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I nostri geni sono rimasti all'uscita dall'Euro PDF Stampa E-mail
Scritto da ilsole24ore   
Mercoledì 29 Gennaio 2020 00:14


Intanto nel mondo le oligarchie si sfidano per l'egemonia


Washington ha rimosso Pechino dalla lista dei Paesi sospettati di manipolare i cambi, pochi giorni dopo le due superpotenze hanno siglato l’armistizio sul fronte commerciale. Ma la guerra economica strisciante tra Usa e Cina rischia di spostarsi sulle valute digitali, che siano cripto o meno.
Secondo alcune indiscrezioni la Federal Reserve si starebbe preparando a prendere in contropiede i cinesi anticipandoli nella creazione di un “dollaro digitale”. L’obiettivo? Creare uno strumento economico che replichi in ambito digitale il predominio globale del vecchio biglietto verde cartaceo.

Banche centrali al lavoro per una cooperazione
Forse non succederà nei prossimi giorni, ma senza dubbio c’è grande animazione attorno alle valute digitali di Banche centrali. Il sigillo è arrivato da Basilea dove è nato un gruppo di lavoro in seno alla Banca dei regolamenti internazionali: Banca centrale europea, Bank of England, Bank of Japan, Banca nazionale svizzera e la svedese Riksbank - con la vistosa assenza della Fed - si confronteranno sui rispettivi progetti di valute digitali. Il gruppo, afferma un comunicato Bri, si concentrerà «sugli use case, le scelte di soluzioni economiche, funzionali e tecniche, inclusa l’interoperabilità cross-border e la condivisione delle esperienze sulle tecnologie emergenti». Il che sembra indicare che la via delle criptovalute non è certo esclusa.
D’altra parte è stato l’annuncio di Libra, la criptovaluta progettata da Facebook dalla quale questa settimana si è ritirata anche Vodafone, a innescare l’accelerazione dei progetti per la creazione di monete parallele, native digitali, emesse dalle stesse autorità di emissione delle valute “fiat”. A essere più avanti sembra essere la Cina, pronta a lanciare quella che sarebbe la prima criptovaluta di Stato nella prima metà del 2020.

Il bitcoin con il botto
La partenza delle valute digitali avrebbe effetti visibili anche sulle quotazioni della prima e più famosa criptovaluta, il bitcoin. Il quale ha iniziato ad anticipare un possibile annuncio per brindare al nuovo anno con un botto dei suoi, un balzo di oltre il 20%. Il 1° gennaio era scambiato a 7.200 dollari, il rimbalzo avviato settimana scorsa si è fermato solo di fronte alla resistenza a quota 9.000 dollari, fermandosi attorno a 8.600.

Come funziona PagoPA, la piattaforma su cui pagare tasse locali e bollo auto
Era dal 2012 che non si vedeva un inizio d’anno così scoppiettante, ma allora, a soli due anni dal primo blocco lanciato dal misterioso Satoshi Nakamoto, il bitcoin era conosciuto solo da uno sparuto gruppo di entusiasti criptoesperti: oggi è un fenomeno da quasi 160 miliardi di dollari di capitalizzazione, assunto agli onori delle cronache per le sue performance finanziarie che lo hanno portato nel 2017 da meno di 1.000 dollari al picco storico di 20mila, per poi crollare nei dodici mesi successivi fino a quota 3.000. Insomma uno strumento non per tutti, ad altissima volatilità ed elevatissimo rischio.
Il ritorno di fiamma delle quotazioni ha riportato un grande ottimismo sulle prospettive. Tanto che un recente sondaggio del trader Alex Kruger tra oltre 4mila operatori ha indicato che bitcoin potrebbe rivedere entro fine anno i massimi di 20.000 dollari. Ma c’è anche chi va ben oltre: Adam Back, crittografo britannico esperto di bitcoin e blockchain, si è messo a fare i conti indicando in 10 milioni di dollari la soglia potenziale (ma solo potenziale...) di valore della criptovaluta. cresce". Basti pensare, ha fatto notare Manenti, che il Governo dell'Etiopia nel 2016 spendeva, per le cure, 7 dollari pro capite all'anno e "noi abbiamo aggiunto 2 dollari. E' molto poco lo so ma è sempre qualcosa. Per questo siamo sempre alla ricerca di finanziamenti ma facciamo davvero fatica". Sono terre al confine del mondo.

 

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