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Ecco perché stiamo uscendo dalla storia PDF Stampa E-mail
Scritto da corriere.it   
Lunedì 14 Maggio 2018 00:20


Servirebbe subito un esecutivo forte e senza grilli per la testa

Amici sì, ma anche per dirsi le cose spiacevoli. Nel discorso di ringraziamento dopo la consegna del Premio Carlo Magno, Emmanuel Macron non ha esitato a criticare con durezza Berlino, le sue politiche di bilancio e la sua condotta in Europa. Parlando di fronte a Angela Merkel, che aveva appena tenuto la laudatio in suo onore, il presidente francese ha detto che «in Germania non ci può essere un eterno feticismo per le eccedenze di bilancio e commerciali, poiché queste vengono realizzate a spese di tutti». Macron ha evocato l’indispensabile «solidarietà costante» tra i membri dell’Unione europea, senza la quale non potrà esserci rilancio. Poco prima, il capo dell’Eliseo aveva tuttavia ricordato anche gli obblighi francesi: «Sono pronto a dire che noi dobbiamo fare tutte le riforme strutturali e le trasformazioni necessarie per abbassare la spesa pubblica, che è la sola condizione per avanzare in Europa». E ancora: «Francia e Germania devono superare i loro tabu e le loro abitudini».
La solidarietà europea
Il premio Carlo Magno viene assegnato ogni anno nel Municipio di Aquisgrana, l’antica capitale dell’impero carolingio, a personalità che hanno fatto avanzare la costruzione europea. In passato il riconoscimento ha celebrato i servigi resi all’Europa da Helmut Kohl, Francois Mitterrand, Jacques Delors e Carlo Azeglio Ciampi. Quello a Macron, premiato per la sua visione e l’impegno a rifondare l’Unione, è un incoraggiamento alla promessa del presidente francese, che ha scommesso sul rilancio del progetto comune di fronte al ritorno dei nazionalismi e all’avanzare dei movimenti populismi anti-europei. Macron ha insistito molto sulla solidarietà, ricordando che «la Germania ne ha potuto beneficiare al momento della riunificazione, perché questo era il dovere dell’Europa affinché la Repubblica federale potesse compiere quel passo ed essere più forte». E ha aggiunto: «Quella solidarietà, che oggi dobbiamo avere sulle migrazioni e sui temi finanziari all’interno dell’Europa, noi la dobbiamo ricostruire».
La riforma dell'Eurozona
Il presidente francese ha riproposto i punti principali della sua proposta di riforma dell’Eurozona, quella che lascia più freddi e scettici i tedeschi. «Credo in una zona euro più forte e integrata, con un suo bilancio che consenta più investimenti e più convergenza». Nella sua laudatio Angela Merkel, che era stata insignita del Karlspreis nel 2008, ha elogiato l’entusiasmo europeista di Macron: «Sei un vulcano di idee e hai ridato vita a un vero dibattito sul futuro dell’Europa, restituendoci la magia del progetto comune». Ma com’era da attendersi, la cancelliera non si è sbilanciata sulle cose concrete, preferendo rimanere nella generica formula che «l’Europa ha bisogno di una nuova ripartenza».
Il ruolo degli Usa
Merkel ha comunque ripreso il concetto già espresso un anno fa sulla necessità che l’Europa faccia affidamento soltanto sulle proprie forze: «E’ finito il tempo in cui potevamo contare sugli Stati Uniti per proteggerci, l’Europa deve prendere il destino nelle proprie mani, è la nostra sfida per il futuro». Tra la cancelliera e Macron è andata meglio nel colloquio bilaterale che ha preceduto la cerimonia e che è stato interamente dedicato al Medio Oriente, dopo la decisione del presidente americano Trump di ritirarsi dall’accordo nucleare con l’Iran. In un comunicato congiunto, Merkel e Macron hanno fatto appello alla moderazione di tutti gli attori della partita, invitandoli a ridurre il livello di tensione. L’escalation delle ultime ore sulle alture del Golan, dove Israele ha colpito obiettivi iraniani in risposta a un lancio di razzi attribuito a Teheran, «dimostra - ha detto Merkel - che in Medio Oriente si tratta di pace o di guerra».

 

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