Settantamila euro al minuto Stampa
Scritto da wallstreeitalia.com   
Lunedì 11 Marzo 2019 00:06


La crescita vertiginosa del debito pubblico italiano

70mila euro al minuto, 4,2 milioni all’ora, 100 milioni di euro al giorno: questo è il ritmo impressionante della crescita del debito pubblico italiano. A sottolinearlo il senatore forzista Marco Perosino, relatore al convegno Attacco al debito pubblico, organizzato dall’Associazione La Forza delle Idee all’Istituto di Santa Maria in Aquiro a Roma come riporta MilanoFinanza.
Il debito pubblico italiano è pari a 2.350 miliardi di euro, cui aggiungere altri 64 miliardi di euro di debiti in capo alla pubblica amministrazione. Del totale, la quota del debito europeo è di 250/350 miliardi. Da qui il senatore ricorda le due attuali proposte per ristrutturare il debito.
La prima prevede la costituzione di una società pubblica a cui conferire gli immobili dismessi dello Stato da immettere con gradualità, in un tempo di circa vent’anni, senza vincolo di destinazione. In una seconda fase poi spetterà a banche e privati sottoscrivere quote della società pubblica e, con il capitale incassato, estinguere uno stock di debito. Secondo i dati snocciolati dal senatore si ci attende un taglio del debito di 150/200 miliardi di euro, oltre a 50 miliardi di investimenti in opere infrastrutturali, ricerca, sviluppo, settore sociale e scuola. Un  circolo virtuoso che ha come fine ultimo la crescita strutturata dell’economia.
La seconda proposta riguarda invece un’operazione finanziaria, ovvero la ristrutturazione del debito attraverso l’allungamento della rata (potrebbe essere per esempio di 30 anni).
Questo debito nazionale, secondo Perosino, potrebbe confluire in un grande debito europeo assieme a quello delle altre nazioni, dove gli Stati pagano pro-quota gli interessi. Gli effetti previsti da questa operazione sono un’inflazione controllata e soprattutto la riduzione degli interessi passivi, visto che si tratta di un bond europeo partecipato da Stati con rating differenti. Purtroppo la Germania in primis e il Nord Europa sono piuttosto reticenti ad accogliere proposte di questo tipo.