La Cina dove la Ue non è ancora riuscita Stampa
Scritto da insiderover.com   
Giovedì 07 Novembre 2019 00:36

Una valuta digitale nazionale “con caratteristiche cinesi”. La Cina sta preparando la propria moneta elettronica, che dalle prime indiscrezioni dovrebbe avere due caratteristiche che la renderanno completamente diversa rispetto a Libra, il sistema di pagamento proposto da Facebook. Si dovrebbe chiamare Pagamento Elettronico di Valuta Digitale, sarà gestito dalla Banca centrale, cioè la mastodontica People’s Bank of China, e renderà impossibile l’anonimato. Uno strumento di controllo in più nelle mani di Pechino? Non proprio, perché il governo cinese ha già i mezzi per monitorare che tutto fili liscio all’interno della società, indipendentemente dall’avvento o meno della nuova criptovaluta virtuale. Che è invece stata pensata per risolvere altre questioni.

Le caratteristiche della criptovaluta cinese
Ricordiamo che la Cina è ancora invischiata in una complicata guerra dei dazi con gli Stati Uniti, e che il contraccolpo della disputa commerciale ha iniziato a incrinare la lucida corazza del Dragone. La locomotiva si è inceppata, continua a viaggiare ma adesso lo fa con una velocità ridotta; in più sono emerse di botto tutte le contraddizioni intrinseche all’ibrido sistema economico cinese, tra debiti locali enormi e diversi istituti bancari in sofferenza per i troppi prestiti concessi e non ancora saldati. A causa dei dazi, poi, molte aziende sono state costrette a trasferirsi altrove, in Paesi dove la mannaia di Trump è innocua. Ecco, per riprendere in mano il controllo del mercato e spuntare definitivamente l’arma delle tariffe americane, la Cina ha deciso di puntare su una valuta digitale nazionale. Ma il Dragone vuole anche “staccare” del tutto il renminbi dai vari sistemi di pagamento americani e bruciare sul tempo Libra. Resta da capire quando avverrà il lancio della moneta digitale “con caratteristiche cinesi”: al momento, infatti, non c’è ancora una data ufficiale.

Una moneta digitale con “caratteristiche cinesi”
Xi Jinping è stato chiarissimo. Il presidente cinese ha mandato un messaggio in codice, dicendo in poche parole ai tecnici di sbrigarsi, mentre pochi giorni fa è stata approvata una legge per regolamentare i sistemi di crittografia, cioè proprio il meccanismo che sta alla base delle monete digitali. La peculiarità della moneta virtuale cinese è che non sarà gestita da nessun soggetto anonimo ma dalla Banca centrale in persona, che potrà controllare ogni singola transazione per evitare che i denari possano essere spesi per commettere atti illegali. O meglio, la valuta potrà essere utilizzata per effettuare pagamenti anonimi, ma lo Stato cinese potrà in qualsiasi momento risalire agli anonimi ed eventuali colpevoli di illeciti. Va da sé che una novità del genere comporterebbe una importante conseguenza, che in parte si è già materializzata nella realtà d’oltre Muraglia: la scomparsa del contante. Per farsi un’idea, nel 2018, secondo quanto riportato dall’agenzia Xinhua, l’82,39% degli adulti cinesi si è affidato ai pagamenti elettronici, facendo registrare un aumento di 5,49 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Perfino nelle aree rurali, più arretrate di quelle urbane, questo valore è aumentato del 5,64%, arrivando al 72,15%. Negli ultimi cinque anni, inoltre, la Cina è stata travolta dai pagamenti elettronici, soprattutto via smartphone: nel 2018 l’ammontare complessivo scambiato in questo modo ha toccato quota 41,51 trilioni di dollari, ovvero 28 volte in più rispetto al 2013.