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G 30 PDF Stampa E-mail
Scritto da huffingtonpost.it   
Mercoledì 13 Giugno 2018 00:22


Finanzieri che rivestono cariche istituzionali

G30 suona tanto come un'ennesima versione allargata dei vari G7 e G8. Non è così. Potremmo quasi accusare di comunicazione ingannevole chi ha denominato in questo modo il Gruppo dei Trenta, dando quasi a intendere che si tratti di un'organizzazione pubblica. Invece è un'organizzazione privata, nata su iniziativa della Fondazione Rockefeller nel 1978, che riunisce finanzieri e accademici che si occupano di approfondire questioni economiche e finanziarie esaminando le conseguenze delle decisioni prese nei settori pubblico e privato. Peccato che, sotto l'etichetta "finanzieri", ci siano i governatori di varie banche centrali e persino Mario Draghi.
Nel gennaio 2018 il Mediatore Europeo, Emily O'Reilly, ha invitato formalmente Draghi a uscire dal gruppo anche con un bel tweet, che recitava "è importante dimostrare al pubblico che c'è una netta separazione tra la Bce e il mondo della finanza che è sotto la sua supervisione". Silenzio per qualche mese, fino ad aprile, quando Draghi ha comunicato la sua decisione che potremmo sintetizzare in "col cavolo che me ne vado". In modo più elegante la Bce ha risposto che "la partecipazione di Draghi a questo gruppo era essenziale per meglio servire l'interesse pubblico".
Tutto questo e molto altro lo troviamo nella relazione "Financial regulators and the private sector: permanent revolving door at DG FISMA" del Corporate Europe Observatory, un'organizzazione non-profit che si occupa di raccogliere e documentare le azioni e gli eventuali effetti del lobbying sui processi decisionali all'interno dei principali organi dell'Unione Europea, la Commissione e il Parlamento Europeo. La relazione si sofferma su una delle DG più importanti, la DG FISMA, Direzione generale della stabilità finanziaria. È stato rilevato un vero e proprio problema di "porte girevoli". Tanti, troppi dei suoi dirigenti lasciano la DG per essere assunti dalle aziende che fino al giorno prima controllavano. E indovinate cosa vanno a fare? "I lobbisti!"
Autore della ricerca è uno studente francese, Yiorgos Vassalos, che ha analizzato il periodo dal 2008 al 2017, anni nei quali la Commissione Europea ha dovuto affrontare la crisi finanziaria, e ha innalzato in modo esponenziale il livello di regolazione e supervisione. Vassalos sostiene che uno su tre dirigenti che hanno lasciato la FISMA, sono andati a lavorare nel settore privato che prima controllavano. Un caso eclatante è quello di Jonathan Faull, euroburocrate di alto livello, noto per aver chiuso la sua carriera a capo della task force che la Commissione Europea aveva creato in vista del referendum sulla Brexit. Faull, che tra i vari incarichi è stato a capo della DG FISMA dal 2010 al 2015, presiede oggi il "public affairs" Ue in Brunswick , una storica società di lobbying.
Ma c'è anche un altro aspetto, meno conosciuto, che viene fuori dal Report: ben 6 su 27 capi unità e 7 vicecapi hanno lavorato per l'industria dei servizi finanziari.
In fondo però il "buon esempio" lo hanno dato i Commissari. Vassalos ricorda che due su tre di coloro che si sono occupati di regolazione finanziaria dal 2008 al 2017, alla fine del loro mandato sono andati a lavorare per interessi legati alla finanza. Il primo a essere citato è l'irlandese Charlie McCreevy che entrò a far parte del Consiglio di amministrazione della banca di investimenti britannica NBNK. Caso rarissimo, il povero McCreevy venne costretto a dimettersi da questo incarico nell'ottobre 2010, dopo che il comitato etico della Commissione Europea aveva rilevato un conflitto di interesse. Quello delle dimissioni di McCreevy costituì il primo caso di applicazione concreta della direttiva. Ma questo non gli impedì di essere subito dopo assunto dalla Bank of New York Mellon e di lavorare per la molto discussa azienda di scommesse Worldspreads.
Il Report cita pure esempi di situazioni opposte: il politico britannico Jonathan Hill, prima di essere nominato Commissario europeo per la stabilità finanziaria, i servizi finanziari e il mercato unico dei capitali della Commissione Junker faceva il lobbista, e ora, dopo essersi dimesso, è tornato alla vecchia professione.
Molto, molto interessante, è il caso del nuovo sottosegretario al Ministero delle Finanze tedesco Jörg Kukies, che si occuperà specificatamente delle regole Ue su banche&Co. Ma chi è Kukies? Fino al giorno prima dell'incarico era il capo di Goldman Sachs Germania e Austria. No comment.
Gli esempi sono numerosi, e più o meno scandalosi, ma vorrei soffermarmi sul tema delle porte girevoli: le istituzioni, sia europee che nazionali, dovrebbero proteggersi dal conflitto di interessi, anche solo dal sospetto.
Come funziona il gioco è palese: si lavora all'interno delle istituzioni e, quando le si lascia, si usano le proprie conoscenze per trovare un nuovo lavoro nello stesso campo. Ci si avvale dell'esperienza in un determinato settore o, semplicemente, si mette a servizio del nuovo datore di lavoro la propria rubrica telefonica.
Il Report sottolinea, giustamente, solo un aspetto: le "revolving door"possono far diminuire la fiducia nelle istituzioni, aumentando il sospetto che ci siano conflitti di interessi e che il governo sia vicino ai "grandi business". Ma, dal punto di vista di noi lobbisti, questo meccanismo, del quale abbiamo già scritto tempo addietro proprio in questo blog, getta un grande discredito sulla professione, che continua a essere vista come fatta da facilitatori di contatti, che, nella migliore delle ipotesi, usano gli amici degli amici per ottenere favori. E, anche se dovrò beccarmi di nuovo tutti gli strali dei denigratori a prescindere, continuerò a ripetere che la lobby è tutt'altro: è rappresentanza di interessi alle istituzioni.
La lobby non influenza, non fa pressioni. Si tratta di un'attività che permette di rendere evidente alle istituzioni, nel momento della scrittura di leggi e regolamenti, che è utile e necessario essere a conoscenza dell'impatto che l'una o l'altra decisione potrà avere su un determinato settore industriale, o su una determinata comunità. Null'altro. Sarà poi il decisore pubblico a contemperare gli interessi di settore, attraverso una libera, ma a questo punto consapevole, scelta politica.

 

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