La Grecia sotto attacco Stampa
Scritto da Panagiotis Grigoriou x comedonchisciotte.org   
Lunedì 16 Dicembre 2019 00:57


Migranti e forse guerra

La fine dell’autunno in Grecia è caratterizzata dall’intensificarsi dei flussi migratori in ingresso, non più solo nelle isole, ormai sature, ma direttamente sul continente. Sono giovani, in forze, dotati di cellulare, spesso inviati direttamente dalla Turchia, con evidenti finalità di destabilizzazione del mai amato vicino ellenico. La propaganda dilagante non ferma le reazioni popolari, che si fanno sentire un po’ ovunque, anche perché le disposizioni (ufficiali e non) dicono in sostanza che i nuovi arrivati devono venire prima dei greci in tutti gli ambiti di intervento pubblico (alloggi, sussidi, cure sanitarie, eccetera). L’impoverimento dei greci è tale che i villaggi sono ormai spopolati e molti non reclamano neppure i morti negli ospedali, per non doverne pagare la sepoltura. Le commemorazioni della rivolta studentesca del 1973 sono occasione di passerella per Tsipras e Varoufakis, ma nel mondo reale la gente subisce aggressioni e violenze dai nuovi arrivati e si organizza: gli alberghi cominciano a non volerli più ospitare (nonostante i rimborsi statali). È come un’invasione, ma senza colpi di arma da fuoco, almeno per ora: più di uno prevede che molti dei migranti entrati in questi mesi si “attiveranno” nel momento in cui la Turchia deciderà di passare all’azione per un attacco militare vero e proprio. Intanto anche registi famosi come Costa-Gavras si prestano ad operazioni agiografiche verso il potere, facendo uscire il film ispirato al libro Adulti nella Stanza di Varoufakis. Da leggere per intero la lettera di Zoe Konstantopoúlou che presiedeva, all’epoca, il Parlamento Greco, che smonta la versione autoassolutoria dell’autore, secondo cui non ci si poteva opporre ai memoranda “Una lettura della storia che mostra quello che è successo nel 2015 come unico risultato del comportamento estremo dei creditori (…) è una lettura falsa. I creditori si sono comportati in modo criminale, spietato, che ricorda un colpo di stato. È un dato di fatto. Purtroppo, il governo greco e i responsabili delle trattative con i creditori hanno reso loro le cose più facili. Non si erano preparati, il loro lavoro era sommario e superficiale. E se alcuni pensano di aver capitolato perché non erano preparati, la mia convinzione, sulla base dei fatti che ho vissuto, è che hanno scelto di non prepararsi perché avevano accettato di capitolare”.