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L'Italia scivola a sud (ovest) PDF Stampa E-mail
Scritto da businessinsider.com   
Lunedì 02 Ottobre 2017 00:19


Nella Yalta energetica i russi riforniranno la Germania e il Nord mentre noi faremo la fortuna americana

 

L’Italia importa il 92% del suo intero fabbisogno annuale di gas, nel 2016 pari a 71 miliardi di metri cubi, e lo fa principalmente da Russia e Algeria, via gasdotto. Due Paesi sottoposti a rischi geopolitici rilevanti, e una modalità, quella delle pipeline, decisamente poco flessibile.
Data questa situazione, è diventato necessario diversificare le fonti di approvvigionamento, e a tale scopo – in Italia come nel resto d’Europa – si punta con sempre maggior convinzione sul GNL, ovvero il gas naturale liquefatto, che viene trasportato via nave (e che va rigassificato tramite appositi impianti, prima di essere immesso nella rete nazionale di distribuzione) e arriva da una pluralità di Paesi d’origine, alcuni dei quali politicamente molto più rassicuranti, come Australia e, da poche settimane, anche Stati Uniti.
A inizio settembre, infatti, il rigassificatore di Rovigo, impianto offshore situato al largo delle coste venete, ha ricevuto la prima nave carica di GNL proveniente dagli USA, e in particolare dal terminal Sabine Pass, in Louisiana (di proprietà della corporation Cheniere Energy), il primo e più importante di una serie di nuovi scali realizzati negli ultimi mesi sulla East Coast per esportare in tutto il mondo il gas americano. Negli Stati Uniti sono state scoperte solo da pochi anni enormi riserve di gas da scisto (shale gas, che si trova intrappolato in alcune formazioni rocciose e viene estratto tramite un procedimento di frantumazione idraulica chiamata ‘fracking’), il cui sfruttamento ha consentito agli USA di saturare rapidamente la domanda interna e, dal marzo 2016, diventare per la prima volta nella storia un esportatore di gas naturale.
L’arrivo della prima nave carica di GNL americano a Rovigo è stato celebrato da Adriatic LNG, la società che ha in gestione l’impianto, come un punto di svolta fondamentale nel processo di diversificazione energetica in cui l’Italia si sta impegnando. Fino ad oggi, infatti, quasi tutto il gas transitato attraverso il rigassificatore veneto (il 9% del totale consumato ogni anno in Italia) proveniva dal Qatar, che oltre ad essere un azionista di Adriatic LNG (Qatar Petroleum ne controlla il 22%, mentre il 70,7% è in mano a ExxonMobile e il 7,3% a SNAM) continuerà ad essere il primo fornitore, ma verrà affiancato da nuovi soggetti, Stati Uniti in primis.
Quello ancorato al largo di Rovigo è uno dei tre rigassificatori attualmente attivi in Italia – gli altri sono quello terrestre di Panigaglia, vicino a La Spezia (di proprietà di SNAM), e quello offshore di Livorno, gestito dalla società OLT Offshore LNG Toscana (partecipata al 49,07% dalla multiutility italiana Iren; al 48,24% dalla tedesca Uniper e al 2,69% dalla compagnia marittima Golar LNG) – ma è anche quello che sta registrando le migliori performance operative.
Nella prima metà del 2017 (gennaio-luglio), infatti, la struttura ha rigassificato 3,9 miliardi di metri cubi di GNL, il 12% in più rispetto ai 3,4 miliardi dello stesso periodo del 2016, con un incremento particolarmente significativo a luglio, quando sono stati rigassificati e immessi nella rete nazionale 651 milioni di metri cubi di gas (il dato mensile più alto mai registrato dal 2011), con una crescita del 27% rispetto ai 513 milioni di metri cubi rigassificati a luglio 2016.
Gli altri due rigassificatori, Livorno e Panigaglia, al momento non stanno avendo risultati altrettanto buoni, ma il Governo italiano è ormai convinto che l’import di GNL via nave sia lo strumento giusto per diversificare le fonti di approvvigionamento e allentare l’eccessiva dipendenza da Russia e Algeria. Per questo, nella Strategia Economica Nazionale (SEN) 2017, i Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico, che hanno redatto il documento (rimasto in ‘consultazione pubblica’ dal 12 giugno al 31 agosto scorso), sostengono che per soddisfare il fabbisogno energetico del Paese sia necessario un nuovo e quarto impianto di rigassificazione.
Rovigo, Livorno e Panigalgia, al momento, garantiscono infatti una capacità di rigassificazione aggregata pari a circa 15,2 miliardi di metri cubi di gas all’anno, mentre secondo l’esecutivo ne serviranno almeno altri 4. Obbiettivo raggiungibile grazie ad un nuovo terminale, che però sarà sufficiente solo per il breve periodo, mentre ragionando sul lungo termine all’Italia servirà una capacità di rigassificazione aggiuntiva di ben 11 miliardi di metri cubi all’anno.
Ma il GNL non è solo un fondamentale strumento per diversificare le fonti energetiche: il gas naturale liquefatto si sta dimostrando una sempre più valida alternativa per la propulsione ‘pulita’ dei mezzi stradali pesanti e, soprattutto, delle navi. Un impiego che viene identificato con la definizione di ‘small scale gas’ (ovvero gas distribuito su piccola scala).
Ormai molte delle navi da crociera in costruzione sono dotate di motori a gas, e quindi i porti dovranno attrezzarsi per poterle rifornire di questa nuova tipologia di combustibile. In Italia, però, ciò non sarà possibile ancora per diverso tempo: non mancano progetti per costruire nuovi hub portuali dedicati al rifornimento di GNL da nave a nave (Ravenna, Oristano, Livorno, Genova) ma sono tutti ancora nella fase autorizzativa, e i primi saranno pronti tra diversi anni.
Un ritardo stigmatizzato pubblicamente nelle scorse settimane da alcuni dirigenti del colosso crocieristico americano Carnival. Durante la cerimonia di avvio dei lavori di costruzione della Costa Smeralda, nuova ammiraglia della flotta di Costa Crociere (parte del gruppo Carnival) alimentata a GNL, svoltasi presso i cantieri finlandesi Meyer Turku, Tom Strang, vicepresident di Carnival Plc e responsabile del progetto di nuove navi alimentate a GNL, ha dichiarato: “In Italia al momento non è possibile effettuare il rifornimento di gas liquido da nave a nave e, in questo, il Paese è rimasto più indietro rispetto ad altre nazioni d’Europa. Qualcosa si sta muovendo, ma il terreno da recuperare è molto”.
E infatti la Costa Smeralda, come altre cruiseship che la seguiranno, si andrà a rifornire di GNL nel porto di Barcellona, dove queste operazioni sono già possibili.


Ultimo aggiornamento Giovedì 28 Settembre 2017 16:29
 

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