue casse 8,37 miliardi di dollari. Tra i donatori più generosi figurano il Regno Unito (2,2 miliardi), gli Stati Uniti (1,9 miliardi) e la Norvegia (1,4 miliardi). Nello stesso periodo i finanziamenti privati ammontano 3,36 miliardi, di cui ben il 93% proveniente della Bill & Melinda Gates foundation (3,1 miliardi).
L’interesse della finanza
Se i contributi diretti da parte dell’Italia sono stati finora piuttosto limitati, il nostro paese è molto attivo sul fronte degli strumenti finanziari, in quanto si è impegnato a versare dal 2005 al 2027 la non risibile cifra di 1,27 miliardi di dollari. Nella pratica si tratta di titoli obbligazionari che, piazzati sul mercato, mettono a disposizione ampie disponibilità di capitali per le attività del Gavi. Non c’è da stupirsi dunque se nel board dell’alleanza ritroviamo personaggi strettamente legati al mondo della finanza. Si va da Ngozi Okonjo Iweala, attuale presidente del Gavi, ex ministro delle finanze nigeriano e membro del consiglio di amministrazione della Rockefeller Foundation; David Sidwell, capo del comitato rischi a Ubs ed ex cfo a Morgan Stanley; Stephen Zinser, fondatore di Ecm asset management, poi acquisita da Wells Fargo; Seth Berkley, ceo di Gavi con un passato nella Rockefeller foundation.
La rete farmaceutica
Ma non si può parlare di vaccini senza che il pensiero vada alle case farmaceutiche. Nel 2012, Gates acquista tramite la fondazione azioni di nove diverse case farmaceutiche per un valore di 205 milioni di dollari. L’anno scorso fonda un’altra partnership mista (Cepi) con i governi di India e Norvegia, la Wellcome trust e il World economic forum. Ancora in fasce, il Cepi ha già ricevuto una promessa di finanziamento di 250 milioni di euro da parte della Commissione europea. Tra i partners figurano GlaxoSmithKline (Gsk), Johnson & Johnson, Merck e Pfizer. Sul proprio sito, Gsk fa sapere di essere «partner dei principali programmi di vaccinazione internazionali, insieme a istituzioni, charities ed enti non governativi come l’Unicef, la Fondazione Bill e Melinda Gates e il Gavi», fornendo «i propri vaccini a prezzi agevolati per i programmi di immunizzazione di centosettanta Paesi nel mondo». L’Idri è un’altra partnership avviata da Gates con il contributo, tra gli altri, di Gsk ed Ely Lilly. Da Idri si è originata a sua volta una joint venture (Ghvci) con Sanofi Pasteur, altro colosso del mercato. Nel 2017, la fondazione e Pfizer hanno invece siglato il rinnovo dell’accordo per la distribuzione a un prezzo simbolico del farmaco contraccettivo Sayana Press.
Ma quelli appena descritti sono solo alcuni esempi che testimoniano lo strettissimo legame che corre tra la Bill & Melinda Gates foundation e i colossi dell’industria farmaceutica. Un mercato in costante crescita, specie per ciò che riguarda l’immunizzazione. Basti pensare che le vendite dei vaccini di Gsk, Merck, Sanofi e Pfizer hanno superato nel 2017 i 25 miliardi di dollari, una cifra superiore a quella dell’ultima legge di stabilità. Diffondere un timore quantomeno remoto come quello di una pandemia ben si sposa dunque con la possibilità di incrementare gli affari. Lungi dal contestare il fondamentale ruolo svolto dai vaccini, rimane il dubbio che, nel promuoverli, l’unica vera beneficenza Bill Gates la faccia a se stesso.

 

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