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Puntata rischiosa PDF Stampa E-mail
Scritto da huffingtonpost.it   
Martedì 03 Settembre 2019 00:18


Oggi lui rischia qualcosa

Boris Johnson è nella bufera, ma non arretra di un passo. A pochi giorni dalla richiesta di sospensione del Parlamento dal 9 settembre al 14 ottobre lancia una nuova sfida. All’opposizione ma anche all’ala ribelle del suo partito. Il sostegno, da parte dei Comuni, a una legge che impedisca la Brexit il 31 ottobre anche senza accordo verrebbe vista dal governo - è il messaggio del premier - come un voto di sfiducia. L’avvertimento, diffuso da Downing Street, lascia intravedere l’ipotesi di elezioni anticipate. Uno scenario che più tardi è lui stesso a smentire, ma che intanto rimane lì, a fare da sfondo al periodo più convulso nella storia del Regno Unito.
Fonti di governo fanno intatti sapere che, in caso di sconfitta domani a Westminster, il premier ha già in mente una data per il voto anticipato: il 14 ottobre, poco più di due settimane prima della deadline promessa.
BoJo mette in chiaro di non essere disposto “in nessuna circostanza” a chiedere ulteriori rinvii della Brexit, finché sarà lui primo ministro, e ripete che l’uscita dall’Ue deve avvenire entro il 31 ottobre, “senza se e senza ma”.
“Credo che otterremo un accordo” per la Brexit “nel summit cruciale di ottobre. Un accordo che il Parlamento sarà certamente in grado di esaminare. Nel frattempo - esorta - lasciate lavorare i nostri negoziatori senza spade di Damocle sul collo. E senza un’elezione, che io non voglio e voi non volete”.
In conferenza stampa si scaglia contro la legge anti-no deal che i suoi oppositori intendono presentare domani in Parlamento, giudicandola un’iniziativa controproducente che “taglierebbe le gambe” a ogni tentativo del governo di negoziare un nuovo accordo di divorzio dall’Ue ‘depurato’ dal contestato backstop. Accordo che insiste nel definire possibile: “Sono incoraggiato dai progressi che stiamo facendo, nelle ultime settimane le chance di un accordo stanno aumentando”, assicura.

L’ipotesi del voto anticipato. L’opposizione: “No a stratagemmi per favorire il no deal”
“Non voglio le elezioni, voi non le volete, andremo avanti”. Ma anche: “In nessuna circostanza intendo chiedere a Bruxelles un rinvio della Brexit”. Do or die è lo spirito che lo guida in questa partita decisiva. E quindi la verità è che, al di là delle dichiarazioni ufficiali, non si può escludere nulla. A cominciare dal voto anticipato, che infatti è più di una suggestione a Downing Street.
Per passare, una eventuale mozione sul voto anticipato avrebbe bisogno dell’appoggio dei due terzi dei parlamentari, e potrebbe contenere l’impegno a far sì che il ritorno alle urne avvenga prima del 31 ottobre. Il sospetto, infatti, è che la convocazione del voto sia uno stratagemma architettato da BoJo per archiviare definitivamente un divorzio da Bruxelles con un accordo e spianare la strada al no deal. Questa volta senza la possibilità di tornare indietro. Timore, questo, espresso platealmente dal primo ministro scozzese, Nicola Sturgeon: “Mentre montano le voci di elezioni, io dico ‘andiamo avanti’...ma devono essere prima del 31 ottobre. I parlamentari non devono permettere a Johnson di giocare con la data come stratagemma per far passare una Brexit no-deal”.
La mossa del premier mira a imporre la disciplina di partito con le buone o con le cattive in vista di un confronto parlamentare all’ultima scheda. Ma anche a dimostrare ai dissidenti Tory irriducibili - fra 12 e 16, stando ai calcoli aggiornati dei media, dopo il rientro fra i ranghi dei più malleabili - che la via delle urne, e della purga dei reprobi dalle candidature, è a questo punto più di una ipotesi: con tanto di bozza di mozione di scioglimento della Camera già pronta.
Per recapitare un messaggio senza equivoci, Johnson ha fatto precedere il suo breve discorso alla nazione sia da un Consiglio dei ministri “di emergenza”, sia da un incontro con i deputati del suo partito, dopo aver sbattuto la porta in faccia alla richiesta di un meeting separato con un drappello di Tory moderati guidati da Philip Hammond, ex cancelliere dello Scacchiere. Il refrain non cambia: l’alternativa, nelle sue parole, è fra allinearsi a lui o a Jeremy Corbyn ‘il rosso’ e alla pretesa di un ennesimo “rinvio senza senso” che rischia di “tagliare le gambe” allo stesso tentativo di rinegoziare un accordo con l’Ue senza backstop.

Corsa contro il tempo (dell’opposizione) per evitare il no deal
Nei prossimi giorni si giocherà la vera partita. La finestra dal 3 al 6 settembre, infatti, è l’ultima disponibile prima della lunga sospensione del Parlamento. In questi pochi giorni i Comuni proveranno a far approvare un provvedimento che spinga verso un (nuovo) rinvio della Brexit. I tempi sono molto stretti, così come i numeri. Il provvedimento potrebbe passare solo con il sostegno compatto di tutte le forze di opposizione, oltre che di un numero sufficiente di conservatori dissenzienti. Altrimenti l’uscita dall’Unione europea senza intese sarà uno scenario quasi non scongiurabile. Resterebbero, infatti, appena due settimane (dal 14 al 31 ottobre). Una corsa contro il tempo difficile da vincere.
Anche se una maggioranza fosse trovata entro il 6 settembre, resta il nodo della validità di un’eventuale mozione anti no deal. Il dubbio è che possa essere non vincolante: nelle ultime ore due uomini molto vicini a Johnson, come i ministri Michael Gove e Gavin Williamson, non hanno in effetti escluso che l’esecutivo la possa semplicemente ignorare.
Dal canto suo, l’opposizione annuncia battaglia. Jeremy Corbyn, leader del Labour, attacca:  “Abbiamo un primo ministro che non ha vinto le elezioni e non ha una maggioranza quando decreta che il Parlamento debba essere chiuso perché il suo piano per il no deal non ha i voti, noi diciamo che si tratta di un attacco alla democrazia, al quale resisteremo”.

Il rapporto segreto: “Nessuna alternativa valida al backstop”
Non ci sono buone notizie per quanto riguarda la clausola che ha fatto saltare per tre volte la ratifica dell’accordo negoziato da Theresa May a Bruxelles: il backstop, il meccanismo che consentirebbe il mantenimento di un confine aperto tra Gran Bretagna e Irlanda. The Guardian ha pubblicato un rapporto riservato in cui si sottolinea che non ci sono molte alternative all’ipotesi prospettata nell’intesa. Non ci sarebbe, al contrario di quanto sostenuto da Johnson, “un’abbondanza di soluzioni”, per modificarla. Tutte le potenziali alternative presentano, si legge nel documento, serie controindicazioni e finirebbero per danneggiare le imprese, in particolare quelle di dimensioni più ridotte.
Il rapporto, classificato come “sensibile”, è stato commissionato dall’Eu Exit Negotiations Board da un gruppo di esperti incaricati di fornire soluzioni al governo sulla questione del confine irlandese, ed è datato 28 agosto. Le soluzioni alternative per impedire il ritorno ad un confine ‘fisico’ tra le due Irlande, sono uno dei punti centrali della strategia del premier britannico Johnson per riaprire il negoziato con la Commissione europea. E tuttavia, sottolinea il documento, a soli 60 giorni dalla data della Brexit, non ci sono soluzioni praticabili.
La soluzione proposta da Johnson, che prevede controlli ‘mobili’ del bestiame e dei prodotti agricoli che attraversano il confine, è ritenuta dagli esperti la più improbabile. “Nel complesso ci sono varie criticità legate alla realizzabilità di facilitazioni tecnologiche”, si legge nel report. Un’altra soluzione, quella del ‘trusted trader scheme’, alla quale dovrebbero partecipare le aziende con una filiera certificata, richiederebbe la creazione di un’infrastruttura ad hoc, così come vengono ritenute poco affidabili altre soluzioni ‘tecnologiche’ per la tracciabilità delle merci.

 

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