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Scritto da insiderover.com   
Martedì 08 Ottobre 2019 00:16


E chi no. Strabucks può fottersene

Starbucks non dovrà pagare la pesante sanzione da 30 milioni di euro dopo che la Corte di Giustizia europea ha bacchettato la Commissione e, in particolare, il titolare della Concorrenza Margrethe Vestager per una presa di posizione considerata eccedente le competenze dell’autorità principale dell’architettura comunitaria. La multinazionale del caffè era stata condannata dalla Commissione nel 2015 assieme a Fiat-Chrysler Automobiles per aver ricevuto aiuti di Stato illeciti da Lussemburgo e Olanda sotto forma di sconti fiscali e tax rulings appositi. Lo stesso non è accaduto per Fca, che si è vista confermata la condanna.

Secondo la Vestager i tax rulings emanati dalle autorità nazionali allo scopo di ridurre artificiosamente l’onere fiscale di una società non sono conformi alle norme Ue. Tuttavia, secondo la magistratura comunitaria, la Commissione non è riuscita a dimostrare l’esistenza di un vantaggio economico secondo l’articolo 107 dei Trattati sul caso Starbucks. La sentenza ricorda molto quella che ha coinvolto il caso italiano su Tercas, la banca sul cui caso di instabilità l’Ue negò a Roma l’uso del Fondo Interbancario di Tutela Depositi (Fitd),classificato come aiuto di Stato illecito, consegnando i futuri casi (Etruria, venete e così via) alla mannaia del bail-in. Il tutto prima che la corte Ue stabilisse che la Vestager si era spinta troppo oltre nella sua aprioristica difesa del libero mercato “in sè”.

Nell’universo tecnico di Bruxelles uno scontro di potere è in atto. La Vestager, confermata alla Concorrenza anche da Ursula von der Leyen, ha esteso la sua burocrazia fino a farla divenire dominante negli equilibri europei. Tuttavia, lo zelo contro ogni intervento statale nell’economia crea problemi di sorta in casi del genere crea contraccolpi laddove subentra un nuovo potere regolatorio di tipo giudiziario, quella corte Ue che abbiamo visto diverse volte in azione come forza frenante.
Del resto, sul caso Olanda-Starbucks la Vestager aveva ridicolizzato la battaglia di chi da tempo denuncia il regime di paradiso fiscale dell’Aja cercando di appigliarsi a scuse difficili da sostenere. Prima chiedendo un’analisi delle royalties fuori dalle sue competenze, poi un’indagine sui prezzi dei chicchi della società di trading del gruppo, basata però in Svizzera oltre i confini Ue, infine cercando di appigliarsi a norme e cavilli per incassare la conferma della condanna di Starbucks.

Del resto, il sistema olandese è molto più complesso di quello lussemburghese, dove eventuali violazioni sono più facili da rilevare. Non a caso il Tribunale dell’Unione europea ha ritenuto corretta la decisione della Commissione relativa a Fca e all’accordo fiscale siglato dal colosso anglo-olandese dell’auto in Lussemburgo. Accordo che garantisce a Fca un vantaggio fiscale facilmente comprensibile comparando i suoi livelli di fiscalità con quelli ordinari del Granducato.
Ma il rovesciamento della sentenza su Starbucks mette a rischio la strategia della Vestager. Che per il suo zelo pagherà la sua sconfitta con un fuoco di fila di ricorsi da parte delle imprese Usa multate, comprese le multinazionali del tech contro cui, è lecito riconoscerne il merito, la Vestager, sulla scia dei suoi predecessori alla Concorrenza, ha sempre tenuto il punto. Apple, Google e Facebook non vedono l’ora di richiamarsi alla sentenza Starbucks per riuscire a ribaltare multe da miliardi di dollari: la Commissione potrebbe essere stata costretta dalla Corte a un clamoroso autogol.

 

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