Banzai! Stampa
Scritto da insiderover.com   
Venerdì 06 Settembre 2019 01:07


Sale la tensione tra Giappone e Stati Uniti

Che tra Stati Uniti e Giappone fossero sorte delle tensioni lo si era capito già dal luglio scorso, quando, prima di arrivare a Osaka per l’ultimo G20, Donald Trump aveva mostrato insofferenza nei confronti dello storico alleato di Washington. Il tycoon, nell’occasione, criticò il Trattato di mutua cooperazione tra Giappone e Stati Uniti, un accordo bilaterale in vigore dal termine della Seconda Guerra Mondiale che concede a Washington di stanziare militari sul suolo giapponese, ma che chiede in cambio agli americani la difesa della Nazione asiatica qualora dovesse essere attaccata da forze ostili. Una responsabilità che si è trasformata in fardello, perché Trump ha più volte fatto capire di non essere interessato a piazzare i suoi uomini a migliaia di chilometri di distanza da casa per affrontare battaglie altrui, per giunta a un costo economico di gestione altissimo. Il governo nipponico smentì la notizia, il presidente statunitense aggiustò il tiro e l’episodio fu presto insabbiato.

La spaccatura tra Giappone e Stati Uniti
Ma ora c’è un nuovo tavolo in cui riemerge la diversa visione del mondo di Stati Uniti e Giappone; una spaccatura difficilmente sanabile, anche se in ballo ci sono questioni legate alla sicurezza globale. La crisi con l’Iran ha spinto Washington a proporre ai suoi alleati una missione di sicurezza marittima a guida Usa per scortare le navi mercantili in transito da e per lo Stretto di Hormuz. L’obiettivo è evitare che nuove petroliere vengano catturate o prese in ostaggio dai pasdaran iraniani, come accaduto nei mesi precedenti. Gli Stati Uniti non hanno più intenzione di “lavorare gratis” per le altre potenze alleate, considerando che il governo americano ha sempre meno bisogno di inviare i suoi mezzi in questa area turbolenta ai fini dell’approvvigionamento energetico. Ecco perché Trump ha proposto un’azione collettiva: per ammortizzare i costi, ma soprattutto per responsabilizzare i partner americani.


Tokyo tutela i propri interessi
Tra gli invitati a prender parte alla coalizione c’è anche il Giappone, uno dei paesi che più dipende dal commercio petrolifero con l’Iran. Tokyo non ha però alcuna intenzione di unirsi alla missione di sicurezza guidata dagli Stati Uniti. Secondo quanto riportato dal quotidiano giapponese Yomiuri, il Giappone prenderà in considerazione la possibilità di schierare la propria forza navale in modo indipendente, senza dover rispondere agli ordini americani. Qualora l’indiscrezione dovesse essere confermata, si tratterebbe di uno strappo concreto tra due storici alleati. Il problema è che gli interessi di Washington e Tokyo riguardo l’Iran e il Medio Oriente sono completamente diversi tra loro. I giapponesi vogliono continuare ad avere forti legami economici con Teheran, mentre gli americani continuano a riempire il governo iraniano di sanzioni nel tentativo di farlo implodere dall’interno. Proprio a causa delle sanzioni sull’Iran – sempre più stringenti – molte società giapponesi in affari con gli iraniani sono state costrette a cambiare fornitori.

Il piano del governo giapponese
Il Giappone adesso ha intenzione di smarcarsi dall’ombra ingombrante degli Stati Uniti per tutelare i propri interessi in materia di politica estera. Tokyo, che non ha né confermato né smentito l’indiscrezione pubblicata dallo Yomiuri, starebbe ideando un piano per inviare la sua forza di autodifesa marittima (Sdf) a ridosso dello Stretto di Hormuz e Bab al-Mandab, tra Yemen, Gibuti ed Eritrea, per raccogliere informazioni in loco. In un secondo momento Tokyo considererebbe l’idea di includere il controllo dello Stretto di Hormuz nelle sfere di attività dell’Sdf, ma solo se l’Iran fosse d’accordo. L’eventuale presenza di forze armate giapponesi a quelle latitudini potrebbe far scattare sull’attenti la Cina, che come il Giappone possiede una base militare in Gibuti, l’unica oltre la Muraglia. Di sicuro,Tokyo ha una strategia ben precisa: rivendicare gli interessi nipponici al di fuori dei confini nazionali. Anche a costo di andare contro Stati Uniti e Cina.