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Le guardie rosse di Maduro PDF Stampa E-mail
Scritto da insideover.com   
Mercoledì 26 Febbraio 2020 00:14


Contro la criminalità e al contempo per schiacciare le opposizioni

Nel 2017, il governo venezuelano di Nicolas Maduro creò una branca speciale all’interno delle proprie forze di polizia con lo scopo di eliminare la piaga della droga dalle periferie più povere del Paese. Uomini mascherati e vestiti di scuro, dall’identità segreta e che operano coperti dalla profonda notte e dalla scarsa illuminazione dei quartieri più degradati del Venezuela. Per alcuni criminali, per altri protettori, per altri ancora, dei fantasmi.
In quasi quattro anni l’operato delle Faes (Forze armate speciali) è stato oggetto di critiche dalle opposizioni – che hanno visto in loro uno strumento del terrore di Maduro – a causa del loro metodo d’azione che richiamerebbe in modo preoccupante  agli squadroni della morte delle favelas brasiliane. D’altro canto però l’operato delle forze armate è stato difeso ripetutamente dal governo e dai sostenitori della repressione della piaga della droga, con il fenomeno contrastato che sarebbe diminuito sensibilmente negli ultimi anni. L’unico dato certo, stando a quanto riportato da The Guardian, è il numero delle unità impiegate: 1.300. Con una media tra i quattro e i sei omicidi a testa negli ultimi due anni.

Le accuse agli agenti delle forze speciali
Come riporta l’agenzia di stampa Reuters, le accuse che sarebbero state avanzate dagli osservatori internazionali, dagli organi di stampa e dall’ambasciata virtuale americana del Venezuela sarebbero gravissime: si parla di omicidio premeditato, torture ed esecuzioni sommarie nei confronti delle vittime. Stando alla posizione dell’opposizione del Venezuela, il braccio dell’arma avrebbe una natura illegale in quanto scavalcherebbe il regolare percorso dei processi, essendo le azioni mirate all’eliminazione dei criminali – o presunti tali – senza passare dal percorso giudiziario.
Le vittime sono principalmente i giovani, che secondo le fonti governative si sarebbero avvicinati al mercato della droga scegliendo un percorso irreversibile. E sebbene le Faes non abbiano il compito primario di uccidere, le difficili condizioni delle periferie lo rende necessario nella quasi totalità delle occasioni, creando una crepa inconciliabile con la popolazione. Secondo le opposizioni, infatti, la sicurezza della popolazione non sarebbe garantita, con l’unico risultato di seminare terrore tra le persone per perseguire i piani di controllo governativi di Maduro.

Da forza speciale a squadrone della morte
Stando a quanto delineato dalle fonti internazionali, lo scenario delle periferie venezuelane appare un territorio di guerra, con la costante contrapposizione tra gang criminali e squadroni della morte. Quest’ultimi che, però, nel loro operato non si limiterebbero alla sola caccia ai malviventi: cercherebbero infatti di stanare ogni possibile oppositore al governo di Maduro. E sarebbe proprio la durezza con cui vengono trattati questi ultimi che avrebbe provocato la triste fama per la quale sono note nel Paese le Faes.
Scorrendo le testimonianze, come riportato dal The Guardian, la prima immagine che viene in mente è quella delle favelas brasiliane. Anche in questo caso, il modus operandi sarebbe pressoché lo stesso: rapido, definitivo e sfruttando le ombre della notte per incutere la maggiore delle paure possibili.
Nonostante la tesi non abbia trovato né conferma né smentita da parte delle fonti governative, si vocifera che buona parte degli agenti delle forze speciali fossero ex criminali: motivo che spiegherebbe la particolare crudeltà con il quale vengono portate avanti le rappresaglie sulla popolazione. Tuttavia non è un segreto come la carenza di personale e la mancanza di candidati all’altezza abbia obbligato le forze locali ad abbassare il proprio standard di reclutamento, rendendo la versione assolutamente credibile anche in virtù delle testimonianze degli ex agenti in pensione.

“Le Faes sono necessarie per il bene del Paese”
Secondo il governo di Caracas, le Faes – insieme alle altre forze sul territorio – sarebbero essenziali per il mantenimento della sicurezza all’interno dei confini del Paese e sarebbero inoltre l’unica arma contro il crimine ed il traffico di stupefacenti. Come evidenziato dalla testata giornalistica venezuelana UltimasNoticias il modo in cui hanno condotto le proprie azioni ha sortito il giusto effetto, limitando il numero dei fenomeni legati al contrabbando ed allo spaccio nel Paese. In questa situazione sarebbero proprio i duri attacchi subiti ad evidenziare nel modo più assoluto il loro successo, sottolineando come l’interesse che hanno sollevato nell’opinione pubblica mondiale non sia altro che un tentativo di screditare il lavoro svolto dalle forze dell’ordine. Le stesse critiche subite da parte dell’opposizione di Juan Guaidò sarebbero da inquadrare in questo contesto nel tentativo di trovare appoggio dalla criminalità organizzata per sovvertire il governo costituito di Maduro.
La necessità di riportare l’ordine nelle periferie inoltre prevaricherebbe sul modo in cui vengono portate a termine le azioni, con i numeri dei decessi che sono considerati esagerati da parte delle autorità governative. Inoltre, le forze arruolate all’interno del braccio speciale sono tenute a rispettare la legge del Paese e da parte di Caracas non sono state rilevate violazioni nello svolgimento del loro operato.
Tuttavia, il numero delle vittime delle Faes dal 2017 ad oggi supera le 7mila unità. Nel panorama del Venezuela e nel difficile momento storico che sta attraversando appare difficile come tale dato contempli solamente gli esponenti delle gang criminali del Paese. In uno scenario che, ancora una volta, getta molte ombre sul governo di Maduro ed aumenta le sensazioni riguardo a come l’istituzione dell’unità speciale rientrasse in uno specifico programma di disseminazione del terrore.

 

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