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Lo sapevamo prima che ce lo dicesse lui PDF Stampa E-mail
Scritto da wallstreeitalia.com   
Giovedì 31 Maggio 2018 00:14


La nostra crisi è soprattutto effetto dell'offensiva americana contro di noi

“L’Unione europea è impantanata in una crisi esistenziale, e nell’ultimo decennio tutto quello che poteva andare storto è andato storto. Com’è possibile che un progetto politico che ha sostenuto la pace e la prosperità dell’Europa dopo la guerra sia arrivato a questo punto?”.                                                                                                                                                                                                            Il presidente del Soros Fund Management e della Open Society Foundations, nel libro “La Tragedia dell’Unione europea: disintegrazione o rinascita”parla del futuro dell’Ue, non certo roseo.
“L’Ue deve affrontare tre problemi urgenti: la crisi dei rifugiati, la politica di austerità che ha rallentato lo sviluppo economico e la disintegrazione territoriale, di cui la Brexit è esempio emblematico”.
Ma è un altro il problema che emerge dalle parole di Soros.
“Fino a poco tempo fa, si sarebbe potuto affermare che l’austerità sta funzionando: l’economia europea è in graduale ripresa e l’Europa non deve far altro che continuare su questa strada. Guardando avanti però l’Europa si trova ora ad affrontare il fallimento dell’accordo sul nucleare iraniano e la distruzione dell’alleanza transatlantica che è destinata ad avere un effetto negativo sulla sua economia e causare ulteriori stravolgimenti. La forza del dollaro sta già accelerando una fuga dalle valute emergenti e c’è il rischio che si vada incontro ad un’altra grave crisi finanziaria (…) L’Ue deve intraprendere un’azione drastica per sopravvivere alla sua crisi esistenziale: in altri termini , l’Ue deve reinventare se stessa (..) La trasformazione della Comunità del carbone e dell’acciaio nell’Unione europea è stata una decisione imposta dall’alto e ha funzionato a meraviglia. Ma i tempi sono cambiati. La gente comune si sente esclusa e ignorata, e per questo ora bisogna guardare a una forma di collaborazione che coniughi l’approccio verticistico delle istituzioni europee con le iniziative dal basso che servono a coinvolgere l’elettorato.

 

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