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In quanto a gang e mafie stavamo scarsi PDF Stampa E-mail
Scritto da Osvaldo Castagneri x electoradio.com   
Lunedì 14 Gennaio 2019 00:38


Toccava giusto importarne un po'

Black Axe è un clan nato in Nigeria nel 1977 come associazione di studenti, ma che ben presto ha assunto la forma di organizzazione criminale.
Da qualche anno la congrega (conosciuta anche come Neo-Black Movement of Africa o NBM) è attiva anche in Italia, e rappresenta il cuore della mafia nigeriana nel nostro paese.
Prova ne sia il fatto che fin dal 2015 i Black Axe sono stati accusati del reato di associazione mafiosa perché sospettati di gestire lo spaccio e la prostituzione nel quartiere Ballarò di Palermo sotto l’egida del boss mafioso locale.
Da noi si calcola che gli affiliati siano ormai migliaia. Ma visto che i nigeriani che vivono in Italia sono circa centomila, ecco che coloro che potenzialmente possono essere coinvolti nelle attività dell’NBM, sono davvero tantissimi e rappresentano una seria minaccia per l’ordine pubblico e per il nostro vivere civile.
Secondo un rapporto di Open Migration che cita dati Ismu: “Nei primi sei mesi del 2017 sono stati oltre dodicimila i nigeriani che hanno raggiunto l’Italia dalla Libia. A fine 2016 erano stati ventisettemila, il +48% rispetto all’anno precedente. La loro è ormai la nazionalità stabilmente in cima alla classifica di chi raggiunge le nostre coste dal Mediterraneo centrale, e lo è fin dall’estate del 2011, al tempo della cosiddetta Emergenza Nord Africa”.
È normale, dunque, che oggi scatti l’allarme: ma forse è già troppo tardi.
Come affermava Giuseppe Pipitone su Il Fatto Quotidiano già nel 2015: “Da qualche anno i tentacoli di questa nuova piovra criminale sono arrivati anche in Italia, dove i boss nigeriani hanno iniziato a dettare legge nei sobborghi di città come Brescia e Torino: droga, spaccio, gestione delle prostitute e un regime di terrore molto simile a quello che è il marchio di fabbrica delle mafie di casa nostra”.
Ma già nel 2011, in un’informativa dell’ambasciata nigeriana a Roma, si poteva leggere: “Vorrei attirare la vostra attenzione sulla nuova attività criminale di un gruppo di nigeriani appartenenti a sette segrete, proibite dal governo a causa di violenti atti di teppismo: purtroppo gli ex membri di queste sette che sono riusciti ad entrare in Italia hanno fondato nuovamente l’organizzazione, qui, principalmente con scopi criminali”.
Oggi il mercato della droga e del traffico di esseri umani e persino di bambini cui asportare organi perché possano essere espiantati e reimpiantati da chirurghi conniventi, rappresenta il nuovo orizzonte su cui affacciarsi per diventare più potenti e non essere più soggiogati dalle mafie italiane.
«Ormai i clan - si legge su Affaritaliani.it - non usano più machete e asce come avrebbero voluto le mafie italiane, ma possiedono armi di ultima generazione. Mentre prima erano assoggettati oggi, i nigeriani sono tollerati, poiché sono utili agli scopi della Camorra e di Cosa Nostra. Questo rapporto, tuttavia, può cambiare da un momento all’altro poiché ormai da qualche tempo la mafia nigeriana chiede di essere alla pari con le mafie italiane forte del fatto che cresce sia come forza militare sia economica. Questa nuova mafia sta diventando sempre più pericolosa ma giacché è quasi invisibile agli occhi dei più ed è poco conosciuta dall’opinione pubblica e dall’associazionismo antimafia, se ne parla poco”.
Poco meno di un anno fa, il professor Alessandro Meluzzi aveva anche ipotizzato che Black Axe potesse essere dietro l’omicidio di Pamela Mastropietro, uccisa a Macerata lo scorso 28 gennaio.
L’ipotesi era avvalorata dal fatto che al cadavere della ragazza fossero stati asportati alcuni organi, il che aveva fatto supporre che l’omicidio fosse stato seguito da atti di cannibalismo rituale.
A questo proposito, qualche giorno fa, Carmine Crocco ha affermato su un noto quotidiano on line: “Viene a questo punto da chiedersi come sia possibile che in Italia sia cresciuta una minaccia del genere in pochi anni. La risposta è semplice: apertura all’immigrazione e mancanza di controlli hanno reso il nostro Paese territorio di conquista per i criminali di mezzo mondo. Di buonismo si può morire”.

 

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