Peron è lontano Stampa
Scritto da insideover.com   
Martedì 10 Dicembre 2019 00:26


L"ennesimo ritorno dei suoi epigoni si annuncia problematico

La vittoria di Alberto Fernandez alle elezioni presidenziali argentine del 28 ottobre ha segnato un deciso cambio di passo nelle dinamiche politiche interne di Buenos Aires. L’affermazione dei peronisti, infatti, giunge in un momento in cui i progressisti latinoamericani sono in forte difficoltà: sconfitti in Uruguay, ad El Salvador e in Brasile ed estromessi dal potere in Bolivia. Il caso dell’Argentina, però, è influenzato da fattori ben diversi: il Paese vive una fase di gravissima crisi economica e sociale che rischia di spingerlo sull’orlo del default. Mauricio Macri, Capo di Stato uscente di tendenze liberali, è stato travolto dell’insoddisfazione popolare ed ha subito una cocente sconfitta al primo turno delle elezioni presidenziali.

Gli sviluppi

La presentazione del nuovo esecutivo peronista, che ha avuto luogo nella giornata di venerdì, ha offerto alcuni spunti interessanti sulle tendenze e sulle possibili linee politiche che potranno essere implementate dalla Casa Rosada.
Martin Guzman, 37 anni, è stato nominato ministro delle Finanze ed avrà l’arduo compito di trattare con il Fondo monetario internazionale e i creditori internazionali per giungere ad una ristrutturazione del debito sovrano di Buenos Aires, che ammonta ad oltre 100 miliardi di dollari. La scelta di Guzman rappresenta, al tempo stesso, un deciso allontanamento dalle politiche di austerità implementate dalla presidenza Macri e una scelta moderata e lontana dal radicalismo di alcune fazioni peroniste. Fernandez ha anche  nominato Miguel Angel Pesce alla direzione della Banca centrale e quest’ultimo, in passato, aveva criticato l’approccio ortodosso avuto dall’Istituto nel corso della presidenza Macri. Il Fondo monetario internazionale, che lo scorso anno ha concesso un prestito di 57 miliardi di dollari a Buenos Aires, ha espresso le proprie congratulazioni ad entrambi per le posizioni ottenute.

Le prospettive

Il nuovo esecutivo argentino ha, di fronte a sé, un compito piuttosto difficile anche per quanto concerne la politica estera: in una regione orientata sempre più a destra, infatti, sarà arduo trovare gli spazi di manovra necessari per affermare le proprie priorità. Una sponda potrebbe giungere dal Messico, l’altra grande nazione latinoamericana governata dai progressisti: il presidente Andrés Manuel López Obrador ha bisogno di nuovi alleati e di sostegno e potrebbe trovarli proprio in una inedita partnership con Buenos Aires. Le due nazioni, però, sono geograficamente molto lontane e bisognerà vedere se un’eventuale intesa sarà in grado di reggere alla grande distanza.

La vera priorità di Alberto Fernandez, a cui è legata anche la sua sopravvivenza politica, è però quella di aiutare l’Argentina ad uscire dalle sabbie mobili di una grave crisi economica, che ha già travolto Mauricio Macri. La frammentazione del mondo peronista, diviso in fazioni radicali e più moderate, potrebbe non facilitare il compito così come potrebbe rivelarsi ingombrante la presenza della vicepresidente Cristina Fernández de Kirchner, una donna carismatica e molto popolare, già al potere per due mandati consecutivi e che potrebbe non accettare il ruolo più marginale di vice ma ambire al grande balzo politico. Il futuro della Casa Rosada, dunque, è oscurato da pesanti nubi e da tante incognite: servirà una certa dose di abilità e di ingegno da parte di Fernandez per riportare Buenos Aires in acque tranquille.