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Scritto da huffingtonpost.it   
Mercoledì 20 Novembre 2019 00:18


Gli americani con l'aiuto della Fiat

La notizia (positiva) della fusione tra FCA e Peugeot e la conseguente nascita del primo gruppo automobilistico europeo ha fatto passare in secondo piano un’altra importante notizia, sempre di queste settimane, che riguarda il settore dell’automotive e il nostro continente. Tesla, azienda americana specializzata nella costruzione di autovetture elettriche, ha deciso di aprire in Europa la sua quarta fabbrica mondiale. A Berlino.
Le prime due sono negli Stati Uniti, in Nevada vicino a Reno e a Buffalo nello Stato di New York, e oltre che di auto si occupano di produzione di batterie e di tecnologie di ricarica delle stesse. Il terzo stabilimento è principalmente focalizzato sulla produzione di vetture (inaugurato qualche settimana fa) ed è localizzato in Cina, a Shanghai (completato in soli 10 mesi dall’annuncio dallo start).
Adesso arriva l’impianto europeo la cui realizzazione pare abbia l’orizzonte temporale del 2021. Già atteso da tempo, diverse città e regioni del Vecchio Continente si sono “sfidate” a colpi di agevolazioni, sgravi e defiscalizzazioni per attrarre la scelta dell’originale ceo Elon Musk, scelta caduta infine sulla capitale tedesca.
“Tutti sanno che l’ingegneria tedesca è eccezionale - ha detto Musk - e questo è parte del perché abbiamo deciso di creare la gigafactory europea in Germania. Qui a Berlino daremo vita anche ad un centro di progettazione e design, dato che è una delle località con la miglior arte del mondo”. C’è inoltre da far presente come la regione di Brandeburgo, quella di Berlino, sia la zona che produce il più alto tasso di energia pulita per abitante in tutta la Germania.
Tecnologia, design e ricerca applicata, questi i motivi che quindi hanno portato la realtà aziendale che ha modificato il mercato delle auto elettriche nel mondo ad investire in Europa e non invece in regioni del pianeta con basso costo del lavoro o con volumi di crescita dell’economia migliori della nostra realtà.
Tesla ha scelto di puntare sull’Europa guardando a indicatori non prettamente aziendali ma di contesto che riguardano la qualità della mano d’opera, investendo sulle persone istruite, e la forte ed avanzata capacità tecnologica nel settore ambientale. Sino a qualche anno fa non sarebbe stati questi principali parametri utilizzati per scelte simili e sino a qualche anno fa produttori globali avrebbero escluso l’Europa come orizzonte della loro localizzazione ed invece questa notizia porta oggi diverse migliaia di posti di lavoro concreti e la valorizzazione di competenze di livello in diversi settori che non siano solo di natura ingegneristica.
Stando alle stime, Tesla ha una quota del mercato europeo che si aggira intorno al 30% delle auto a propulsione elettrica. L’annuncio di Musk ha quindi per l’Europa una doppia chiave di lettura: positiva, perché spinge un mercato in espansione - secondo il professor Ferdinand Dudenhoeffer del Center for Automotive Research dell’Università di Duisburg-Essen - l’arrivo di Tesla potrebbe dare impulso all’innovazione per l’intero settore; negativa, perché suona come sfida a un segmento (le auto elettriche) in cui i principali gruppi tedeschi ed europei hanno forti ritardi.
La scelta del colosso americano delle automobili è solo l’ultima in ordine di tempo di grandi player mondiali che scelgono di localizzare in questa parte del mondo loro aziende e strutture: Alibaba, Google, Amazon per citarne alcune, sono la conferma che sempre più le grandi aziende non europee scelgono di investire in Europa soprattutto per formazione dei dipendenti e per terreno molto florido nel settore del materiale umano di livello e qualificato.
Tesla e altri, sbarcano in Europa non scegliendo Paesi con una manodopera low cost, bensì high cost perché l’investimento sulle persone è oggi l’investimento migliore da fare, per un privato e per una comunità e su questo terreno l’Unione Europea è spesso davanti agli altri. Dovremmo ricordarcelo più spesso.




 

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