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Così democrazia e capitalismo uccidono l'Africa PDF Stampa E-mail
Scritto da insideover.com   
Venerdì 14 Febbraio 2020 00:45


Il problema di questo mondo sono i buoni

Morire a causa delle cure. In apparenza un paradosso, ma nei fatti una tragedia che ogni giorno miete vittime in tutto il mondo e in particolar modo nell’Africa subsahariana. Il continente africano è travolto da una piaga che, soltanto negli ultimi mesi, ha attirato l’attenzione delle cronache internazionali, ovvero i farmaci contraffatti. “Fake drugs”, come li chiamano i media anglofoni: si tratta di medicinali fasulli che vengono prodotti principalmente in India e in Cina e poi riversati illegalmente nel mercato africano dove trovano un fiorente distribuzione dal momento che i prodotti regolari, a causa dei costi troppo elevati, sono spesso inaccessibili alla stragrande maggioranza della popolazione.

Le conseguenze però sono catastrofiche: da un lato, i farmaci contraffatti mietono migliaia di vittime, soprattutto tra i bambini, e dall’altro sono uno dei mezzi con cui i gruppi terroristici producono indotto dal momento che la filiera di distribuzione e commercio dei finti medicinali è gestita da organizzazioni criminali legate in modo orizzontale alle sigle del terrorismo africano. Un tragedia, questa, che si somma a un’altra difficoltà legata al mondo dei medicinali in Africa. A causa della mancanza di elettricità e infrastrutture, in molte regioni sub sahariane sono quotidiani i problemi legati al trasporto e alla conservazione dei farmaci. Mancanza della catena del freddo, distribuzione di compresse scadute, difficile reperibilità dei prodotti e incompetenza nella somministrazione dei dosaggi sono da decenni un dramma contro cui il mondo medico e scientifico internazionale sta cercando di combattere. Ora però tutto è aggravato dalla circolazione dei “farmaci killer“, una problematica che ha già visto mobilitarsi le massime autorità di diversi Paesi africani.

Il 17 e il 18 gennaio a Lomè, in Togo, si è svolto un summit che ha visto i leder di ben sette Stati: Togo, Repubblica popolare del Congo, Gambia, Ghana, Niger, Uganda e Senegal, discutere della questione, firmare una dichiarazione politica e un accordo giuridico che impegna le nazioni a rafforzare le indagini, inasprire le pene e a lavorare in modo sinergico per cercare di combattere il traffico dei finti farmaci. Le condanne per chi viene accusato di commercio di medicinali illeciti, adesso, prevedono una pena minima di dieci anni di detenzione e. inoltre, l’accordo di Lomè impegna i Paesi firmatari a far rispettare, sottoscrivendoli, altri due importantissimi trattati in materia di contraffazione medica e salute pubblica, nello specifico la Medicine Convention e la Convenzione di Palermo.

Il presidente del Togo, Faure Gnassingbé, ha espresso ottimismo auspicando che l’iniziativa possa coinvolgere anche altri paesi africani, oltre la comunità internazionale, e sulla questione dei finti medicinali si è così espresso: “I finti medicinali sono stati spesso, e erroneamente, considerati una violazione del diritto di proprietà intellettuale, e non un crimine. Ora le cose sono cambiate e il fatto che la giurisprudenza si sia impegnata nella lotta contro questo crimine serve da deterrente per molti trafficanti”. Durante il summit Jean Louis Bruguiere, un avvocato francese noto per il suo lavoro nella lotta al terrorismo, ha fatto luce sul fatto che il traffico di medicinali falsi è due volte più redditizio di quello della droga, degli uomini e delle armi e che oggi, nella fascia saeheliana, le rotte che venivano utilizzate per il trasporto di stupefacenti e armi, sono diventate le autostrade che permettono il trasporto di finte pillole e compresse dalle coste del Mediterraneo sino a sud dell’Equatore

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il business dei farmaci contraffatti si stima intorno ai 200 miliardi di dollari all’anno. Un commercio che tocca 128 Paesi, di cui ben il 42% nell’Africa subsahariana. E per rendersi conto di come questo nuovo mercato stia travolgendo le nazioni al disotto del Sahara basta prendere in considerazione il fatto che nel 2018 in Costa d’Avorio, Guinea Bissau, Liberia e Sierra Leone sono state sequestrate 19 tonnellate di medicinali contraffatti, nel 2019, in Costa d’Avorio, sono state intercettate 12 tonnellate di farmaci provenienti dal Ghana e poi occorre ricordare che l’ Interpol con l’operazione Pangea, nel 2018, ha sequestrato 10 milioni di unità falsificate, e con l’operazione Heera, in Africa occidentale, di unità, ne ha sequestrate 95.800 il cui valore complessivo si stimava essere di 3,8 milioni di dollari.

Una battaglia lunga difficile ma estremamente necessaria quella contro i ”fake drug” e per comprendere i danni che il traffico illecito di finti medicinali sta provocando nel continente africano basta passare in rassegna alcuni dati presentati nell’inchiesta realizzata sull’argomento dalla giornalista Giusy Baioni. Nel suo articolo l’autrice scrive che nel giugno 2012, in Angola, fu sequestrato un carico di 1,4 milioni di barattoli di false compresse di antimalarici composte da fosfato di calcio, acidi grassi, colorante giallo e senza alcun principio attivo; e nel 2015, in tutta l’Africa sub-sahariana, proprio a causa di antimalarici di cattiva qualità, sono morti 122 mila bambini. In Niger fra il 2017 e il 2019, si sono avute diverse epidemie di meningite che hanno provocato 358 morti e molti dei lotti di vaccini contro il meningococco distribuiti si è scoperto poi essere falsi. L’anno scorso, sempre in Niger, mentre il governo lanciava una campagna di vaccinazione contro la meningite per immunizzare sei milioni di bambini, parallelamente le forze dell’ordine scoprivano che era stato immesso nel Paese un carico importante di vaccini anti meningococco falsi ed estremamente pericolosi.

 

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